UDO

                                                                                                              Steelfactory

                                                                                                              AFM Records

                                                                                                              www.udo-online.de

 

 

Naturalmente con Udo impattiamo in un album d’acciaio, eppure di lega levigata; in effetti si tratta di brani strutturalmente semplici formati in modo essenziale da strofa-ritornello-assolo, fluidi e lineari; direi basici. Niente di nuovo sul fronte teutonico, ma la solita certezza Heavy Metal di tipo classico del cantante dall’ugola acida. Sedicesimo album dal 1987, scevro di fronzoli e dal suono compatto. L’ex-Accept Dirkschneider è nato a Solingen, la città germanica dell’acciaio, e la sua musica non può che  essere questa; la conferma viene da una copertina che illustra una fonderia d’acciaieria.

“TONGUE REAPER” è robusta e regala una rotonda aggressività speed. Ci sono altre due Power song scorrevolissime, di cui una asciutta ed efficace quale è “ERASER”, ma in questo lavoro si prediligono i tempi cadenzati e ballabili come nella fresca e dinamica “MAKE THE MOVIE”. Per muovere su e giù la testa vi sono ben più di un brano, e tra i migliori va sottolineato “RAISE THE GAME” con la sua sensazione orientaleggiante. Da questo si evince una attitudine alla AC/DC che limita i tempi veloci standardizzandoli un po’. In effetti la sezione ritmica degli UDO difficilmente si butta in rullate fuori schema o cambi di ritmo variegati.

Alcuni pezzi come “In the Heat of the Night” o più allegramente come “What a Hell of the Night”, cercano una orecchiabilità commerciale che però non cade mai nella melodia smielata, anche perché il timbro vocale del singer non lo permetterebbe. Il ritmo più rallentato, espresso in middle-time, si trova nella scura “Keeper of my Soul” e in “One Night One Soul” che vuole trovare la coralità da pubblico, adatta ad un live. Un po’ di ironia non guasta mai, ed ecco la sfumatura epica di “Blood on Fire” che fa ridere per il giro di tango tratto dal famoso pezzo “La Cumparsita” del 1915, qui coverizzato ritmicamente nella fase di assolo.

All’inizio carriera gli Accept prendevano molto dagli AC/DC e anche qui c’è qualcosa di loro, in particolare con “Hungry and Angry”, sintomo specifico di un clima generale che cerca di ribadire il passato più che cercare personalità. L’unico episodio davvero particolare è “ROSE IN THE DESERT” che contiene un alito introspettivo e un pathos più sentito. Il disco termina con la ballata “The Way”, dal giusto peso heavy, non è una stranezza per Udo, anche considerando la carriera con gli Accept, ed infatti gli è venuta bene.

Un metallaro vero ama i clichè tradizionali e ben venga il metal quadrato simile a quello degli Accept con la stessa iconografia di sempre. L’importante è svolgere bene il compito, come fa Udo, senza nessuna indecisione. Le pelli non offrono sorprese e macinano 4/4 essenziali e rigorosi. Belli gli assoli chitarristici, ma magari sarebbe stato meglio ampliarne la portata. La raschiosa ugola non può avere una grande estensione, quindi i soliti cori pompati servono a dare tono, espediente che non verrà mai abbandonato visto che contribuiscono alla bellezza delle composizioni. Nell’insieme le song appaiono più luminose che negli ultimi lavori precedenti. La ricetta eseguita è quella standard e soddisfa i fan dal lato delle sicurezze.

Udo ribadisce se stesso, in quanto innovatore ha fatto già la sua brava parte anni fa, in quel ruolo che gli si riconosce con gli Accept; oggi c’è solo da vivere tranquillamente la propria dura intransigenza metal, così come peraltro fanno gli stessi Accept senza di lui (forse con un minimo di valore in più). Ciò porta ad avere qualche filler, cosa a cui contribuisce anche il numero elevato di tracce (quattordici). Però un metal kid scafato trova qui la facile fruibilità, e la trova sempre dentro l’alveo del puro metal, per cui non vi sono critiche particolari da fare, semmai la serenità di ascoltare qualcosa che ci è familiare.

 

Roberto Sky Latini

 

01.   Tongue Reaper

02.   Make the Move

03.   Keeper of my Soul

04.   In the Heat of the Night

05.   Raise the Game

06.   Blood on Fire

07.   Rising High

08.   Hungry and Angry

09.   One Heart One Soul

10.   Pictures in my Dreams

11.   A Bite Of Evil

12.   Eraser

13.  Rose In The Desert

14.  The Way

 

Udo Dirkschneider – vocals
Andrey Smirnov – guitars
Fitty Wienhold – bass
Sven Dirkschneider – drums


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