Seven Thorns

                                                                                                       Symphony of Shadows

                                                                                                       Autoproduzione Mighty Music

                                                                                                       www.seventhorns.com

 

 

Dalla Danimarca cose con un fondo di oscurità possono certamente venire, considerando che è la patria dei mefistofelici Mercyful Fate. E questa band ha qualche retrogusto tendente all’enfasi dark come racconta bene la prima traccia atmosferica “EVIL WITHIN”, altamente suggestiva. Però la tenebra non è l’elemento preponderante, in quanto nelle altre tracce se ne ritrova poca; quanto invece si trova una densa vena scandinava di Prog luminoso. Cose belle e meno belle hanno creato un full-lenght in grado di accendere comunque un po’ di fiamma adrenalinica.

L’essenza è Power-Prog, con un metal la cui parte progressive insegue certe forme, ma soprattutto i suoni, da Dream Theater, esentandosi però dalle loro complessità. C’è anche del sinfonico, come, per esempio, in “Ethereal” ed anche una attitudine Power, che, per esempio in “Last Goodbye”, è scatenata con dura cervice, ma che ha il difetto di non avvalersi di una melodia vincente. “BENEATH A CRESCENT MOON” usa il senso orientaleggiante già ampiamente sfruttato da molti gruppi e in vari generi metal, ma si salva grazie al fatto di risultare una bella song ispirata.

“Castaway” possiede un po’ di Power all’italiana come fanno i Vision Divine e similari. Invece “Symphony of Shadows”, per quanto bella,  pende eccessivamente dalla parte scandinava degli Stratovarius dando il senso di già sentito. Cambiare tono vocale, caricandosi di cattiveria, funziona bene per valorizzare “VIRTUAL SUPREMACY” che trova in sé un po’ di goticismo umbratile, non eccessivamente spinto, ma accattivante.  Le bonus track sono poderosi Power, e se “Artificial Night”, un po’ troppo stucchevole, soprattutto con l’inizio melenso di tastiera infantile, fa un po’ cadere le braccia, “EYE OF THE STORM”, ben più netta e decisa, sottolinea una vocazione teutonica alla Helloween, irruente e scorrevole; lei è il miglior momento Power.

Il gruppo sa gestire ogni passaggio sonoro. Molta tastiera, padrona assoluta della scena strumentale, mentre la chitarra predilige i riff piuttosto che gli assoli. La chitarra rende bene in ogni dove e non pecca mai di presunzione. Ma tornando alle tastiere, esse si impongono con una lucidità che afferra l’ascoltatore vibrando tonicamente in volute aeree emozionanti, fatte apposta per chi ama i solismi. Ponendo invece l’attenzione sulla voce, essa risulta chiara e degna di nota, ma non certo personale, anche se in grado di guidare virtuosamente ogni traccia. Riesce comunque con abilità a non essere mai uguale sa se stessa, aiutando il disco a rendersi variegato.

Al terzo album dal 2010, facendo aspettare 5 anni dall’ultima release, l’album targato 2018 è un interessante svisceramento strutturale e narrativo. Non si tratta assolutamente di originalità, ma “solo” di classe ed eleganza raffinatamente esplicitate. Non ci sono flessioni severe, ma certo si respirano alti e bassi; solo che i bassi hanno solitamente una presa efficace grazie alla dinamica dell’arrangiamento che non permette di rilassarsi troppo. Se poi pensiamo all’inizio melenso di “Artificial Night” siamo felici che quella non sia l’essenza dell’album, e, per quanto unica caduta vera e propria, certo sarebbe stato meglio evitare quella stucchevolezza. Sebbene il songwriting generale sia canonico, tradizionalmente neoclassico o tradizionalmente Progressive, l’insieme tiene bene la tensione facendo si che valga la pena di metterlo nelle orecchie. 

Roberto Sky Latini

01.  Evil Within

02.  Black Fortress

03.  Ethereal (I’m still possessed)

04.  Beneath a crescent Moon

05.  Castaway

06.  Last Goodbye

07.  Virtual Supremacy

08.  Shadow’s Prelude

09.  Symphony of Shadows

Björn Asking – vocals

Gabriel Tuxen - guitars

Asger Waagner Nielsen - Keyboards

Mads Mølbæk - bass

Lars Borup - drums

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