Rhapsody Of Fire

                                                                                                 The eighth mountain

                                                                                                 AFM records

                                                                                                 www.rhapsodyoffire.com

 

 

Archiviata la coverizzazione di se stessa con l’album “Legendary Years” del 2017, raccolta che doveva introdurre il cambio di cantante, questa volta la band incombe con una bordata potente, in un lavoro tutto votato al Power più bombastico. In effetti le prime tre tracce (quelle dopo l’intro), ottime peraltro, sono un attacco frontale teso a scaricare sull’ascoltatore il metal più estroversamente frenetico, e anche in seguito l’ascolto pone l’arrembaggio come essenza principale.

Appunto le tre tracce Power che rompono il ghiaccio sono una terna incisiva. “SEVEN HEROIC DEEDS” è adrenalina di stampo tradizionalissimo eppure efficace. “MASTER OF PIECE” mantiene la tensione metallica allo stesso livello e però si adorna di un ritornello melodico ancora più affascinante ed emotivamente malinconico; qui si sente la mancanza di un assolo chitarristico pungente, ma nel cantato c’è una pausa di quattro note taglienti e veloci della chitarra ritmica, che, pur essendo un attimo ripetuto solo tre volte nella song, è un colpo di genio estetico che fa venire i brividi, piccoli segni di una classe innata. Più tonicamente Heavy “RAIN OF FURY”, scelta anche per il video, che contiene un assolo di quelli virtuosi che uno si aspetta senza trovate strane ma netto ed esaltante. Meno dura “WHITE WIZARD”, introdotta e sostenuta da tappeto soave di tastiere, cadenzata e pulita, il cui valore è tutto in una linea melodica passionale, capace di far chiudere gli occhi dal piacere.

L’imponente “TALES OF A HERO’S FATE” si conclude con la voce narrante dell’attore Christopher Lee, riesumando per l’occasione una registrazione antecedente al 2015 (anno della sua morte). Questi brani citati sono l’apice, ma è tutto comunque bello, a partire dalla folk “Warrior Heart” che possiede un ritornello fasciante e sentitamente accattivante. Se qualche momento appare minore è per melodie più canoniche, non certo per gli arrangiamenti sempre resi con attenta frizzante generosità; è quello che succede in “The Courage to forgive” o nella suite di circa 9 minuti “March against the Tyrant”, pur quest’ultima cantata con carattere e dotata anche di irruenza. C’è uno stile Malmsteeiano nella chitarra di “Clash of Times”; c’è l’allegria luccicante in “The Legend goes on” come se i Gamma Ray si mettessero a fare Symphonic Metal,  e c’è la ballata alla Manowar di “The Wind, the Rain and the Moon”. Ma ogni cosa è maschia ed enfatica in senso positivo.

Ogni filo sonoro con cui è intrecciata quest’opera rientra nel classicissimo tenore del gruppo, già da anni ben sperimentato. Ma la riuscita è come al solito di alto livello, con ancora più energia se possibile. Il nuovo singer è bravo, ma non riesce a tenere testa al mitico Fabio Lione che fu (e che continua a migliorarsi nei brasileri Angra). Le tastiere sono magistralmente adoperate, ma il leader tastierista lascia spazio alla chitarra senza la quale i Rhapsody perderebbero forza, e così vengono lasciati riff muscolari e pennate di fiamma. Le punteggiature acustiche sono sufficientemente disseminate, ma nell’insieme sono preferite le maestose iperboli. Le vecchie suggestioni di questo combo però ci sono tutte, scartando qualsiasi ipotesi di rinnovamento, che l’unica novità è lasciata alla diversa ugola. Se si ha l’ispirazione artistica di tal fatta, riproporsi nella propria essenza senza cercare evoluzioni, è facile riuscire bene (facile per parlare dei Rhapsody è forse un termine improprio). La qualità è intrinseca alla verve compositiva di questa band italiana, non per niente è tra le realtà tricolore più apprezzate all’estero. La magnificenza sinfonica permane inalterata e ricca di raffinata cura emozionale. Visioni cinematiche, avventure battagliere, epiche incursioni e regale maestria: niente di più, niente di meno.

Roberto Sky Latini

01.  Abyss of Pain

02.  Seven heroic Deeds

03.  Master of Peace

04.  Rain of Fury

05.  White Wizard

06.  Warrior Heart

07.  The Courage to forgive

08.  March against the Tyrant

09.  Clash of Times

01.  The Legend goes on

02.  The Wind, the Rain and the Moon

03.  Tales of a Hero’s Fate

 

Giacomo Voli – vocals

Roby De Micheli – guitars

Alex Staropoli – keyboards

Alessandro sala - bass

Manu Lottner - drums

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