Voivod

                                                                                                                     The Wake

                                                                                                                     Century Media Sony

                                                                                                                     www.voivod.net

 

 

Al quattordicesimo album dal 1984, la band canadese oggi non vive dentro il Thrash Metal se non per alcuni passaggi, ma predilige il progressive, gli anni settanta più algidi e alcune spruzzate jazz così come si spruzzava nei gruppi di più classica matrice Prog, appunto dei seventies. Il concept elaborato parla della necessità di svegliarsi dal torpore per attivarsi davvero nella vita, e la cosa è raccontata con elementi fantascientifici, spirituali e anche bellici .

“OBSOLETE BEING” fa partire subito l’album con una cadenza dal 4/4 diretto ed energico di una batteria che scorre come una power song dei Saxon. Il brano è solo parzialmente thrash ma fluisce comunque con una certa durezza e alla fine risulta uno dei migliori pezzi del lotto. Al quinto minuto e 54 secondi esso termina come si deve ma poi viene aggiunta una coda rarefatta che non vi si collega affatto, come fosse un interludio al pezzo successivo. L’atmosferica “The End of Dormancy”, cantata prima con un timbro alla David Bowie e poi con un timbro più roco, offre una espressività più ossessiva, con una chitarra inizialmente simil-jazzprog e successivamente metallica, infine il tutto si fa più introspettivo e suadente, costruendo nell’insieme una progressione dal filo conduttore che rende bene l’idea di una narrazione visiva.

L’inizio tagliente di “ORB CONFUSION” e il cantato più punk, regalano una traccia dinamica ed energica. L’esuberanza Thrash viene scolpita dalla bella “ICONSPIRACY” che però non manca anch’essa di soffiare arie spaziali alla maniera tipica dei Voivod. Altro thrashing sound è posto in “ALWAYS MOVING” che però immette galleggiamenti di bolle morbidose che vanno a creare una efficace incongruenza ed altri input descrittivi. “Event Horizon” è il pezzo più eclettico e leggermente schizzato che dà la giusta idea di un combo libero da schemi. La lunga suite di oltre 12 minuti rappresentata dalla conclusiva “Sonic Mycelium” è il momento che appare più debole del disco per la sua bassa omogeneità di fondo, nell’essere poco coesa, e quindi poco efficace nonostante le davvero varie belle idee che si susseguono; più un puzzle che una composizione organica.

L’ambientazione futurista, anche per i suoni, rimane marchio caratterizzante della band, e presenta una certa solidità di base non gravemente minata dall’esistenza di qualche disorganicità nel tessuto compositivo. Gli espedienti sonori inseriti nella trama appaiono logici al contesto ma non sempre messi a fuoco perfettamente. La band ha raccontato di essere partita prima dai testi per arrivare dopo alla musica, è per questo forse che non tutto è esaustivo, sebbene l’esperienza sembra abbia limato i difetti. I suoni non sono una novità stilistica, ma gli espedienti posseggono una notevole personalità e quindi si evidenzia una certa pregnanza dei contenuti musicali.

Per questa compagine, ormai di veterani, l’arte ha un significato alto e in questo modo essi si muovono, non percorrendo strade commerciali ma cercando sempre di scandagliare altri lidi, e naturalmente riuscendoci in modo coerente. La vera essenza di un lavoro così definito è prettamente Progressive, ed alcune volte tenta di accostarsi a eleganze Dream Theater, evitando di eccedere da quel lato. Un po’ di psichedelìa echeggia qua e là e colora le cose di sfumature KingCrimsoniane ed altri afflati del passato, talvolta abbandonando il metal. La perfezione non è di questo disco, ma si tratta comunque di un prodotto di alto livello e fatto per palati raffinati.

Roberto Sky Latini

01.  Obsolete Beings

02.  The End of Dormancy

03.  Orb Confusion

04.  Iconspiracy

05.  Spherical Perspective

06.  Event Horizon

07.  Always Moving

08.  Sonic Mycelium

Dennis “Snake” Belanger - vocals
Daniel “Chewy” Mongrain - guitar
Dominic “Rocky” Laroche - bass
Michel “Away” Langevin-  drums

 

 

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