Viken

                                                                                                        Unrise Rising

                                                                                                        Hamarr Records

                                                                                                        www.facebook.com/Vikenmetal

 

 

Un metal scarno, ridotto all’osso, come facevano molti gruppi italiani di inizio anni ’80 quando nella foga adolescenziale bastavano due riff, un po’ di velocità o di pesantezza, e una voce che si sgolasse con un minimo di consistenza (ma spesso ci si divertiva anche con cantanti scarsi). Invece i Viken sono americani ma sembrano provenire da un’altra cultura, quella europea, oltre che dal passato; hanno prodotto un ep che non sorprende in alcun modo, adeguato soltanto a poter suonare a qualche festa davanti ad amici fidati.

Un ritmo alla “Heaven and Hell” dei Black Sabbath è lo scheletro ritmico della title-track “UNDER RISING” che forse è l’unico pezzo degno di nota, darkeggiante e atmosferico, in cui sia la linea melodica sia gli assoli funzionano. Il metal spesso propone situazioni kitsch, che però sanno far vivere poderose emozioni metal, non così per “Defender”, ridotta a macchietta poco efficace. Non raggiunge la sufficienza nemmeno “New Dawn” che però riesce almeno a mantenersi in piedi grazie al ritornello; terribile la parte solista con quel cambio di ritmo sostenuto da una batteria poco grintosa e soprattutto un basso che andrebbe pompato meglio e soprattutto per una chitarra inconsistente. “Book of the Damn” possiede una riffica così comune che fa subito perdere l’interesse per un brano che non si solleva nemmeno con la linea cantata.

Cinque pezzi, di cui un intro, che non regalano alcun brivido e non inducono a rimettere su il cd. Riff triti e ritriti, davvero fastidiosamente tutti ipercanonici. Una sola song che raggiunge la sufficienza è troppo poco anche per un ep. La cosa migliore di questo lavoro è la copertina, ma purtroppo stiamo recensendo musica, non arte grafica. La buona volontà non basta se la sostanza latita, e purtroppo latita anche una certa capacità strumentale. La bocciatura è netta, e dispiace sempre deludere la fede metallara dei musicisti che provano ad esprimersi lontano dalla commercialità ruffiana, ma il senso di piattezza è obbiettivamente chiaro.

Il suono è freddo, i comparti non sono ben amalgamati fra loro, e considerando che sono un trio, quando la chitarra inizia l’assolo, l’assenza della ritmica dovrebbe essere supportata da un basso più corposo e massiccio. Ma soprattutto è il songwriting a risultare povero, oltre che ad apparire quale ricopiaticcio esasperante. Non è un gruppo ispirato. Il loro è Heavy Metal stereotipato, una band dilettante che non sembra avere alcuna possibilità di progredire dato che non c’è nemmeno una piccola traccia di personalità.

Roberto Sky Latini

01.  Incantation of the Dead

02.  Under Rising

03.  Defender

04.  New Dawn

05.  Book of the Damned

Brent "BFL" Lewis – guitar / vocals
BenJamin Lewis - bass
Chad Monk - drums

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