Flotsam And Jetsam

                                                                                             The End Of Chaos

                                                                                             AFM Records

                                                                                             www.flotsam-and-jetsam.com

 

 

Tra gli album che aprono il nuovo anno, ecco il tredicesimo dei Flotsam & Jetsam dal 1986, che arremba il 2019 con una intensità degna della pesantezza metal. Dopo i Big Four four del Thrash, questa band si pone subito dopo nella storia musicale, insieme ai Testament, per valore e testardaggine. Come al solito, insieme alla durezza, si infila un certo tasso di raffinatezza, sebbene stavolta si voli più verso l’aggressività che verso arie atmosferiche.

“CONTROL” è una mina di fulminea deflagrazione, dal ritmo sostenuto e dalla cattiveria pura dove, anche se il ritornello non è claustrofobico ma aperto, l’energia non viene mai meno; probabilmente il pezzo più bello. Altro pezzo d’acciaio è “PREPARE TO CHAOS” a ritmo cadenzato, meno scatenato ma con una carica decisa e potente. “UNWELCOME SURPRISE” è uno di quegli episodi che ti trascina nel gorgo della velocità senza tanti complimenti e tu non puoi che lasciarti trascinare. Stessa accelerazione nella traccia finale “THE END” in  modo più lineare, dove però il ritornello è lirico e passionale. “GOOD OR BAD”, senza essere troppo cerebrale, amplia il songwriting in maniera enfatica nella visione che alla band ben si confà, e il brano sembra più lungo dei suoi 3’55” proprio perché meno basilare. Spiragli più vicini all’Heavy Metal sono posti qua e là come in “Recover” o nella cavalcante e divertente “Demolition Man”. “Architects of Hate” è tutta Thrash, ma i riff ricordano alcuni svolazzi alla Judas Priest. Sette tracce sono brevi sotto i 4 minuti e ciò rende il disco più diretto del solito per la cifra stilistica dei nostri. Impossibile trovare momenti di stanca, quindi l’assenza di filler ne fa un disco ottimo, che rimarrà alto in classifica anche a fine anno.

La voce è in grado di creare melodie pur nella graniticità senza compromessi. A volte essa può offrire tipicità alla Iron Maiden o alla Queensryche, data la capacità di farsi introspettiva o epica, lasciando da parte a volte l’irruenza troppo urlata; ciò rende più variegato e interessante l’insieme che in questo gruppo è una caratteristica importante e personalizzante. Io vedo una abilità compositiva dei F&J più panoramica, rispetto ai Testament che sono più compressi e monolitici. La sezione ritmica è possente; dal lato delle pelli il batterista è cronometrico e scatenato, dal lato bassistico c’è pienezza ed elaborazione d’intarsio, davvero interessante. Anche la chitarra ritmica è una robusta tessitura adrenalitica. La chitarra solista è tagliente al punto giusto, con dentro anche parti sfumate di melodia, ma è più canonica di quello che ci si aspetterebbe, rimanendo comunque alta la sensazione di ascoltare bellezza estetica. L’essenza del disco è la compattezza pur nella molteplicità di input, rendendo il full-lenght solido qualitativamente.

Se l’album “The Cold” del 2010 dava in pasto all’ascoltatore una certa eleganza concettuale, qui si predilige l’assalto fiammeggiante con alcune interessanti punte di ferocia. Chiunque ami il metallo incontaminato, quello suonato meglio e interpretato al top, troverà in questo lavoro le classiche gesta fameliche del miglior guerriero borchie e catene. Un gran bel full-lenght. Tipicamente metal la copertina, ma comunque bella nella sua non originalità (l’iconico mostro in mezzo al mare). Considerando la carriera dei Flotsam & Jetsam, essi non hanno mai fatto dischi di basso livello come può essere successo per esempio, ai Megadeth. E questo qui è tra le cose più belle fatte dal Thrash. 

Roberto Sky Latini

 

01. Prisoner Of Time

02. Control

03. Recover

04. Prepare For Chaos

05. Slowly Insane

06. Architects Of Hate

07. Demolition Man

08. Unwelcome Surprise

09. Snake Eye

10. Survive

11. Good Or Bad

12. The End

 

Eric A.K Knutson – vocals

Michael Spencer – bass

Steve Conley – guitar

Michael Gilbert – guitars

Ken Mary – drums    

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