Silver P

                                                                                                       Silver P

                                                                                                       Red Cat Records

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Heavy Metal vintage dalla corposità piena. Un bel suono e una bella atmosfera che scaglia frecce anche di fattura Hard Rock, soprattutto all’inizio del full-lenght. Questo disco italiano (Lucca) offre una buona presenza senza però riuscire a soddisfare pienamente pur non essendo banale. Ciò che c’è è interessante, ma è ciò che non c’è ad inficiare la qualità compositiva dei singoli episodi.

“Field of War”, che apre le danze dopo l’intro, ha il suo giusto appeal; media epicità ma sfortunatamente scorre semplice semplice. “ROAD TO HELL” alza l’asticella contenutistica sfoderando un giro di chitarra antico dalla pesantezza rutilante e una voce ad alta tensione. “Memories” possiede lo stampo Street degli Skid Row, tra atmosfera soft e ruvidezza, cercando una aggressività americaneggiante nei toni, senza però riuscire a raggiungere la potenza di quella graffiante band, sebbene la parte strumentale al centro sia una delle cose più gustose dell’album.

Oltre alla ruvidezza Hard, si trova un metal leggermente più elegante come succede in “THE NET” che è quella che possiede una certa linea Queensryche con meno raffinatezza ma con la stessa concettualità espressiva. Vi sono molti spunti, anche di carattere, nelle trovate chitarristiche, come avviene nell’altrettanto elevata “A SHADE IN NIGHT”, anche se rimangono piccole essenze stereotipate che fanno permanere una certa canonicità.

Pesantezza più marcatamente Heavy con “Out of this World” e con la più acida “18”, quest’ultima sicuramente migliore tra le due, un po’ Thrash, un po’ Metal Church. Ma l’episodio più trascinante e dinamico è l’assalto dato con l’ultima traccia “STRAIGHT AT THE EARTH”, davvero un bel colpo ad effetto, in cui nulla è fuori posto, e dove l’assolo breve è una piccola sventagliata selvaggia che basta così com’è.

Suono rotondo e con un certo tiro, che ricorda l’Heavy Metal suonato in Italia nei primi anni ottanta, quando si cercavano riff e melodie senza orpelli ma solo con strumenti e voci gestite senza prosopopea. Un minimo di epicità e oscurità che regala l’atmosfera giusta. Così tanta poca prosopopea che i pezzi risultano molto essenziali, mai prolissi, anche quando avrebbero tutte le carte in regola per evolvere con qualcosa di eclettico. Per esempio “A Shade in the Night”, con tre minuti e mezzo non sembra assolutamente aver detto tutto quello che pareva voler dire.

Soprattutto le parti soliste non rendono giustizia al songwriting, troppo brevi e semplicistiche. La voce non perde mai il feeling e funziona, anche se talvolta “si sfiora la dissonanza indesiderata”; essa non è certo portata ai virtuosismi ma possiede il carattere giusto. L’attitudine è quella del rockettaro verace, dedito al sound più basico, ma senza accontentarsi del primo riffing venuto in mente, infatti la chitarra ritmica è l’elemento più intrigante dell’insieme. Non ci sono canzoni che annoiano, ma alcune non sono curate come altre.

Roberto Sky Latini

01.  The Deep Breath Before The Plunge S.V.

02.  Fields Of War

03.  Road To Hell

04.  Memories

05.  The Net

06.  A Shade in Night

07.  Out Of This World

08.  I8

09.  Straight At The Heart

 

Alex Jarrusso - vocals

Colombini Roberto Pugnale - guitars

Alessandro Cola - bass

Antonio Inserillo - drums

 

 

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