Ian Gillan

                                                                                                         Ian Gillan & The Javelins

                                                                                                         earMUSIC

                                                                                                        www.gillan.com

 

 

Sinceramente dopo aver ascoltato questo disco sono rimasto alquanto perplesso; non foss’altro per il fatto che questo tipo di operazioni, di primo acchito, sembrerebbero si anacronistiche, ma che invece le possiamo considerare come un ritorno alle origini molto simile come approccio agli “Honeydrippers”. Gruppo fondato da Robert Plant qualche anno orsono e che più o meno riproponeva lo stesso stile musicale: un Rock’n’roll, cioè, degli anni 50/60 che per quanto riguarda il Sig. Gillan è stato il primo approccio verso il rock. Ora, dopo tutti questi anni, si ritrova con i suoi vecchi amici che più o meno hanno tutti la stessa età .

Analizzando il disco nella sua scaletta ci possiamo accorgere di quanto le canzoni presenti siano davvero numerose ma che, con mia grande sorpresa, scorrono via velocemente senza farti pesare la quantità longeva del platter. Questo è dovuto dal fatto che le canzoni durano al massimo tre minuti e se ascolterete questo CD, alcuni brani sono davvero divertenti. La cosa bella, a mio avviso, è che questi brani dal forte sapore anni 50/60, ma che a volte si avvicina anche ai ‘70, la band ha pensato bene di registrarle con la tecnica moderna senza andare a ripescare la strumentazione dell’epoca. Malgrado ciò il disco però suona inevitabilmente “antico”; ma sappiate che questo particolare non darà fastidio anzi.

E quindi si parte all’ascolto il brano d’apertura: “Do you love me” che molto somiglia a “Twist and Shout” di beatlesiana memoria per via dei cori che salgono allo stesso modo.Il disco si snoda, canzone per canzone, andando a pescare anche cover di Chuck Berry, The Coasters, Jerry Lee Lewis, Roy Orbison, The Drifters, Lazy Lester, Howlin’ Wolf, Ray Charles e Bo Diddley. Nomi celebri e meno celebri, ma che tutti hanno contribuito alla creazione di un genere musicale ben preciso. È quindi inevitabile che quando arrivano “Rock and Roll Music” o “Save The last dance for me” (che recentemente è stata ripresa anche da Micheal Bublè),  ritornare con il cuore e la mente ai bei tempi che furono.

Per quanto mi riguarda, poi, il momento più bello del disco è quando arriva la riproposizione di “What I’say” del mitico Ray Charles, dove  impera su tutto il grande piano elettrico suonato dal  grande Don Airey interpretato alla grandissima dal nostro eroe. Che, per dirla tutta, è il mio tastierista preferito: colui che ha saputo con grande personalità sostituire il mai troppo rimpianto John Lord.

Ian Gillan, con la sua voce, è sempre qualcosa di piacevole da ascoltare e malgrado l’età di 73 anni suonati sfodera una performance degna della sua fama; ma ovviamente con tutti i limiti del caso. Non possiamo, quindi, in nessun modo fare il paragone con la sua voce attuale e quella che esplode in “Child in time”. Malgrado ciò i suoi concerti con i Deep Purple sono ancora e sempre qualcosa di mitico.

In conclusione questo lavoro del nostro Gillan è simile a quei film adatti a tutti e volto solamente a far divertire chi lo ascolterà; possiamo considerarlo come una sorta di “Ritorno al futuro”. È un esperienza comunque divertente. 

Stefano Bonelli                       

 

01. Do You Love Me

02. Dream Baby (How Long Must I Dream)

03. Memphis, Tennessee

04. Little Egypt (Ying-Yang)

05. High School Confidential

06. It’s So Easy!

07. Save The Last Dance For Me

08. Rock and Roll Music

09. Chains

10. Another Saturday Night

11. You’re Gonna Ruin Me Baby

12. Smokestack Lightnin’

13. Hallelujah I Love Her So

14. Heartbeat

15. What I’d Say

16. Mona (I Need You Baby)

 

Ian Gillan - singer

Gordon Fairminer - lead guitar

Tony Tacon - rhythm guitar

Tony Whitfield -  bass

Keith Roach – drums 

Special guest: Don Airey – keyboards (What I’d Say)

 

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