Monstrosity

                                                                                                           The Passage of Existence

                                                                                                           Metal Blade

                                                                                                           www.facebook.com/MonstrosityOfficial

 

 

Rispetto al passato l’anima di questo combo statunitense è più nera lasciando che il Death sia solo una attitudine, il Black è preponderante. Tutto il lavoro è intriso di un gustoso songwriting ricco di passaggi, ma anche di contenuti emozionali. E’ la settima uscita, ma ben distaccata temporalmente dalla sesta del 2007, in un trascorso silenzio immane. Undici anni che, a questo punto, sembrano essere stati utili per rinascere rasentando la perfezione, la quale non riesce loro solo per un soffio.

“COSMIC PANDEMIA” è uno dei pezzi meno estremi ma l’ambientazione è comunque scura; un colpo da maestro dalla grande caratura artistica che usa vari giri chitarristici per veicolare una certa epicità. Pezzo fortemente connesso con la seconda traccia “Kingdom of Fire”, tanto da dare l’idea di una individualità unica, grazie ad una struttura dagli stessi suoni sebbene accelerando, però con una flessione valoriale che ne fa brano minore. Altro episodio potente è “SOLAR VACUUM” che possiede una grinta potente, e che presenta le più belle parti soliste dell’album nonostante sia un pezzo di soli tre minuti e 44 secondi.

Insistente nel suo incedere la velenosa “THE PROSELYGEIST” che gioca su un ritmo cadenzato più Thrash che Black con la sua bella trama riffica, e poi anche una certo cesellamento Heavy con l’assolo sinuoso che fa pensare alla NWOBHM, aprendosi verso un’ariosità che fa da contraltare al resto del brano; davvero una traccia notevole. Non c’è molto blasting in una opera come questa, ma poi arriva la corsa di “Eyes upon the Abyss” e allora bisogna lasciare che il tipico attacco frontale abbia sfogo, permettendo agli spiriti selvaggi di scapocciare. Stessa cosa si può dire per “CENTURY”, il cui slancio però risulta più atmosferico e creativo dell’altro pezzo, nonostante i soli 2 minuti e 10 secondi totali. L’unico momento un po’ anonimo, nonostante buoni spunti soprattutto solistici, è la traccia “Dark matter Invocation” perché non riesce ad alzare la tensione verso una intensità sufficiente. La conclusione dell’album viene fornita dalla minisuite “SLAVE TO EVERMORE” che trasuda oscura epicità, in un bellissimo enfatico sviluppo sonoro.

Tutti i comparti sono virtuosi e significativi. Non vi sono divagazioni inutili e la compattezza non  è appiattimento. Gli assoli chitarristici sono la cosa meno estrema di questo gruppo, non taglienti ma dal carisma elegante e raffinatamente melodico. Sezione ritmica comunicativa e variegata. La produzione è tecnicamente ben lavorata, ma la band suona senza eccessive effettazioni, facendosi amare per una strumentazione piuttosto classica.

La voce cavernosa è un bel gioiello, usata con dosi accurate dentro la struttura di ogni song, in modo da non apparire una noiosa colata lavica senza soluzione di continuità.  Il genere è suonato cattivo ma non rozzamente bestiale; non c’è forza bruta ma durezza studiata, senza però raffreddare l’espressività. Anzi, si vivono emozioni vere con afflato di musica vibrante, talvolta sfiorando l’attitudine Prog. E’ un continuo espandersi e contrarsi per una costruzione davvero dinamica, e però senza snaturare l’essenza dell’opera. Nella critica specializzata non c’è univocità nell’esaltare o abbattere i Monstrosity, sia nell’analizzare la loro carriera sia nella valutazione attuale, ma questo disco è uno dei punti fermi di quest’anno 2018, un capolavoro.

Roberto Sky Latini

01.  Cosmic Pandemia

02.  Kingdom of Fire

03.  Radiated

04.  Solar Vacuum

05.  The Proselygeist

06.  Maelstrom

07.  Eyes upon the Abyss

08.  Dark Matter Invocation

09.  The Hive

10.  Eternal Void

11.  Century

12.  Slaves to the Evermore

Mike Hrubovcak – vocals

Mark English – guitars

Matt Barnes – guitars

Michael Poggione – bass

Lee Harrison - drums

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