Janara

                                                                                                                 La Janara

                                                                                                                 Black Widow

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Il cantato in italiano è sempre una sfida, perché sembra sempre che il rock debba venire meglio in inglese. Gli irpini Janara ( nome dato alla strega della Campania) ci provano tentando di mettere bene insieme significato delle parole e metrica. Ci riescono solo in parte, ma la loro fortuna è riuscire piuttosto bene nella musica. Si tratta di un metal che a volte diventa meno duro per colorarsi di mero rock, sempre tonico ma meno impattante, con tante puntate al doom un po’ canonico, un po’ rielaborato, sempre senza banalizzarsi. 

L’album parte stranamente con un intro acustico, poi arriva “SUL ROGO” che è una buona song, dove la metrica in italiano non è perfetta. La lingua usata funziona molto meglio in “Spettri”. La parzialmente Ledzeppeliniana “STREGA” sforna un doom di tutto rispetto, dove poi il cantato acquista un po’ della tipicità rock italica, lasciando indietro il lato anglosassone, preferendo certe  elucubrazioni Prog o le oscurità alla DeathSS; appare come il pezzo più interessante dell’album. “Le Janare” scende troppo nella tipica vocalizzazione italiana e perde feeling, anche se la parte strumentale è funzionale, soprattutto nell’assolo.

“CUORE DI TERRA” è l’episodio più Doom del disco e possiede una forza teatrale che l’italiano esprime molto bene, in questo caso l’inglese sarebbe stato perdente, e anche il testo appare poetico rispetto alle altre liriche, ricordando persino De Andrè. Ci sono due momenti brevissimi (meno di due minuti) che si legano totalmente all’acusticità: una è la crepuscolare “Malombra” (anche qui non perfetta la metrica) che tende al folk, ma essendo corta non  è esaustiva in tal senso; l’altra è “Orchi” meglio riuscita, che risulta meno ombrosa e più malinconica. L’album si chiude con una bellissima “LUCE”, qui davvero una vivificazione del folk italiano mescolato con un pizzico di celtica fantasia. 

La band offre spesso delle parti soffici con la chitarra acustica senza mai essere fine a sè stessa. Così come tutte le parti strumentali che anche quando non evolvono rimangono esaustive, un di più avrebbe potuto snaturarle. La produzione meglio pompata avrebbe valorizzato la riffica che è ben pensata ma non sempre adeguatamente ficcante proprio per la limatura tecnica. La voce femminile è “virile” e pur non suonando sempre sacerdotale, in alcuni casi lo è con decisione, anche se la tecnica vocale penso vada perfezionata. Una band interessante che è in grado di migliorare il lato serio del panorama rock italiano, connettendosi bene con la tradizione italica più che con quella anglo-americana, ma senza provincialismo.

E’ bene però allontanarsi ancora di più dal rischio di provincialismo curando con maggiore attenzione l’idioma italiano e la fase di registrazione. Il nostro mondo occidentale si è riavvicinato al paganesimo, che si sia d’accordo o meno, e dischi come questo ne sanno raccontare l’anima; più un tuffo culturale che religioso, ma che apre a visioni relazionali col mondo della natura che oggi pare affidato solo a organizzazioni associative di arrampicatori, torrentisti, trekking-men, speleologi e ciclisti.

Manca lo spirito dell’antico respiro degli abitanti autoctoni che solo la musica riesce a rievocare. Bisogna guardare al cielo per andare oltre con lo sguardo, ma sempre rimanendo saldi sulla concreta terra, appunto nel “Cuore di Terra”. I Janara sanno avere quella sporcizia che sa di terra buona, in sonorità che s’ammantano di un senso rock non moderno, senza affrancarsi troppo da tradizioni esistenti, ma senza neanche relegarsi in clichè troppo integrati nella mentalità classica. Diciamo che hanno un fenotipo musicale di riferimento ma elaborandolo evitando eccessivi stereotipi. Esperienza da vivere.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Ianva

02.  Sul Rogo

03.  Spettri

04.  Strega

05.  Le Janare

06.  Malombra

07.  Cuore di Terra

08.  Orchi

09.  Requiem

10.  Luce

 

Raffaella Cangero - vocals

Nicola Vitale - guitar

Rocco Cantelmo - bass

Stefano Pelosi -drums

 

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