Hardcore Superstar

                                                                                               You can’t kill Rock’n’Roll

                                                                                               Gain Music

                                                                                              www.hardcoresuperstar.com

 

 

Stavolta la band svedese di Street Metal ha estremizzato il suo gioco goliardico rincorrendo più i ritornelli che la forma seria della costruzione delle song. In qualche modo è stata coraggiosa, rischiando di allontanare i fan più legati a maggiore pregnanza nella costruzione del songwriting. Va bene il divertimento, ma stavolta siamo proprio all’enfasi circolare della incompletezza. Undici album con questo, e non è un flop, ma forse non è il massimo che ci si possa aspettare da un combo famoso come gli hardcore Superstar.

Il primo pezzo “ADHD” sarebbe azzeccatissimo, senonché è una mera ripetizione del ritornello e non va più in là. Quando le song hanno caratteristiche complete di brano classico, funzionano con più efficacia, e qui si possono segnalare la dura “ELECTRIC RIDER” piuttosto Tesla, con l’assolo fatto e finito come si deve, e “MY SANCTUARY” potentemente Aerosmith, scattante, forse la canzone migliore dell’album, anche se il finale sfumato è perdente. Luminosa anche “THE OTHERS” (sebbene è l’unica che contenga un po’ di oscurità, questa posta nel finale) che nella sua normalità è uno di quegli episodi che salva l’insieme.

Nella buona qualità si può infilare anche la ritmica marziale di “MEDICINE MAN”, anche se pare mancarvi una parte solistica che vi avrebbe figurato bene. Un brano minore come “Hit Me where It hurts” si fa troppo commerciale seguendo la scia Pop-Metal dei Def Leppard plastificati. E la titletrack “You can’t Kill my R’n’R” mescola Bon Jovi con la disco-rock di antica memoria, come fosse pensata per un singolo, ma i singoli ormai non hanno più senso di essere. “Have Mercy on Me” ci regala quell’Hard Rock allegro di fine anni settanta che ricorda il glam degli Sweet. Anche passi falsi, con la noiosa, ridondante, e per niente originale “Baboon”, che poteva pur mancare nella scaletta dell’album, in essa risulta decente solo l’assolo velocizzato.  E l’altro passo falso è la melensa “Goodbye” che non evolve mai, rimanendo un filler ripetitivo. La traccia finale “Useless Information” fa persino il verso ai Cheap Trick, il che fa sorridere visto che dagli Hardcore Superstar ci si aspetta maggior spinta sporcacciona.

Motley crue, Aerosmith; Bon Jovi; Def leppard; Sweet; Cheap Trick: troviamo di tutto un po’, per passare piacevoli ore tra birre e scatenamento frivolo. Pieno di orecchiabile frivolezza, il songwriting è piuttosto asciutto e povero. La produzione tecnica e la grande vocalità del singer danno l’impronta felice al lavoro, ma non sempre le cose decollano verso qualcosa di più sostanzioso. Assoli espressi al minimo; se i riff sono energici, se la voce è brillante, l’essenza contenutistica vacilla. Intendiamoci, il disco può non annoiare, e tra le cose musicali di più facile ascolto da realizzare, è un tentativo riuscito. Ma se devo scegliere potenziali hit, io personalmente preferisco album come quello attualmente uscito dei Kissin’Dynamite, che non costruiscono tutto solo sul ritornello. A dispetto del titolo, un disco come questo può ucciderlo il Rock’n’Roll, ciò che lo salva è la naturale attitudine dei musicisti in questione a creare le cose in modo frizzante e spontaneo.

“Sono solo Canzonette” diceva Bennato, e ancora prima i Rolling Stones cantavano “It’s only R’n’R”; e sì, in fondo ci piace, ma è pericoloso esagerare nel ridursi all’osso come fanno qui gli H.S. Potremmo dire che la band in questa sua essenzialità minimale è stata originale, ma talvolta ciò non si traduce in una forma esaustiva. Il merito oggi è di aver dato più elettricità ad una musica che ultimamente li aveva visti un po’ fiacchi, ma in fondo si rimane sulla stessa estetica, anzi, all’estetica si è data troppa importanza. Certo, l’anima è Rock’n’Roll, e ad un live questa musica si adatterebbe squisitamente, però ho una opinione migliore del genere Street Metal, che qui viene affrontato dal lato meno solido. I brani sono tutti potenzialmente buoni, ma quasi tutti sono carenti e pare che la band non sappia pensarla meglio.

 

Roberto Sky Latini

 

01. adhd

02.  Electric Rider

03.  My Sanctuary

04.  Hit Me When It Hurts

05.  YCKMRNR

06.  The Others

07.  Have Mercy on Me

08.  Never Cared from Robbery

09.  Baboon

10.  Bring the House Down

11.  Medicine Man

12.  Goodbye

13.  Useless Information

 

Jocke  - vocals

Vic Zino - guitars

Martin Sandvick - bass

Magnus “Adde” Andreasson - drums

 

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