Avantasia

                                                                                                             Moonglow

                                                                                                             Nuclear Blast

                                                                                                             www.tobiassammet.com

 

 

Il Metal contemporaneo riesce a creare entità diversificate che in qualche modo possono rappresentare icone che si elevano sulla massa. Ci riesce con protagonisti esuberanti che hanno la capacità di essere continuativi e caparbi nella loro esistenza. Tobias Sammett è uno di questi personaggi carismatici che vogliono credere esista l’arte nonostante la miriade di lavori prodotti ogni anno in questa era di digitalizzazione facile, disponibile a chiunque voglia realizzare un disco. E così si ficca in una nuova avventura targata Avantasia. Sammett aveva detto che non voleva continuare a far rivivere tale sua creatura, ma si è ricreduto e spontaneamente, quasi in automatico, come racconta lui, l’estro creativo si è messo in moto, ispirandogli linfa vitale. Come al solito ospiti illustri e visione aerea della musica.

Non è un disco perfetto, alcuni passaggi appaiono già sentiti. Due brani poi non sono così eccitanti e parlo della leggera “Lavender” in cui il mitico Bob Catley non apporta la bellezza interpretativa che invece versava nelle canzoni dei passati dischi degli Avantasia. E poi parlo della commerciale title-track “Moonglow” che nel ritornello quasi plagia “Storytime” dei Nightwish (2011). Ma tra le altre song di sostanza vi sono splendide lucentezze. Molto espressiva risulta “BOOK OF SHALLOWS”, senza assolo, ma con grande enfasi vocale dei cantanti ospitati, tra cui spicca l’arrembante Mille Petrozza. Più canonica ma energica e precisa nella sua struttura la brillante “STARLIGHT”.

Tra tutte le voci stavolta vince il raffinatissimo Geoff Tate che conquista con la sua fascinazione d’altri tempi, prima nella suadente soffice ”INVINCIBLE”, ricordando i Queensryche di “Promised Land” (1994) con la sua passione malinconica, e poi con la cadenzata e più moderna “ALCHEMY”, la quale risulta davvero sopraffina in un cantato che non si risparmia. L’altra succosa sostanza da assaporare è il Power-brano REQUIEM FOR A DREAM, di oltre sei minuti, dove la bella voce del solito super Kiske (davvero super) rende la pienezza del sound ancor più pregnante, e decidere se la cosa migliore dell’album è questa o “ALCHEMY” è difficile. Non è invece il miglior pezzo ma si può considerare l’anima dell’opera perché lo rappresenta bene ed è concettualmente il più Avantasia,

l’episodio d’apertura “Ghost in the Moon” che in quasi dieci minuti concentra l’essenza del progetto; è quello più teatrale, stile musical, che ha molti legami con quello che era il modo d’intendere questo tipo di rock in Meat Loaf. Se Meat Loaf avesse avuto bisogno di qualcuno ora, Sammett poteva essere, a buon sentire, il nuovo Jim Steinman (e non è la prima volta che si possa dire ciò). Troviamo anche del Folk-Metal in “The Raven Child” che suona dolce in modo elegante. La cover “Maniac” è forse un inutile di più, ma l’arrangiamento è ottimo e val la pena di ascoltarla.

E’ un album corale, in linea con la fluidità e le ampie spazialità dei vecchi lavori degli Avantasia. Le vocalità virtuose dei vari partecipanti non mette in secondo piano la bravura di Sammett anche se talvolta diverte ascoltare gli ospiti piuttosto che lui. Tastiere dosate sapientemente, chitarra a giusto gradiente elettrico e basso caloroso; sarà stato pure tutto molto spontaneo, ma come al solito Sammett è attentissimo a sporzionare tutto nel migliore dei modi. Gli Avantasia sono ormai leggenda dalla storia corposa. Sammett, bohémien del Metal, è ormai nell’empireo e anche senza essere originalissimo sa afferrare la musa che gli permette di cucire abiti sonori con l’attitudine di uno sguardo artistico emozionale.

Roberto Sky Latini

 

01.  Ghost in the Moon

02.  Book of Shallows                      (H.Kursch; R.Atkins; J.Lande; M.Petrozza)

03.  Moonglow                                 (C.Night)

04.  The Raven Child                        (H.Kursch; J.LAnde)

05.  Starlight                                     (R.Atkins)

06.  Invincible                                   (G.Tate)

07.  Alchemy                                     (G.Tate)

08.  The Piper at the Gates of dawn  (G.Tate; R.Atkins; E.Martin; J.Lande; B.Catley)

09.  Lavender                                    (B.Catley)

10.  Requiem for a Dream                 (M.Kiske)

11.  Maniac                                       (E.Martin)

12.  Heart

Tobias Sammett – vocals / keyboards / bass

Sascha Paeth – guitar / bass

Michael Rodenberg – keyboards / piano

Felix Bohnke - drums

 

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