Overkill

                                                                                                              The Wings of the War

                                                                                                              Nuclear Blast Records

                                                                                                              www.wreckingcrew.com

 

 

La propensione assalitrice e battagliera della band statunitense non viene mai meno. La chitarra aggressiva e la voce virulenta s’intrecciano fra loro magistralmente in una netta ringhiosa durezza, risultando un lavoro spaccaossa. In passato qualche basso, ma qui siamo fortemente in alto.La prima traccia “LAST MAN STANDING” inizia con un intro pesante di avanzamento bellico, poi si scatena una valanga veloce che non lascia scampo. La ritmica cadenzata di “BELIEVE IN THE FIGHT” invece accende la voglia di saltare e il ritornello fa venire la voglia di cantare.

Queste due sono già ottime song, ma il meglio viene al centro del disco con quattro piccoli capolavori che superano questo tal inizio di fuoco. “DISTORSION” e “A MOTHER’S PRAYER” sono i due momenti più velenosi: la prima leggermente raffinata, per merito sia dell’inizio acustico, ma anche per l’insieme meno irruento e per la sua aria atmosferica; la seconda invece, forse la migliore dell’album, appare maggiormente tagliente e pesante, con un incedere cruento tra la sezione ritmica dinamica e la chitarra mordace. E’ proprio quest’ultima canzone a testimoniare che lo Speed è l’antenato appena precedente del Thrash, assomigliando allo stile eclettico dei canadesi Anvil. Assolutamente accostabile a questo terzetto la seducente “WHERE FEW DARE TO WALK”, dal riff corposo che affonda in una densità un po’ più scura del resto del disco; molto intrigante e vicina al modo di Mustaine di concepire il metal.  Del tutto diversa l’estroversa “WELCOME TO THE GARDEN STATE” che invece esalta l’estetica punk con grande divertimento; è un episodio che rallegra e fa impazzire le membra, adatta al pogo più sfrenato, e non è realizzato nella riduttività formale, anzi è ricca di passaggi e suoni, rendendo piuttosto elegante l’energia che il punk regala.

E’ un pezzo che fa capire a tutti gli adolescenti che il vero punk non è proprio quello dei  Green Day; senza niente togliere ai Green, questo degli Overkill è bello tosto e maschio. I rimanenti brani sono da considerare minori ma non scadenti, solo che appaiono meno personali, magari un po’ canonici. Tra di essi va segnalato, a livello educativo, il lineare “Hole in my Soul” in quanto esprime l’essenza base del Thrash originale, quello che i primi Metallica suonavano. Guidati con sicurezza dalla voce roca, le linee melodiche appaiono ficcanti grazie al fatto che non sono mai scontate o piatte. La ricerca di ritornelli funzionanti e di cambiamenti di tonalità, di cori virili, di urla o di inserti accentati, riesce a rendere molto vario l’ascolto. Senza contare poi la qualità del guitarwork, che soprattutto nei giri riffici, disdegna spesso le cose troppo semplici senza però far diventare cerebrale la struttura. La sei corde solista è tagliente, non invade comunque troppo il territorio degli altri comparti, contribuendo solo a quella vena elettrica necessaria all’insieme.

Il batterista è nuovo e suona con grinta come a voler dimostrare di essere stata la scelta giusta. E’ vero che si tratta di Thrash, ma a volte siamo vicini allo Speed che precedette il genere, ed ad un Heavy Metal  alla Accept, cosa che la voce simile a quella di Udo, fa notare ancora di più. Non appare alcuna falsità nel suono, è davvero una avventura adrenalinica, fiera nello spirito e decisa nella sua attuazione. Un ottimo full-lenght, un ottimo bel vivere, e, accidenti, pur essendo alla loro diciottesima opera dal 1985, gli Overkill sembrano crederci ancora. E’ questa, una uscita tutta intrisa di umori Rock, e se volete aggiungervi una bella birra, non stonerete con l’atmosfera che viene elargita.

Roberto Sky Latini

01.  Last Man Standing

02.  Believe in the Fight

03.  Head of a Pin

04.  Bat Shit Crazy

05.  Distortion

06.  A Mother’s Prayer

07.  Welcome to the Garden State

08.  Where Few Dare to Walk

09.  Out on the Road-Kill

10.  Hole in My Soul

 

Bobby “Blitz” Ellsworth - vocals

Dave Linsk – lead guitars (lead)

Derek “The Skull” Tailer - rhythm guitars

D.D. Verni - bass

Jason Bittner - Drums 

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