DERDIAN

                                                                                                             DNA

                                                                                                             Autoprodotto

                                                                                                                   www.derdian.com

 

 

 

Non c’è n’è per nessuno, siamo di fronte ad una band italica che rifulge con la propria verve sonora usando dinamiche e ritmi classici del Power, ma costruiti con una grande abilità melodica e di arrangiamento, così da far risuonare il tutto fortemente personale e particolare. 

L’inizio con la prima traccia “Abduction” sembra tutto meno che l’apertura di un album Power Metal. Ci pensa poi “DNA” ha dire chiaramente in che ambiente siamo e lo fa con decisione e imponendosi con un potente e veloce scintillìo melodico, corroborato da parti strumentali ficcanti. “FALSE FLAG OPERATION” è un bellissimo episodio di Happy Power ma non assomiglia né agli Helloween né ai Gamma Ray, proponendosi ad un livello d’eccellenza. La iperspeed classicheggiante “NEVER BORN”, melodicissima, fa venire i brividi; parrebbe dello stile Dark Moor, ma è liricamente più italiana che mai. La cadenzata folkeggiante “HAIL TO MASTERS” è decisamente più esaltante di certe produzioni folk inflazionate. Ed “ELOHIM” uccide tutta la voglia di rimanere impassibili e seri, presi da un grande momento solista di antica fattura che eccita con fluidissima energia prendendo l’ascoltatore e facendolo roteare.

Ma quando pensi di esserti stupito abbastanza, vieni soggiogato da “FIRE FROM THE DUST” che sfila con un bel riffing e una vocalizzazione in parte alla Rhapsody Of Fire e in parte alla Queen in uno dei brani più sinfonici del lotto, esaltato inoltre  da un assolo DeepPurpoliano delle sei corde. “FRAME OF THE END” è da un lato uno dei pezzi più duri, dall’altro usa una melodia sinuosamente ammiccante e ruffiana, ma di bellezza ineccepibile, dalla enfatizzazione Progressive, e qui l’assolo di tastiere è uno scoccare di frecce pungenti. Persino “Red and White”, meno interessante e troppo da canzone napoletana, è però realizzata come se non ci fosse un domani, con dinamica sentita di frenetica passione, in uno scatenamento divertente e corale che si inerpica tra Helloween e musica classica.

Senza parlare della cavalcante “Nothing will Remain” che possiede una tastiera un po’ scontata e una linea vocale alla FrankSinatra, ma che nella parte solista gioca senza sosta con un virtuosismo eclettico di gran caratura (ma perché la versione in spagnolo “Ya nada cambiara”?). “Destiny never Awaits” è, tra i pezzi, quello che ricorda più di tutti l’ambiente italiano del Power Metal di Vision Divine e Labyrinth, con un cantato vicino a quello di Fabio Lione, sottolineando in questo modo che una scuola italiana nel mondo c’è. “Part of this World” non sarà un momento straordinario ma regala senza vergogna una virtuosa elegante ariosità che ha molti pregi, e il sospiro finale può essere anche quello dell’ascoltatore tenuto in tensione fino alla fine. Non sono riuscito a non nominare tutti i singoli pezzi tanto mi hanno preso. La divisione tra song maggiori e minori che ho fatto con l’uso delle maiuscole è discutibile, in effetti ogni minore qui sarebbe maggiore in altri lavori altrui. 

Molta chitarra di carattere, molte tastiere mai artificiose, una ugola di livello, una sezione ritmica strutturante, ma soprattutto eccellenza compositiva. Poco sinfonismo seppur presente, molta lirica possente di stampo latino ma certo senza mai, e sottolineo mai, diventare provinciale. Però la scelta di essere vicini, nello stile, alla musica classica li fa molto mediterranei. Siamo di fronte ad un gruppo a cui “fumano” e che è baciato da un’alta tensione artisticamente ispirata.

Fantastici è dire poco. Non c’è calo estetico né di sostanza in questo gruppo che rende fresca una musica ormai datata, ma, come dimostrano loro, sempre in grado di sorprendere se messa nelle mani giuste. La loro genetica è puro Metallo, quello che non ammicca ma va subito al sodo, anche se in modo raffinato.  Siamo alla quarta opera, e avrebbero tutto il diritto di essere ancora rappresentati da una importante etichetta, ma tant’è…., la qualità non riesce a rimanere chiusa nelle menti, e grazie ai tempi tecnologici che viviamo riesce a farsi ascoltare in questi dischi autoprodotti. E fortuna ha voluto che abbia incontrato le orecchie mie: ringrazio il mio editore.(prego non c’è  di che N.D.R.) 

Roberto Sky Latini

 

 

01.Abduction

02.DNA

03.False Flag Operation

04.Never Born

05.Hail to the Masters

06.Red and White

07.Elohim

08.Nothing Will Remain

09.Fire from the Dust

10.Destiny Never Awaits

11.Frame of the End

12.Part of This World

13.Ya nada cambiara

 

Enrico “Henry” Pistolese – Guitars, Vocals (backing)

Salvatore Giordano – Drums

Marco “Gary” Garau – Keyboards

Dario Radaelli – Guitars

Marco Banfi – Bass

Ivan Giannini – Vocals

 

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