Daimon

                                                                                                                Bedlam

                                                                                                                (R)esisto

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Leggere altre recensioni prima di fare la tua sullo stesso artista potrebbe essere abbastanza controproducente e possiamo dire che mi sono fatto un’idea di quello che pensano i miei colleghi di questo artista. Ad ogni modo, incuriosito, ho infilato il dischetto nel lettore del PC e la cosa che mi è subito balenata alle orecchie è che certamente questo artista stona. Ammazza quanto stona! A volte è pure fastidioso ascoltarlo. Sono dell’idea che per fare dischi usando la voce come minimo bisognerebbe avere una, se non ottima, almeno un sufficiente intonazione (o come altri essere capaci di usare un buon autotune), soprattutto per rispetto di chi poi comprerà il tuo disco. Tutto ciò mi conferma che per fare il lavoro del musicista c’è bisogno di tanto tanto studio. Sarebbe troppo facile sennò prendere un computer con un programma di hd recording, un microfono e cominciare ad incidere album … Purtroppo la home recording la fanno in tanti.

Se quanto detto è vero è anche vero che l’anima di Diamon è così e non può essere diversa. Lui vuole, cioè, raccontare le sue cose nel modo in cui lo sa fare e senza andare troppo per il sottile. D’altronde gente come Vasco Rossi, Jovanotti e altri… che di certo non sono dei campioni in fatto d’intonazione, hanno saputo trasformare il loro limite in una modalità distintiva e renderla anche veicolo di successo.Corrado Pizzolato in arte Daimon ha costruito la sua breve carriera nell’arco di pochi dischi e precisamente “Misplaced” e l’Ep “Hand full of pieces” per l’Enzone Records etichetta indipendente siciliana.

La diversità di quest’album sta nell’attitudine intimista rispetto ai dischi precedenti molto più estrosi ed aperti. Una sorta di rock, qui, d’autore dal quale trapela la semplicità di cui tutto il lavoro è pervaso ed il messaggio di Corrado arriva diretto e schietto come del resto dovrebbe essere.Si denota una certa sofferenza sia nell’interpretazione che nella scrittura dei pezzi e per certi versi alcune canzoni sono paragonabili a quelle dei Nirvana (a proposito di stonature anche kurt kobain non è che fosse un campione d’intonazione), più intimi. In questo senso vi consiglio di ascoltare il live acustico “Unplugged in New York” dove certamente si notano le somiglianze di cui sopra. Ovviamente il tutto con i dovuti limiti del caso.

Tra le canzoni che mi sono piaciute in questo disco cito “Day And Night (But I Know, I Know, I Know) Part II” (se ci riuscite non fate caso alle stonature)  e “Goodbye blues” assolutamente struggente e poi con quell’effetto del vento che accompagna la canzone dà un senso di apertura mentale e di una tristezza infinita soprattutto quando appunto il buon Corrado canta “Good bye Goodbye”; è una situazione immaginifica dove ti si stampa in mente l’immagine di qualcuno che si allontana e s’incammina in un sentiero di campagna sperduto.

Se avete bisogno di un po’ d’intimità questa è il disco che fa per voi.

 

Stefano Bonelli   

 

 

01.  Bedlam

02.  Day And Night Part I

03.  Snow Girl

04.  Pigments

05.  Unhappy Feeling

06.  Goodbye Blues

07.  Casting Away

08.  Drug Addict

09.  Day And Night (But I Know, I Know, I Know) Part II

10.  Now Let Me Go Home

 

 

Corrado Pizzolato - voce  chitarra e cello

Andrea – batteria, voce

Francesco – basso, effetti

 

 

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