Dystersol

                                                                                                    The Fifth Age of Man

                                                                                                    WormHoleDeath

                                                                                                    www.facebook.com/dystersol

 

 

Questa realtà BlackMetal austriaca è al secondo full-lenght, cambiando però etichetta. La loro è l’oscurità di una band che ha una epicità sinfonica di fondo e canta con un growl  intelleggibile, ma un pò afono. Viene sprigionata una tensione che oscilla tra momenti duri e suoni più morbidi, valorizzando canzoni altrimenti non fortemente evocative. Non sembra essere stato un processo compositivo complesso, in effetti dà la sensazione del contrario. 

La title-track  “FIFTH AGE OF MAN” possiede una propensione orchestrale anche se non molto spinta; non ha picchi di esecuzione ma mantiene costante una buona atmosfera caratteriale. Una buona pregnanza si trova nella middle-time “LIFE AMONGST THE RUINS” con velocizzazioni che, rispetto alla prima traccia, ne fanno una song più accesa; e l’assolo ha sensibilità artistica. Il senso di malinconia non è elemento secondario di questo disco, e “Down to nothing” ne è un esempio  piuttosto chiaro, giocando con un trasporto emotivo dal suono di tipo romantico, quasi gotico.

L’assenza di una violenza vera e propria spegne un po’ l’ascolto; un esempio negativo in tal senso è “End of the Fall” che pare voler iniettare un po’ più di elettricità, ma l’energia stenta a emergere, colpa anche dell’arrangiamento fiacco. Non cercare quasi mai la velocità, se da un lato premia l’atmosfera, dall’altro penalizza il potenziale di aggressività che alcuni pezzi, per loro disposizione, sembrano poter far affiorare meglio. Lo si capisce quando parte all’attacco la settima traccia “NIGHT OF THE HUNTER” che desta l’ascoltatore da un incedere fin lì soporoso, e il brano non perde mordente e non s’impoverisce nemmeno quando si ammorbidisce nella parte col pianoforte che diventa uno dei momenti più ispirati dell’album.

Anche nella minore “Children of the Wasteland” le parti velocizzate portano bene la durezza necessaria, in un afflato quasi hardcore che dona loro una sufficiente presenza tonica. Il riffing motorheadiano e la spinta rock’n’roll di “Psychopath” poteva venir sfruttato meglio con la linea vocale e magari infilandoci un assolo grintoso, ma risulta momento fluido e divertente. Si arriva alla finale “End Game” con un brano di Melodic Death Metal che non vuole lasciare il segno, perso in una orecchiabilità poco passionale, sfilando stancamente.

La musica di questo combo esprime una certa teatralità che brilla, ed è una fortuna dato che il songwriting non risulta dinamicissimo. Non tutte le tracce sono valide allo stesso modo, partendo da un livello medio che non si alza, caso mai si abbassa, sempre rimanendo decentemente ascoltabile. Non si stimolano spesso secrezioni adrenaliniche, ma si predilige un tipo di spirito meno angoloso, curando bene l’ambientazione. Il quadro generale è sicuramente buono ma non rendono al massimo in vari passaggi. Non sono musicisti virtuosi, ma sanno comunque amalgamare i pezzi con cognizione di causa e con un minimo di ispirazione.

Il Synth è utile per rendere denso il sound, mentre la chitarra appare in affanno e sottotono; deficit anche delle parti soliste della sei corde. Le voci non sono di alto livello, però mescolare Growl e Screaming è di aiuto nelle vicissitudini dei pezzi. Il significato tematico di questo concept è concentrato sulla mitologia greca con un respiro descrittivo che in fondo si percepisce proprio perché, come ho già detto, si favorisce la panoramica d’atmosfera e di ambiente. Il campo di battaglia non è sufficientemente sanguinario anche se la band ha tirato un numero di frecce almeno per ferire, anche se non è musica che uccide. L’insieme regge ma c’è bisogno di crescere. Alla fine si termina con l’idea di non avere ascoltato una opera di metal estremo. 

Roberto Sky Latini

 

01.Fifth Age of Man 

02.Life Amongst the Ruins

03.Down to Nothing 

04.End of the Fall                 

05.Winterking

06.Tragedy of the Gifted Ones        

07.Night of the Hunter                     

08.Children of the Wasteland                      

09.Beyond Blood                 

10.Olimpia                 

11.Comforting the Soulless  

12.Psychopath           

13.Danse Macabre                

14.End Game

 

Lue – vocals/synths

Matthias – bass, vocals

Gernot – drums, backgound-vocals

Lukas – guitar

Gerhard – guitar        

           

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