Perpetual Night

                                                                                            Anâtman

                                                                                            WormHoleDeath

                                                                                           www.facebook.com/PerpetualNight

 

 

Lunghe tracce o tracce mai troppo brevi, per questa opera mediamente estrema degli spagnoli Perpetual Night che esordiscono con un full-lenght dopo due ep. La più corta delle otto tracce è di 4’ e 43” e niente va tolto, caso mai aggiunto per operare picchi più energici, come una chitarra maggiormente virtuosa. Il senso generale è ottimo e porta ad ambientazioni dagli ampi spazi, ben descritti.

 

L’inizio soft della prima traccia “ANATMAN” si posa con seriosa malinconia e poi una splendida cavalcata epica irrompe con orgoglio sonoro. “WILD” può ottenere nettamente la nostra attenzione col suo riff dinamico e veloce, ma anche qui si trovano variazioni tra accelerazioni e rallentamenti cadenzati. “THE HOWLING” invece esce un po’ dai canoni vibrando di New Wave anni ottanta con alcune sue espressive sonorità, ma facendosi sentitamente Gothic-Metal ed eliminando il lato Death per farsi vicino al Pop (non in senso negativo), anche se permane l’escursione del Growl accanto al cantato pulito femminile, growling che però qui non modifica l’impostazione della canzone. La rarefatta “RAINDROPS” entra nelle ossa con brivido algico e qui il goticismo non è quello precedentemente suonato, ma si accosta a certo BlackMetal prog-melodico di più ficcante durezza, anche se le tastiere vi hanno la loro parte specifica. Il brano più veloce è “Unpronounced Words” e rende chiaro positivamente quanto il gruppo potrebbe fare con un pizzico di metallo abbordante in più. 

Un growl caldo, mai realmente cattivo, però tonico, sopra una raffinata distesa sonora che ha magiche atmosfere. Il drumming riesce a farsi sempre funzionale sottolineando bene i passaggi che in modo differente arredano il songwriting. Gli assoli ci sono e regalano momenti dal gusto forte, ma purtroppo danno l’idea di essere quantitativamente meno di quanto dovrebbero, e reputo sia stato un errore infatti non lasciar loro più spazio, dato che dove dove appaiono fanno bella mostra di sé, completando a dovere pezzi che ne necessitano l’esistenza; e ce n’era il bisogno anche dove non sono stati contemplati. Questa musica si può anche categorizzare come Melodic Death metal, sebbene a volte sia solo thrash o gothic e persino più classicamente Heavy Metal. Di certo le orecchiabilità non diventano mai leziose e stucchevoli fascicolazioni.

Ma possiamo pensare pure alla vicinanza con band come i norvegesi Enslaved, meno cerebralmente articolati di quanto siano quelli. Del resto il sound di quaesto combo è di chiara ispirazione scandinava. La band ha dalla sua una bravura stilistica, che se non dà l’idea di grande personalità, però sa costruire brani importanti e decisamente pregnanti. C’è emotività e c’è anche una tecnica padroneggiata dentro una vistosa facile fruibilità per chi è avvezzo al genere.  Creatività reale ma nessuna novità o accenti particolarmente caratterizzanti, in fondo però non se ne sente il bisogno, avendo tutte le carte in regola per essere considerato album sostanzioso. 

Roberto Sky Latini

 

01.Anâtman

02.Wild

03.The Howling

04.Nothing Remains

05.His Darkness

06.Raindrops

07.Unpronounced Words

08.Absence of Reality

 

Oscar Rodriguez   - drums

César Ramírez Rueda -          guitars, vocals

Raúl Ríos Beiro - guitars, vocals

Carlos Garrido - bass

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