Riot Horse

                                                                                              Cold Hearted Woman

                                                                                              Metalville

                                                                                             www.facebook.com/riothorseofficial

 

 

Non esiste più lo scorrere del tempo nel rock duro. Ormai esistono scene in relazione al genere suonato. Le mode in passato hanno segnato anche un po’ del regno metal, nonostante esso sia stato meno soggetto a ciò rispetto ad altri tipi di musica (vedi il pop); attualmente possiamo dire che invece le mode non esistono più in questo settore. C’è piuttosto una ricerca che i gruppi singolarmente fanno per trovare la propria identità individuale. Eppure non c’è staticità nel panorama perché le variazioni stilistiche continuano a punteggiare l’ambiente metallico. A volte qualcosa si mescola, ma altrettante volte si ripercorrono antichi sentieri. Naturalmente c’è chi lo fa con una riuscita media o mediocre, ma c’è anche chi sa rileggere l’antico sfarzo nel modo più incisivo e qualitativo possibile, spesso anche con personalità.

Rifugge la modernità questa band svedese con la sua anima retrò, senza per questo esprimersi banalmente, anzi, i pezzi hanno gusto e piglio suadente. Un HardRock-blues gravido di umori densi.Già alla prima traccia, la title track “COLD HEARTED WOMAN”, si denuncia una attitudine  rivolta all’era d’oro del rock; la stessa cosa succede nella più orecchiabile “MOVING OUT OF TOWN” (che ricorda la modalità espressiva di Joe Bonamassa). Il pezzo più interessante è “GLAD TO CAME” dalla doppia voce, dove i giri Led Zeppeliniani e il ritornello hanno quel qualcosa in più; qui vige anche un po’ di psichedelia rarefatta che aumenta il sentore di fascino. In senso più duro, nonostante le parti soft, incide “SHADOW OF THE MOON” esprimendo maggior personalità rispetto all’insieme del full-lenght. La più dura di tutte è però “DAMNED WHISKEY” con la sua verve dinamicamente sporca, anche se la seconda parte diventa polverosa e introspettiva prima dell’esplosione finale. “FEEL MY LOVE” è un rock funkeggiato molto vintage che dà l’ultima spallata elettrica del disco, concludendolo. Certo, “My only Woman” e “Down on your Knees” sono piuttosto standard, però hanno il merito di non annoiare.

La band non ha nessuna voglia di spingere sull’acceleratore, ma predilige la classicità dal ritmo blues più caldo, senza per questo evitare l’uso della chitarra elettrica che miagola e si strugge, anche se essa interviene meno esuberante negli assoli. La limitazione degli assoli non fa comprendere bene se abbiano maggiore potenziale in tal senso o se soltanto sia stata una scelta legata al voler rimanere nella struttura della song. Nulla si inventa e nulla si distrugge, ma in questo lavoro nemmeno si trasforma, solo che il risultato è di ineccepibile livello (un po’ come per il Rock-Blues del già citato Bonamassa). America sudista e blues anglo-americano si incontrano per regalare un viaggio atmosferico che sa accarezzare e anche dare tono alle vibrazioni di pelle. Molto spesso c’è quell’attitudine che ricorda il modello hard-blues impostato nel ’69 dai Led Zeppelin. Il tasso Hard Rock è netto anche se la sua durezza è variabile fra brano e brano. Solo due album con questo dal 2014, eppure sembra di ascoltare una band con sale in zucca, in grado di esprimere al meglio il genere che suonano, forse con la necessità di migliorare, appunto, negli assoli. Non possiamo non notare il pregio notevole dello spirito verace e onesto dei pezzi, e sono molti i momenti di godimento.

 

Roberto Sky Latini

01. Cold Hearted Woman
02. Moving Out of Town
03. My Only Woman
04. Glad You Came
05. Shadow of the Moon
06. Damn Whiskey
07. Your Love Is Gone
08. Down On Your Knees
09. Feel My Love


Andreas Sydow – vocals
Nille Schüttman – guitar
Joacim Sandin – bass
Jonas Langebro – drum
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