Within Temptation

                                                                                                Resist

                                                                                                Spinefarm Records

                                                                                               www.resist-temptation.com

 

 

Per problemi organizzativi o tecnici l’album degli olandesi Within che doveva uscire nel 2018 è invece stato pubblicato nel 2019. Nulla di male visto che per tutto l’anno sarà considerato attuale. Non volevo ascoltarlo perché dopo due album scadenti la band non aveva fatto autocritica, ed era già stato annunciato che il nuovo avrebbe seguito la stessa concezione. Ma se il cd lo prende tuo figlio, tu una ascoltatina te la fai, tanto per essere sicuro di avere ragione.

E infatti ecco che il nuovo album non smentisce la direzione intrapresa coi due precedenti, anzi, questo dei tre è il peggiore. In fondo “The Unforgivin” del 2011 era riuscito a entrare nel senso commerciale con una forte capacità di impatto, e senza eccessive flessioni verso l’ordinario; già “Hydra” del 2014 denunciò invece una carenza di carattere, ma si salvava da un voto troppo basso grazie ad alcune buone parti. La china discendente ha oggi forse concluso il suo viaggio, confermando l’incapacità a reagire, che viene coperta con frasi che vorrebbero farci credere si tratti di una scelta artistica, mentre appare una totale scomparsa di ispirazione.

“ENDLESS WAR”, grazie alla sua enfatica malinconia, riesce a risultare una song ascoltabile. Anche RAISE YOUR BANNER” non è male, mandandoci una traccia che può dirsi metal, e fortuna che c’è anche un assolo di chitarra a rendere la cosa più efficace. Esce dai canoni classificabili il brano “FIRELIGHT” che, ispirata allo stile fascinoso di Kate Bush, appare in effetti un pezzo suadentemente riuscito. La cadenza più metallica si trova nell’ultima traccia “TROPHY HUNTER” che poteva essere meglio arrangiata e poteva contenere un po’ di virtuosismo, cosa che qui, ma anche nel resto dell’album, viene accuratamente evitata.

Certo è, che quando ti raggiunge “Supernova” ti accorgi che i tuoi timori sono fondati e ti domandi perché continui a rimanere con questa musica nelle orecchie; un brano pop con suoni mezzi elettronici, poca fantasia e linea melodica banale, e a nulla serve il coro maschile epico inseritoci che non riesce a sollevarlo dal nulla, mi sembra poco ficcante anche per essere Pop, e per giunta la nenia si dilunga per quasi 6 minuti. Se “Supernova” è la canzone peggiore del full-lenght, non è che la finta gotica “Holy Ground”; la melensa “In Vain” e l’infantile “Mercy Mirror” siano molto meglio. L’unico brano catchy pop-rock minimamente funzionante è “My World”, anche se è tristezza per chi amava l’arte alta dei loro vecchi album.

Non è soltanto il viraggio troppo commerciale a uccidere i Within Temptation, in effetti si può essere bravi anche nell’essere mainstream, ma è anche il songwriting a risolversi in povertà espressiva. Non è un disco da bocciare, ma il voto è appena sufficiente. Persino gli arrangiamenti troppo plasticosi, e la tecnica strumentale troppo semplice (voce compresa), vogliono darci un prodotto che regga solo con fruitori poco esigenti.

Possiamo parlare di rock più che di metal, ma anche il rock è diluito in maniera da perdere carica e significato. Nonostante alcuni categorizzassero il gruppo come Symphonic Metal, la verità è che essi sinfonici non lo sono mai stati se non sfumatamente in qualche episodio della loro carriera. La band è sempre stata prettamente Gothic e in questo lavoro per metà lo è, con una cifra stilistica che però guarda al goticismo degli americani Evanescence senza riuscire a stare al loro livello. Per l’altra metà si gioca ad essere easy-listening ma anche qui fallendo nella portanza compositiva. Addio grandi respiri, addio ampie visioni, addio potenza, addio dolce soavità, addio raffinatezza, addio arte, addio Whitin Temptation. Li abbiamo persi.

Roberto Sky Latini

01.  The Reckoning - vocal guest: Jacoby Shaddix (Papa Roach)

02.  Endless War

03.  Raise your Banner - vocal guest: Anders Fridèn (In Flames)

04.  Supernova

05.  Holy Ground

06.  In Vain

07.  Firelight - vocal guest: Jasper Steverlinck

08.  Mad World

09.  Mercy Mirror

10.  Trophy Hunter

Sharon Den Adel – vocals

Robert Westholt – guitars

Ruud Jolie – guitars

Stefan Helleblad – guitars

 

Martijin Spierenburg – keyboards

Jeroen Van Veen – bass

Mike Coolen - drums

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