Delain

                                                                      The Human contradiction

                                                                      Napalm Records

                                                                      www.delain.nl

 

 

 

Quando è giusto, è giusto. Stavolta la costola dei Within Temptation supera la band madre (costola perché i Delain nascono dal tastierista Westerholt quando lasciò i Within). La band ha realizzato l’album di livello, quello che vale quanto i migliori gruppi metal del campo gotico. Ogni song è azzeccata per riff, per linea melodica e per pathos interpretativo, con arrangiamenti rinforzati e d’impatto.

Si parte subito in intensità con le prime due tracce fortemente drammatiche, sia l’apripista atmosferica “Here come the volture” che “Your body is a battleground”, più rock e dura. Tutto il resto che viene è minore, ma è così alto l’inizio che anche le seguenti song donano molta sostanza. “Stardust”; “My masquerade” e “Lullaby” giocano con un ritmo cadenzato apparendo più orecchiabili e dirette, ma rispetto all’orecchiabilità commerciale dei  Within si percepisce più aggressività e compattezza.

Cosa dire? E’ merito della crescita di una band che non usciva dal brodo primordiale di un genere piuttosto inflazionato, o è demerito dei Within temptation che gli ultimi due dischi sono calati d’intensità e di songwriting? No, il merito dei Delain c’è tutto poiché paragonando questo all’ultimo loro lavoro del 2012 “We are the others” si nota subito la grande differenza di sostanza. C’è sempre una bella cadenza di groove, ciò si nota anche in pezzi meno significativi, per quanto eleganti, come “Tell me, Mechanist” che possiede una riffica ribassata molto ficcante. Il goticismo è spesso permeato da un filo di leggero sinfonismo, e il cantato in growl, ben poco, è utilizzato solo dove davvero può dare valore aggiunto. Qualcosa viene da ispirazioni Nightwishiane come avviene in “Sing to me” che in questo è molto poco originale, sia nella tipologia di rifframa, sia nel duetto tra voce femminile e maschile in verità molto appropriato, sia nell’attitudine, ed infatti è l’unica song davvero sinfonica. Con uno dei momenti migliori del disco, “Army of dolls”, si sta a metà tra l’orecchiabilità commerciale e l’afflato ammaliante che sta come ponte centrale e che cambia la song verso un tratto più rarefatto. Estremamente affascinante “The tragedy of the Commons” che tocca dolcezza e solennità inframmezzata da attimi ruvidi. E naturalmente una ballata, “Scarlet” a donare anche un funzionante respiro elegiaco, classico nella verve del Gothic Metal, e strano che non abbia trovato posto nell’edizione base dell’album che è assolutamente all’altezza del resto.

Per i messaggi delle liriche, la band si ispira al romanzo di Octavia Butlers. L’oggetto è la differenza tra le persone che porta allo scontro quindi all’opposizione distruttiva; cosa che pone in contraddizione l’azione umana con il proprio bene, agendo per ottenere risultati positivi e invece creando negatività. In questa ricerca di testi impegnati, i Delain si avvicinano all’attitudine dei conterranei Epica i quali anch’essi elaborano concetti di tal forma.

L’olanda impazza, che quest’anno 2014 sono usciti i tre gruppi principali di metal gothic-symphonic. La difficoltà è rimanere ai livelli del passato: i Within Temptation non ci sono riusciti che di fronte a Epica e Delain impallidiscono (naturalmente neanche i Delain possono toccare il cielo degli Epica). Non ci credevo, ed invece ora abbiamo un nuovo gruppo di valore. Per me di loro ora esiste solo questa opera; se non li conoscevate, lasciate perdere gli altri tre album e approcciatevi a loro con  “The human contradiction”.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Here come the volture

02.  Your body is a battleground

03.  Stardust

04.  My masquerade

05.  Tell me, Mechanist

06.  Sing to me

07.  Army of dolls

08.  Lullaby

09.  The tragedy of the Commons

10.  Scarlet (bonus track)

11.  Don’t let go (bonus track)

 

Charlotte Wessels-vocals

Timo somers-guitars

Otto Schimmelpenninck Van Der Oije-bass

Martijn Westerholt-keyboards

Sander Zoer-drums





 

 

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