Dominique Vantomme

                                                                                            Vegir

                                                                                            MoonJune Records

                                                                                            www.facebook.com/dominique.vantomme

 

 

Più vado avanti a seguire l’etichetta Moonjune Records e più mi accorgo di una cosa molto particolare (questo lo dico per merito del suo patron Leonardo Pavcovich): che la sua Moonjune Records è un etichetta dove gli artisti vengono coinvolti in più progetti ed alcuni di questi che hanno preso vita recentemente sono davvero interessanti. Cito tra tutti quello degli Stick men.Questo in particolare nasce dall’incontro di due menti ovvero una è quella di Vantomme geniale tastierista belga e l’altra è quella di Tony Levin (se non lo conoscete avete una grossa lacuna da colmare immediatamente!!!).

Quello che viene da questo incontro è “Vegir”: un disco che si può definire jazz ma solo perché impregnato d’improvvisazione. Musicalmente siamo molto vicini a un certo jazz rock sperimentale e che per il lavoro che Michel Delville fa con la sua chitarra mi riporta ad alcune sonorità e atmosfere di Carlos Santana e John mc Laughlin con la Mahanavisnu Orchestra. Temporalmente parlando siamo negli anni settanta… quelli creativi e saturi di nascite musicali ed improvvisazioni che rasentano lo space rock più sperimentale. A suffragio di questo concetto ascoltate “Equal Minds”: una lunga suite (non l’unica per altro, densa d’atmosfera).

“Vegir” è un disco strumentale lo si evince anche dalla formazione che non prevede l’utilizzo della voce; ma malgrado questo non è un lavoro troppo intricato da ascoltare; impegnativo, forse si, viste le prerogative  musicali di cui questo album è pregno. Ma sicuramente una volta arrivati a conclusione, vi renderete conto di aver ascoltato qualcosa di unico e raro e tutto ciò vi porterà ad una arricchimento anche spirituale, se vogliamo.

Episodio assolutamente ilare e divertente è “Playing chess with Barmey Rubble”: una citazione sicuramente voluta da Vantomme al noto personaggio della famiglia Flinstone . “Vegir” è un disco assolutamente vario nei nove brani che lo compongono, infatti oltre alle due suite (di dieci e passa minuti), ci sono altri brani che non hanno nulla da invidiare rispetto alle suite di cui sopra, essendo anch’essi forieri d’atmosfere anche psichedeliche come nel caso di “Plutocracy” che nel disco è il brano più corto ma non meno intenso come detto .Ecco l’elemento che contraddistingue “Vegir”: l’intensità data dalla presenza onnipresente del basso di Tony Levin che ben viene accondisceso nelle sue pindariche evoluzioni.Un disco che comunque sia mi sento assolutamente di consigliare ai più avvezzi ed addentrati a queste sonorità; ma anche a tutti coloro che si avvicineranno con cautela … avranno pane per i loro denti.

 

Stefano Bonelli

       

01.Double Down

02.Equal Minds

03.Sizzurp

04.Playing Chess With Barney Rubble

05.The Self Licking Ice-cream Cone

06.Plutocracy

07.Agent Orange

08.Emmetropia

09.Odin’s Wig

 

Dominique Vantomme - fender rhodes electric piano, piano, mini moog, mellotron

Michel Delville - electric guitar

Tony Levin - bass guitar, chapman stick

Maxime Lenssens - drums

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