Black Lotus

                                                                                                        Sons of Saturn

                                                                                                        Inverse Records

                                                                                                        www.facebook.com/orderoftheblacklotus

 

 

Da Barcellona un Doom di classe, saturo come suono e sacerdotalmente evocativo nelle vocalizzazioni.

 “THE SANDSTORM” è la vera opera d’arte di questo disco, con la sua oscurità e con una linea melodica davvero sentita; è una sensazione di tipo classico che Paul Chain ha da anni indagato ed elaborato, e qui ereditato alla perfezione con abilità, in una suite di oltre dieci minuti, rappresentando bene lo spirito del sound da cui proviene; è anche il pezzo rappresentativo dell’album. “PROTECTIVE FIRE” ed il suo fascinoso intro “THE PYRE” sono un unico brano personalissimo in cui la voce lascia da parte la sonorità più scura cercando un tono più alto, vicino ad Ozzy Osbourne, e schiarendosi in un Hard Rock meno doom per acquistare un profilo divertente; davvero un episodio pieno di feeling.

La traccia più lunga  (11 minuti e mezzo) è “THE SWAMP” che va parzialmente verso un Desert Metal piuttosto lirico e colorato di pathos in una atmosfera tanto cullante quanto stimolante, dove la voce usa un po’ dello stilema dei Metallica di Hetfield e dove il finale si velocizza in un gorgo Heavy davvero coinvolgente. “Kings” usa un riff caldo, non originalissimo, ma nell’insieme, grazie anche ad un cantato efficace, riesce a trasportare verso lidi ipnotici, apparendo come il brano più facile di questo lotto sebbene non sia possibile considerarlo commerciale, apre l’album ma non lo rappresenta, essendo, ciò che viene dopo, molto più interessante. Il video è stato realizzato con la title-track “Sons of Saturn” ed è un’altra suite (quasi otto minuti) darkeggiante, significativa ma meno intrigante di “The Sandstorm”, pur riuscendo nell’intento di circuire l’ascoltatore, terminando poi in un incedere lisergico psichedelico.

Due voci, una più ombrosa, l’altra più rock, con la capacità di regalare emozioni veraci, mai accettando il banale, studiando invece, come si deve, il saliscendi emozionale necessario a mantenere accesa l’attenzione del fruitore, secondo linee che danno l’idea di una ampiezza sonora orecchiabile anche se forte e densa. La chitarra solista non si butta mai in performance lunghe, però dà alle canzoni quel senso di antica memoria Hard confacente ad una musica di questo tipo. Il basso, più volte in primo piano, addensa i suoni, marcando il territorio sonoro con la sua anima calda.

Rendersi conto che le cose migliori di questo album stanno nelle song più lunghe fa capire quanto serio e pregnante sia l’approccio di questa band, che però non è difficilmente fruibile grazie ad una equilibrata sensibilità che fa convergere armonicamente riff tonici e melodie. Ogni volta mi stupisco di come si riesca a trovare l’ennesima bella musica dopo tanti anni di Metal sviluppato in tutte le direzioni; anche quando si scelgono lidi già conosciuti, ci si incappa in gruppi che riescono a suonarli con la giusta e innovativa forza caratteriale, pur dentro schemi collaudati. Perciò grande merito dobbiamo dare a questi esordienti che appaiono tutto meno che novellini, date le capacità compositive, ma anche di arrangiamento, di tecnica e di interpretazione; sono stati in grado di andare dritti al punto, e inserendovi intuizioni sempre efficaci. Nessuna incertezza e nessun giro a vuoto nella riffica e nella costruzione del cantato, non c’è un di più e nulla può essere tolto dai singoli pezzi, come se l’ispirazione fosse arrivata netta e precisa. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Kings

02.  The Sandstorm

03.  The Pyre – intro.

04.  Protective Fire

05.  Taurobolium

06.  Sons of Saturn

07.  The Swamp

08.  Return to Erebus – closing

 

Cristian Vil – vocals / bass

Charlie Gotaskull – guitars

Caio Pastore – guitars

Hug Ballesta – drums / vocals

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