Grave Digger

                                                                                                    The Living Dead

                                                                                                    Napalm Records

                                                                                                   www.grave-digger-clan.de

 

 

Un buon album non c’è che dire, anche se non vi sono zampate esemplari. E’ una tradizionale granitica muraglia heavy metal che sicuramente conforterà i numerosi fan. Dopo diciotto album dal 1984, è straordinario poter ancora comporre così.La partenza di “FEAR FOR THE LIVING DEAD” è decisamente fortunata, tempo cadenzato con ampiezza d’atmosfera e potenza sferragliante; peccato per il coro piratesco che rifà il verso alla parte chitarristica di accompagnamento all’assolo dei connazionali Accept in “Princess of the Dawn” del 1982.

Dopo essere passati per il brano minore, con ritornello piratesco, “Blade of the Immortal”, ma comunque piacevole, arriva la mazzata cattiva di “WHEN DEATH PASSES BY”, molto judasprietiana, che determina una bella salita dell’adrenalina e dove la chitarra solista fa una delle migliori figure, con sotto una ritmica alla Manowar. Uno degli apici è “SHADOW OF THE WARRIOR”, canzone che possiede una epicità metallica fornita di orecchiabilità felice nel ritornello; peccato anche qui un plagio, e precisamente il chitarrismo folk che riecheggia troppo pedissequamente quello di Gary Moore in “Over the Hills and far away” del 1987 (brano coverizzato poi dai Nightwish).

Non capisco perché si facciano questi stupidi errori; impossibile che questi musicisti non se ne siano accorti, e non sembrano nemmeno citazioni, per fortuna che è successo solo su due pezzi. Certamente poi vi sono giri riffici scontati come in “Hymn of the Damned” che però non penalizzano l’insieme. Strana la presenza di una bizzarra polka dentro “Zombie dance” che in realtà conserva una buona impronta hard and heavy; è una party song divertente. Divertente anche “Fist in your Face” alla Running Wild, con una rockenrolleggiante ritmica ballabile. Un altro momento particolare è la contrapposizione tra la muraglia sonora di “What War left behind” e l’assolo in esso contenuto che ne stempera la vigorìa con una pur deliziosa ariosità. La normalità rassicura, e infatti uno dei momenti migliori è il semplice Heavy di “GLORY OR GRAVE”, a dimostrazione del fatto che la bravura non deve per forza cercare di arrampicarsi sugli specchi.

La voce è sempre quella, se non piaceva non può piacere, se piaceva piacerà ancora. E’ un elemento distintivo della band, e pazienza se una ugola alla Halford avrebbe valorizzato meglio le composizioni: i teutonici Grave Digger sono e saranno sempre Chris Boltendahl. La chitarra ritmica è perfettamente oliata, ma quella solista non si dà molto da fare, e ciò non è molto consolante. Un lavoro non perfettamente sovrapponibile con quelli del passato, anzi, qui si amplia un po’ la varietà caratteriale; sempre però dentro un alveo classico. Non è sempre un metal durissimo, anzi, la ricerca di linee melodiche che rimangano in testa determina una migliore fruibilità rispetto a pesantezze di loro vecchi dischi, eppure c’è bisogno di più ascolti per entrare dentro quest’anima sonora. L’impegno della band non è stato uno sforzo di semplice mestiere, ma una attenta sensibilità a sfruttare più creativamente l’ispirazione. Nonostante alcune singole esuberanze meno consone alla band, il lavoro si dimostra perfettamente vero metal, quello che gli anni ottanta sdoganarono nel miglior modo e qui reso ancora in grado di colpire con un tosto diretto in faccia come il titolo dell’ottava traccia racconta. State sereni, il Metal di matrice Heavy non è morto.

Roberto Sky Latini

01. Fear of theliving dead

02.  Blade Of The Immortal

03.  When Death Passes By

04.  Shadow Of The Warrior

05.  The Power Of Metal

06.  Hymn of the Damned

07.  What War Left Behind

08.  Fist In Your Face

09.  Insane Pain

10.  Zombie Dance

11.  Glory Or Grave (bonus track)

Chris Boltendah - vocals
Axel Ritt - guitars
Marcus Kniep - keyboards
Jens Becker - bass
Stefan Arnold - drums

 

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione