Rival Sons

                                                                                                 Feral Roots

                                                                                                 Atlantic

                                                                                               www.rivalsons.com

 

 

La band in questione è una di quelle che sa gestire i suoni e curare le espressioni. Ma in questo loro sesto album il mestiere spesso supera l’ispirazione che, alla fin fine, non è moltissima. Qui non si trovano pezzi irresistibili, né l’umore seduttivo che tale tipo di musica pretende. Se aggiungiamo che non vi è molta partecipazione emotiva, e che nelle parti solistiche della chitarra non viene fuori il range virtuosistico di grande respiro, necessario nel rockblues, dobbiamo concludere che seppur con un certo tasso di bontà, tale lavoro non soddisfa i palati più fini.

Quattro ottime song, poi molti buoni episodi, ma niente che emerga vistosamente. “DO YOUR WORST” è potente e sinuosa, Led Zeppeliniana come da tradizione, quasi però plagiando i riff di “America” dei Motorhead. “SUGAR ON THE BONE” si impone con determinazione, oscillando tra durezza e ritornello semisoffice. In entrambi questi primi due brani, si dà l’idea di un inizio tonicamente ficcante. Poi troviamo la bellezza dolce di “ALL DIRECTIONS” con il suono di flauto e la vocalizzazione elegiaca che ci portano agli anni a cavallo tra sessanta e settanta, e dopo l’arrivo del riffing hard si va verso un enfatico crescendo finale che emoziona. L’altra bella traccia è “END OF FOREVER”, un po’ alla Foo Fighters, allontanandosi leggermente dalla cifra stilistica antica, ed è una delle situazioni meglio riuscite del disco, dove si respira la bontà che essi avevano fatto intendere nei dischi passati.

La criticità è ben sintetizzabile nella terza traccia “Back in the Woods” dove tutto appare ben strutturato ma che, nonostante l’estetica sistemata come si deve, si percepisce freddezza da compitino secchione. A poco serve l’acusticità e la ritmica alla Led Zeppelin di “Look away”, dato che non possiede vibrazioni accentate ma solo lo standard classico; buona song per carità, ma non giustifica il gran successo dei Rival Sons; anche gli Europe oggi suonano questo sound, ma lo fanno con più passione. Buona l’atmosfera della title-track Feral Roots, ponendosi alla stessa stregua del bluesman Joe Bonamassa, il quale però di solito aggiunge una perfetta esecuzione delle volute chitarristiche, mentre qui si passa oltre, dimenticandosene. Al termine c’è una rotonda esternazione gospel con “Shooting Stars”, ben riuscita ma non esaltante.

La sonorità è solo parzialmente retrò, anzi non è possibile considerare gli statunitensi Rival Sons una band vintage. Ma stavolta la cosa non li premia. Ci troviamo di fronte ad un full-lenght che non accenna ad elettriche esaltazioni, anche quando è più duro, e quindi non offre quell’emozione che ci si attenderebbe. La batteria segue sì, lo stile di Bonham, ma senza nemmeno raggiungere la metà di quella verve. Tornando alla performance della sei corde, va sottolineata la povertà solista, rivelando non solo la carenza tecnica, ma anche l’eccessiva semplicità, come se il guitar-man non avesse voglia di spendersi o fosse in assenza di ispirazione.  Non è un album caldissimo, c’è il Rock, c’è il Blues, ma non il calore che ne dovrebbe derivare; e pare voler avere una forma di accessibilità a tutti i costi. Diciamo che non si osa, si rende invece un prodotto commerciale nel senso più lineare possibile. Sembrano aver perso un po’ di genuinità. Essere diventati famosi in dieci anni di onorata carriera non li ha esortati a impegnarsi, anzi, forse potremmo parlare di flessione compositiva o di allontanamento dalla carnalità sonora, o di semplice riposo sugli allori.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Do Your Worst

02.  Sugar On the Bone

03.  Back in the Woods

04.  Look Away

05.  Feral Roots

06.  Too Bad

07.  Stood by Me

08.  Imperial Joy

09.  All Directions

10.  End of Forever

11.  Shooting Stars

 

Jay Buchanan – vocals

Scott Holiday– guitars

Dave Beste – bass

Mike Miley – drums

 

 

 

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