Metal Church

                                                                                                             Damned If You Do

                                                                                                             Nuclear Blast

                                                                                                            www.metalchurchofficial.com 

 

 

Forse non tutti sanno che la città di Seattle prima di dare i natali ad una delle scene rock più iconiche di sempre era stata in passato la culla che ospitò i vagiti di una delle band seminali dell’Heavy a stelle e strisce.I Metal Church pubblicarono tra il 1984 ed il 1991 alcuni dei migliori lavori metal degli anni ottanta, tra cui l’iconico ed immenso ‘The Dark’(1986) vera e propria pietra miliare del genere.

Purtroppo la prematura e mai troppo compianta scomparsa di David Wayne , ugola oscura e maligna della band fu per i nostri un difficile periodo sonoro di transizione che portò all’incerto lavoro ‘This present wasteland’.Ripresa la rotta con gli ottimi capitoli successivi della discografia, i Metal Church si presentano alla fine di questo 2018 con un album grintoso e convincente.

‘Damned if you do’ si apre con la title-track, un brano serrato ed energico sorretto da un riff granitico e potente, degno dei grandi capolavori del passato. Anche il coro che sostiene la canzone fornisce una nuova linfa sonora e sorprende rispetto a ciò che notoriamente il combo statunitense ci ha abituato a sentire nella sua discografia. 

Le successive "The Black Things" e "By the Numbers" continuano con il ritmo solido, questa volta con un'aura più malvagia e ultraterrena che ricorda non poco i  Savatage di ‘Sirens’.Il riffing costante di Kurdt Vanderhoof e Rick Van Zandt e la voce di Howe (qui novello Jon Oliva) rendono i brani speciali. La macchina del riff non si ferma mai ed entrambe le tracce sono costruite magistralmente per essere pompose, magniloquenti e piene di attitudine. Purtroppo ci si accorge sin da subito che il lavoro fatto in fase di produzione non ha giovato alla sezione ritmica, davvero mortificata.

Batteria e basso sono davvero settate ai minimi termini e svilite in maniera davvero imbarazzante.‘Guillottine’ corre forsennata incontro alla lama del boia, grazie al magistrale lavoro orchestrato dalle due chitarre."Out of Balance" distrugge, cancella e mette completamente in imbarazzo ogni altra canzone rilasciata dai Metal Church dal 1991 in poi.

Ha così tanta potenza di fuoco, ed è talmente forte che persino la produzione incapace non è sufficiente a sminuirne la brutale aggressività. Un rullo compressore che si attesta essere uno dei migliori momenti dell'eredità di Howe dal suo ritorno. Sperando nel futuro in una produzione migliore e più ispirata possiamo dare il ‘Bentornati’ ai Metal Church. 

INVICTUS

 

01. Damned If You Do

02. The Black Things

03. By The Numbers

04. Revolution Underway

05. Guillotine

06. Rot Away

07. Into The Fold

08. Monkey Finger

09. Out Of Balance

10. The War Electric

 

Mike Howe – vocals

Kurdt Vanderhoof – guitar

Rick van Zandt – guitar

Steve Unger – bass

Stet Howland – drums

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