Helion Prime

                                                                                                   Terror of the Cybernetic Space Monster

                                                                                                   AFM

                                                                                                   www.helionprimemetal.com

 

Aspettavo con ansia il second album di questa band canadese che mi aveva colpito favorevolmente due anni fa. Il loro Power-Metal, oggi molto più vicino a quello italiano di Labyrinth e Vision Divine, aveva quel guizzo fresco della gioventù ma anche una vena ispirata di personalità. Oggi siamo ad un disco più ricercato del precedente, ma anche più potente; anche lì c’erano brani all’altezza di questi ma in numero minore, come per esempio la splendida “The Drake Equation” e soprattutto la corale “In the Black Hole”. In realtà mi dispiace soprattutto il cambio di cantante, visto che ero rimasto attratto dalla voce femminile di Heather Michele, non virtuosa ma interessante come timbro. Eppure è stato un bene perché il nuovo singer (cipriota) è di grande talento. Il tema lirico è ancora una volta fantascientifico.

La rotonda “A KING IS BORN” traccia già la linea raffinata dell’intero lavoro anche se la durezza emerge meglio dopo. Anzi, arriva subito di seguito, con la scura “BURY THE SUN” che intensifica i toni attraverso una cavalcata da battaglia. La miglior traccia “ATLAS OBSCURA” ricerca ambientazione seriosa e carattere deciso, regalando un pezzo intelligente. Elegante “HUMAN CONDITION” che è la traccia più vicina al disco del 2016 grazie ai cori eseguiti in quello stesso modo, e anche per questo ha quell’eguale fascino.

Il 4/4 veloce e irrefrenabile imperversa con “Urth”, semplice e diretto,  tipico pezzo classicamente inteso, nel modo tradizionale di sentire il Power-metal , quindi brano minore ma di impatto. Invece chiamare minore la ballata “Spectrum” è troppo, perché la sua bellezza emotiva è alta, quindi può essere solo una questione di gusti. Anche “Silent Skies”, aperta e fluidamente tenace, come la lunga titletrack-suite “Terror of the Cybernetic Space Monster”, le annovero tra le song minori ma per altri appassionati potrebbero stare benissimo tra le migliori, è molto sfumato il limite della valutazione. Parlare di composizioni minori qui è quasi una bestemmia. Appunto la traccia finale di oltre diciassette minuti è notevole per valore, mai dispersiva e costruita con l’attenzione di rimanere sempre desti, tra morbidezze e graniticità epiche. Anche da questo ultimo elemento si evince la grandeur a cui aspira la band.

Molta melodicità per linee vocali spesso aiutate da ficcanti cori, come nel primo full-lenght, ma meno presenti per lasciare libertà alla voce singola, in grado di cavarsela egregiamente sebbene talvolta inneschi piccole indecisioni (soprattutto in “Terror…” dove anche la cantante ospite non è perfetta). I chitarrismi apportano ricca enfasi, altrimenti a cosa sarebbe servito aggiungere un membro con la chitarra? Nella seicorde ritmica si esterna la solidità e in quella solista l’ampia visione atmosferica. La sezione ritmica è comunque massiccia tutta, con una batteria fulgidamente appesantita. In effetti la registrazione di questo disco è tecnicamente superiore a quella dell’altro. Un po’ di Sonata Arctica, un po’ di Stratovarius; un po’ di Italia, come detto sopra, ma anche un po’ di americanità Riot.

Un’opera che non è stata pensata come semplice sfogo appassionato, la scrittura infatti sembra voler cercare la vera qualità, come se il gruppo puntasse in alto per non passare inosservato. La qualità è indiscutibile e insegue il meglio del Power, apportando un influsso utile a rinverdire il genere, e se questo è il livello, la competizione sarà alla pari con le meglio compagini. Gli Helion Prime sono già un combo agguerrito, in un album senza filler, che può insegnare invece che imparare visto che questi musicisti sanno in che modo porsi in ogni passaggio e in ogni respiro compositivo.

Roberto Sky Latini

 

01.  Failed Hypothesis

02.  A King is born

03.  Bury the Sun

04.  Atlas Obscura

05.  Urth

06.  The Human Condition

07.  Spectrum

08.  Silent Skies

09.  Terror of the Cybernetic Space Monster - Guest: Brittney Hayes (Unleash The Archers)

Sozos Michael – vocals

Jason Ashcraft – rhythm guitar

Chad Anderson – lead guitar

Jeremy Steinhouse – bass

Alex Bosson – drums

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