Clutch

                                                                                                       Book of bad Decisions

                                                                                                      Wheatermaker Music

                                                                                                      www.pro-rock.com

 

 

Suoni grezzi e sporchi ma è solo una scelta stilistica per questo combo Stoner statunitense, del resto ogni suono è adeguatamente dosato e scelto. Giri chitarristici classici e riff familiari vengono gestiti con personale irriverenza, in una bella rotondità strutturale. La velocità dal 4/4 semplice non è nelle corde della band che predilige tempi medi o ritmiche meno lineari, anche se poi l’effetto generale è di grande fluidità compositiva, sia quando il ritornello è orecchiabile, sia quando invece esso è urlato.

Un brano come la intrigante “SPIRIT OF ‘76” è rock puro nonostante il suo soffice ritornello. Il basso guida le danze della title-track “BOOK OF BAD DECISIONS” che, con il suo riffing spezzato, suona alla Jimy Hendrix sia nel cantato che nell’assolo chitarristico. L’assolo migliore è performato dalla song “HOW TO SHAKE HAND” che nell’insieme è un pezzo di debordante energia Hard Rock. Nella distorsione generale viene inserito del Funk coi fiati in “In walks Barbarella”, interessante senza però decollare realmente, buona prova che rimane brano minore. A loro viene meglio il Rock’n’Roll, con la dinamica “VISION QUEST”, però con la irruenza ridondante del garage rock alla MC5.

E la divertente “A good Fire” risulta un ulteriore ancheggiamento Boogie. La tonalità vocale è quasi sempre alta, e quando canta bassa poi schizza su con punte improvvise afferrando, con focoso abbraccio, l’ascoltatore; la cosa è ben evidente in “EMILY DICKINSON” e anche nella finale “LORELEI”, ballata blues ruvida. Il ritmo ballabile di “SONIC CONSELOUR” e la sua cadenza cantata, il tutto vicino all’idea stilistica di “Walk this Way” degli Aerosmith, si ficca con efficacia nelle membra e le fa vibrare. Molto ficcante “H.B. IN CONTROL”, forse il pezzo più incandescente del lavoro, che non lascia adito a dubbi sull’americanità della band; americanità che emerge anche nella afosa “HOT BOTTOM FEEDER” e di cui piace l’adipe sonoro.

La seicorde non è virtuosa, infatti gli assoli sono poco elaborati sebbene possiedano un incisivo suono grasso. Ma la chitarra ritmica infila insistenti riff fascinosi uno dopo l’altro. L’ugola emana la  calda tonalità che ricorda i Buchman Turner Overdrive, e anche alcune song hanno quell’impostazione lì, anche se meno fruibili della band settantiana. Si riscontra pochissima psichedelìa; essendo essa solo accennata non fa testo. Nessuna concessione ad inglesismi puliti, il tutto è invece marchiato potentemente U.S.A., venato di anima Southern Blues maleducata, in qualche modo risalendo fino al protoHardRock senza che venga mai meno la durezza netta e chiara. Per fare una associazione con una realtà contemporanea, possiamo avvicinare i Clutch agli altrettanto americani Monster Magnet, per quel senso di cantautorato e di sudiciume rock molto umanizzato. L’essere Hard e l’essere ancorati a umori del passato non li fa divenire vintage, anzi, questi musicisti non si possono capire senza l’evoluzione avvenuta in certa parte del metal in questi ultimi trent’anni. Il loro spirito è maturo ma non vecchio, è lucida consapevolezza della realtà musicale dl momento. Dodici album dal 1993, con dischi di valore in cui si inserisce anche questo qui, ben congegnato e reso verace da una certa rusticità. Qualità che lascia soddisfatti senza venire toccati da brani invalidi, al contrario montando in crescendo col groove risoluto, pezzo dopo pezzo.

Roberto Sky Latini

01.  Gimme the Keys

02.  Spirito of ‘76

03.  Book of bad Decisions

04.  How to shake Hands

05.  In walks Barbarella

06.  Vision Quest

07.  Wird Times

08.  Emily Dickinson

09.  Sonic Conselour

10.  A good Fire

11.  Ghoul Wrangler

12.  H.B. is in Control

13.  Hot Bottom Feeder

14.  Paper& Strife

15.  Lorelei

Neil Fallon – vocals / guitar

Tim Sult – guitars

Dan Maines – bass

Jean-Paul Gaster – drums

 

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