Ibridoma

                                                                                                               City of Ruins

                                                                                                               Punishment 18

                                                                                                                          www.ibridoma.com

 

 

Gli italiani Ibridoma hanno un’anima. In effetti non si abbandonano alla prima melodia che viene loro in mente, ma cercano sempre di fuggire le idee scontate. Si denota una ricerca di linea vocale che non sia scontata; questo appare come amore per la musica che fanno, testimoniando la loro rockitudine.“SADNESS COMES” è una song che preferisce un tono introspettivo, anche se a differenza del titolo, sottolinea più una scura atmosfera rude che la tristezza nominata. Molto ficcante e dura “EVIL WIND”, ma anche fluida nel suo scorrere così che, pur nella ritmica pesante, determina una certa ariosità.

Anche “T.F.U.” è incalzante, ma più solare. La lingua italiana è un vezzo che il gruppo si dà in “Di nuovo Inverno”, riuscendo bene nella cosa per il fascino che ne emerge. Un accenno di italiano anche nella title-track, in una frase finale; “City of Ruins” vive di uno stile che si rifà parzialmente ai Cranberries, sicuramente senza volerlo, ma emanando un certa attrazione, del resto non è un brano molto roccioso ed è l’unico pezzo dove si percepisce un po’ di indecisione nel cantato, ma comunque funzionando senza comprometterne l’essenza.

Traccia lineare, cadenzata e ballabile alla AC/DC, e riffica alla Saxon, è “Angels of War” che sottolinea il lato divertente e rock’n’roll della band, anche se non si tratta di song leggera. “MY NIGHTMARES” è un brano che alterna il muro riffico ad un ritornello morbido, ma cerca uno spirito più evocativo e straniante. “Fragile” scorre senza annoiare anche nella netta semplicità.

Brano minore “Terminator”, sebbene sia piacevolmente ascoltabile, dove gli Ibridoma cercano di essere più cattivi, riuscendoci come piglio accentato, ma purtroppo in una song troppo povera come songwriting anche per colpa della brevità, per un pezzo che dà l’idea di doversi sviluppare ulteriormente, e invece lasciando come in una attesa non soddisfatta. La luce in fondo al tunnel atmosferico viene soffusa con la tenerezza limpida dell’acustica “I’m broken”; forse qualche hardmetaller arriccerà il naso poco convinto, ma alla fine dell’ascolto di questa traccia finale, si rimane con una bella sensazione. Pure lei appare come una song dei Cranberries, ma a me i Cranberries sono sempre piaciuti molto.

La sonorità degli Ibridoma è sempre a metà strada tra Heavy Metal classico e tecnica moderna. Strumentalmente la band ricorda spesso Judas, MetalChurch e altri combo tradizionalmente Heavy, preferendone però il lato semplice rispetto all’eccessiva elaborazione di songwriting. Sempre brani tra i 3 e i 4 minuti eccetto due (che superano il quarto minuto di pochi secondi), come una scelta per essere diretti; attitudine giusta per i live. La sezione ritmica è efficacissima. Rispetto al passato intravedo una crescita compositiva, una visione più completa, con finalmente un pizzico di parte solista chitarristica in più, da considerare meno tirchia del passato; e sebbene gli assoli non siano irresistibili regalano un tocco di classe che nei dischi precedenti mancava. La musica degli Ibridoma sembra sempre strutturata per averli gli assoli. La tonalità acuta del cantante ancora una volta vede la sua espressività farsi sentita e toccante. I riff sono più cupi del solito e le strofe cercano una solidità più esplicita rispetto ai vecchi dischi dove la ricerca di elaborazione sfumava verso  minore compattezza. Nessuna canzone alla velocità Power, però una bella ritmica, ben tenuta ed energica. La loro storia è costellata di ottimi brani, ma qui c’è una omogeneità funzionale globale che mantiene tutto l’album a livello qualitativo. Dopo quattro full-lenght dal 2010, questo quinto disco può essere considerato maturo facendo della band  una certezza del panorama nazionale nostrano, degno dei palchi stranieri.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Sadness Comes

02.  Evil Wind

03.  T.F.U.

04.  Di nuovo Inverno

05.  City of Ruins

06.  Angels of War

07.  My Nightmares

08.  Fragile

09.  Terminator

10.  I’m broken

 

Christian Bartolacci – vocals

Marco Vitali – guitars

Sebastiano Ciccalè – guitars

Leonardo Ciccarelli – bass

Alessandro Morroni - drums

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