La Coscienza di Zeno

                                                                                        Una vita migliore

                                                                                        AMS Records

                                                                                        www.facebook.com/lacoscienzadizeno.ge 

 

 

Quarto album in studio per il gruppo genovese di rock progressivo “La coscienza di Zeno” che esce a tre anni di distanza dal disco precedente intitolato “La notte anche di giorno” rilasciato nel 2015. Questo nuovo lavoro dal titolo “Una vita migliore” pubblicato nel 2018 è anche impreziosito da una apprezzabile copertina disegnata molto bene. Il disco si apre con un lungo brano strumentale “Lobe iste calabu” che inizia con la chitarra classica in arpeggio, quasi subito contrappuntata dal pianoforte e a seguire accompagnata magistralmente dal violino. L’atmosfera è gioiosa e bucolica con una vena di malinconia.

Il brano si snoda piacevole e orecchiabile avvolgendo l’ascoltatore in un mantello sonoro. Velate risonanze in stile jazz fanno capolino qua e là durante lo svolgimento musicale, subito riassorbite e placate dalla melodia principale che si fa sempre più classicheggiante. Arriva un flauto che si prende la scena per qualche attimo, immediatamente contrastato da chitarra elettrica e basso che gli rubano il palcoscenico. Il brano diventa eclettico, continua a cambiare stile, strumenti e cadenza in una sorta di battaglia musicale. Finale con le tastiere in piacevole assolo che si alternano alla chitarra elettrica sempre ben contrappuntata dal basso. Un inizio senza dubbio interessante per questo nuovo disco della band ligure. Segue “Il posto delle fragole” canzone di oltre otto minuti che immagino sia ispirata, almeno nel titolo, al grande film del maestro Ingmar Bergman. Si parte con le tastiere in dialogo serrato col pianoforte che prende il sopravvento e ci conduce piacevolmente verso la parte cantata. Chitarra elettrica in sottofondo a sostenere la linea vocale. Parte centrale con assolo di tastiere, ben sorrette dalla sezione ritmica di basso e batteria, che lasciano poi il posto alla chitarra elettrica che si produce in un gradevole assolo. Seconda parte cantata, supportata da tastiere e chitarra che ci porta fino al termine della traccia. Canzone delicata e intimista.

“Danza ferma” è una ballata agreste e bucolica con cadenze di musica medioevale. Ricorda a tratti alcuni brani della stagione più fiorente di Angelo Branduardi quando ci faceva sognare con i suoi brani improntati sulle ballate dei menestrelli e dei cortigiani. Cambio improvviso di ritmo, le tastiere si velocizzano e iniziano a svisare sempre più spesso. Il brano assume cadenze moderne catapultandosi nella nostra epoca. La musica si fa avvolgente e sempre più sinfonica con l’arrivo di diversi strumenti sia a corda che a fiato. Parte finale sempre in chiave agreste per quanto riguarda la melodia, ma quasi epico per la sua potenza musicale, prima della ultima porzione cantata che ci conduce verso il finale della canzone. “Mordo la lingua” è un brano lento e cadenzato, caratterizzato da assoli di chitarra elettrica che si intersecano alle parti cantate.

Tutto supportato dalle tastiere che creano un background sonoro potente. Cambio di ritmo. La canzone si velocizza, le tastiere aumentano di intensità e dialogano con la chitarra. Il brano si apre, arriva un assolo di tastiere e poi il basso in evidenza a contrappuntare la parte cantata. “L’aspettativa del bimbo scuro” è un brano che inizia in stile jazz con una traccia di basso a dettarne la linea e gli strumenti a fiato che dialogano tra loro. Procede in stile progressive con una parabola musicale molto suggestiva, scandita da un ottimo riff di basso e di tastiere. Dal punto di vista armonico uno dei brani migliori dell’intero disco. Parte centrale lenta e scandita da arpeggi di chitarra classica che fanno da base a interventi di strumenti a corda e a fiato. Ancora una trasformazione, con tastiere in evidenza, per ritornare alla melodia della parte cantata che ci sospinge verso il finale della traccia che presenta ancora diversi cambi di ritmo, numerosi assoli e cavalcate musicali.

Segue la title track dell’album “Una vita migliore” dalla considerevole durata di oltre dodici minuti. Inizio potente e ritmato con percussioni, batteria e chitarra elettrica che sfocia in un ottimo riff di basso a dettare sapientemente la cadenza della canzone. Prima sezione della parte cantata. Cambio totale di ritmo e di linea musicale. Atmosfere progressive anni settanta con svisate di tastiere e massiccio utilizzo del suono vibrato. Breve passaggio di pianoforte e poi si riparte ancora energicamente con tutti gli strumenti e la chitarra elettrica in assolo a salire di velocità. Una canzone veramente eclettica con decine di cambi di linea musicale. Molto difficoltosa da seguire, deve essere ascoltata decine di volte per essere assimilata e metabolizzata. Una prova di stile per La coscienza di Zeno, forse per mettere in risalto le grandi qualità tecniche dei componenti del gruppo che si muove liberamente e agevolmente tra innumerevoli orientamenti musicali. Il disco si conclude con un breve brano strumentale “Vico del Giglio” caratterizzato da strumenti a fiato che dialogano e si intersecano tra loro a creare una composizione classicheggiante, che sfocia in un assolo di tastiere a riprendere la linea melodica inziale più volte con piccole e continue variazioni, come se il brano si riavvolgesse su se stesso illimitatamente. 

Un disco interessante con pezzi a tratti complessi che necessitano di diversi ascolti per essere totalmente metabolizzati. Le atmosfere tendono, a volte, a ripetersi tra un brano e l’altro ma ci sono anche parecchie variazioni e commistioni tra generi diversi. Troviamo alcuni riferimenti ai classici del progressive italiano degli anni settanta come BMS, PFM e Locanda delle fate, ma il sound ha una freschezza moderna e peculiarità originali che lo rendono riconoscibile. Si osserva, infatti, una certa maturità musicale da parte della band che spazia facilmente tra vari generi miscelandoli tra loro. Da ascoltare più volte con attenzione, possibilmente in cuffia se si desidera coglierne le sfumature, ma anche in automobile mentre si parte per un lungo viaggio in modo da potere assimilare i brani ascoltandoli più volte, magari sul calare della sera mentre il sole tramonta e la notte sale per accompagnarti nel tuo lungo cammino. 

Pierluigi Daglio 

 

01.Lobe iste calabu

02.Il posto delle fragole

3.Danza ferma

04.Mordo la lingua

05.L’aspettativa del bimbo scuro

06.Una vita migliore

07.Vico del Giglio

 

Alessio Calandriello - vocals

Gabriele Guidi Colombi - bass

Andrea Orlando -  drums, percussion

Stefano Agnini - keyboards

Gianluca Origone - guitars

Luca Scherani - keyboards

Special Guest:

Martina Saladino - vocals

Fausto Sidri - vocals, percussion

Marco Callegari - trumpet

Sylvia Trabucco - first violin

Alice Nappi - second violin

Joanne Roan - flute

Gaetano Galli -  oboe

Edmondo Romano - soprano sax

Melissa Del Lucchese - cello

Daniela Piras - flute

Davide Corso - sax

 

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