Mob Rules

                                                                                                                Beast Reborn

                                                                                                                Steamhammer

                                                                                                                www.mobrules.de

 

 

Dopo due anni, il 2018, col nono album, rivede affiorare gli ormai definitivamente famosi germanici Mob Rules. Il Power e l’Heavy di questa band si lega pelle a pelle con la classicità degli anni ottanta con effervescenze attuali in termini di arrangiamento, ma non certo innovativi per stile. Penso che vari ascoltatori possano non rendersi conto di quanto gli Iron Maiden siano la maggior influenza della band; i suoni ricchi anche di tastiere e il timbro vocale mascherano questa vicinanza, però l’arrangiamento diverso da quello della Vergine Di ferro non può coprire l’evidenza che la forma strutturale è tutta loro debitrice. Ma come già dissi in passato, in questi musicisti non c’è impronta derivativa data l’ispirata capacità a creare belle canzoni dall’anima rock.

Già alla prima traccia luminosa di “GHOST OF A CHANCE” la verve Ironmaidiana è netta, soprattutto nella struttura strumentale. Ficcante senso epico in SHORES AHEAD” che si sgancia un po’ dai Maiden. Molto intrigante l’energia dinamica di “CHILDREN’S CRUSADE” che diventa il pezzo più tonico e bello dell’album. Diversa è la posizione di “Travellers in Time”, che usando una certa etica folk si sposta verso i lidi dei compaesani Helloween in una traccia Power saltellante. La suite “War of Currents” è la più sfacciatamente Maidiana soprattutto per il tipico soft-intro anche se in realtà il violino contenuto in esso è abbastanza inusuale per il gruppo, ma funziona perfettamente aumentandone il pathos; tutto il pezzo respira la fragranza degli inglesi, in particolare nella zona solista  e  il middle–time generale sottolinea l’epicità del tutto. Le lunghe tracce dei Mob sanno vivere di intensità senza inceppi e in questo è meglio “REVENANT OF THE SEA” dove però si viaggia più in direzione di Ronnie James. E’ difficile pensare a brani minori, se consideriamo che una pur semplice “Way Back Home”, brano alla Rainbow, possiede comunque una presa efficace sull’ascoltatore. La conclusione dell’opera è affidata ad una ballata per lasciare un senso di nostalgia che la dolcezza di questo pezzo produce; “My Sobriety Mind” è cantata in duetto con una voce femminile e l’assolo si inerpica su per le aeree nubi.

Nessun filler, nessuna banalità. Questo disco presenta una band che è cresciuta rispetto al 2016, pur al tempo avendo scritto un lavoro riuscito come “Tales from Beyond”. Ci sono minori scopiazzamenti, anzi solo sfumature in tal senso, permettendo una più libera espressività, e anche freschezza. Sfavillante la voce che vive di fluidità e non appare mai forzata pur essendo potente nella sua timbrica aperta. Le chitarre giocano senza cedimenti disegnando bei riff, belle chitarre doppie e assoli scintillanti. Anche le tastiere sanno entrare in comunione col resto, fondendo ottimamente le sonorità. Esistono gruppi che stanno diventando importanti nel panorama metal senza essere innovatori, per esempio i Masterplan per rifarsi a Ronnie Dio, i Voodoo Circle in favore dello stile Whitesnake, i Primal Fear (già ben più famosi) per portare avanti una certa cifra Judaspriestiana, Axel Rudi Pell (altro personaggio già ben noto) per la strada dei Rainbow e via di seguito, con i Mob Rules si prosegue con l’afflato Maiden, ma tutti questi nuovi eroi (ormai non più tanto nuovi) sono lontani dal sembrare vintage, e anzi, appaiono molto contemporanei, e sono necessari a portare avanti un discorso culturale e artistico di vecchie glorie ormai agli sgoccioli, sviluppandone ulteriormente il panorama che altrimenti si impoverirebbe senza la tradizione. Rinverdire il passato porta a nuovi frutti di bellezza e vigore in un atto di fede metallara che è linfa vitale. Il fatto che in formazione l’unico membro fondatore rimasto sia il cantante, non ha abbassato il livello qualitativo, e tutto considerato, siamo tra i momenti migliori della band dal punto di vista compositivo.

Roberto Sky Latini

01.  Beast Reborn

02.  Ghost Of A Chance

03.  Shores Ahead

04.  Sinister Light

05.  Traveller In Time

06.  Children‘s Crusade

07.  War Of Currents

08.  The Explorer

09.  Revenant Of The Sea

10.  Way Back Home

11.  My Sobriety Mind (For Those Who Left) 

Klaus Dirks - vocals
Sönke Janssen - guitars
Sven Lüdke - guitars
Jan Christian Halfbrodt - keyboards
Markus Brinkmann - bass
Nikolas Fritz - drums

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