Church of the Cosmic Skull

                                                                                         Science Finction

                                                                                         Kozmic Artifactz

                                                                                         www.cosmicskull.org

 

 

 

Chiari rimandi Hard Rock basilari per la musica di questo secondo capitolo sfornato dall’inglese Chiesa del Cranio Cosmico, accompagnata da varie esternazioni vintage fra cui un netto organo hammond. Ma i cori maschili/femminili sono quelli a cavallo tra sessanta e settanta. Un po’ non-metal, un po’ folk, un po’ psichedelici, un po’ leggeri, un po’ pesanti. La musica suonata sembra allegra e solare, ma invece lo è solo in apparenza, perché a successivi ascolti si capisce che l’atmosfera è meno luminosa e, al contrario, piuttosto seriosa. L’essenza Hippy della tipologia usata non ha connotati da veri figli dei fiori, ma una più occulta sensibilità per quanto sfumata.

Ad un primo ascolto le strutture sembrano ricche, ma poi ci si accorge che ci sono molti espedienti abbellenti, non arricchimenti strutturali di sostanza. Si tratta di mere rielaborazioni del già detto ad inizio song, che danno l’idea di un Prog-styling mentre invece si tratta di semplice forma canzone. I brani contengono suoni colorati ma non si sviluppano in varietà, anzi la struttura appare monolitica e ripetitiva; permanendo nella staticità strofa-ritornello, dove non si esce con variazioni sul tema ma si lascia che il tema si riproponga con suoni diversi, ed enfatizzandoli non se ne tocca l’essenza basilare.

E’ un mutamento formale ma non sostanziale. In questo il risultato è lasciare povero il songwriting, cercando piuttosto il cesellamento e l’abbellimento della idea di base, sviluppandola poco ma imbastendola di orpelli; in poche parole significa non evolvere il pezzo. In tal senso è chiara “Go by the River”, dove per esempio la chitarra solista ripete pedissequamente il ritornello.  Le parti centrali, in effetti,  spesso fanno pause che sono semplicemente ripetizioni del tema portante, cosa che si può notare chiaramente nella comunque bella “COLD SWEAT”. Ciò vuol dire che i brani migliori sono quelli dalla melodia meglio azzeccata senza altri meriti particolari. La title-track “SCINCE FINCTION” è una ottima presentazione che racconta bene l’atteggiamento di tutto l’album.

Le canzoni che appaiono le migliori sono comunque quelle soft come la suadente “REVOLUTION COMES WITH AN ACT OF LOVE”; la più introspettiva countryggiante “THE OTHERS” e soprattutto la bluesata traccia finale “THE DEVIL AGAIN”, sognante song dove c’è un assolo di chitarra e poi uno delle tastiere. Questi tre tutti momenti con assoli di caratura; infatti le parti soliste sono importanti per la valutazione positiva di un disco come questo. Altre volte questa formula basata sull’insistenza della linea melodica viene abusata, come in “The Cards that You’re playing”, che risulta la composizione più scarsa a causa della sua povertà, rimasta embrione e per niente sviluppata, tra l’altro con un cantato canonico e scontato ( ben 5 minuti abbondanti di inutilità). La velocità non è molto usata dalla band che però si scatena con “Timehole”, bel pezzo Hard-Rock classico, scevro da altre infarinature.

Procol Harum; Mamas & Papas; Alans Parsons; Fletwood Mac; Supertramp; Wings; queste sono solo alcune delle reminiscenze di questa idea progettuale anche se poi il tutto è spesso coniugato con l’Hard Rock. In “Cold sweat”, che  non centra niente con l’omonima canzone dei Thin Lizzy, coincidentemente, la parte del ritornello ha la voce di Phil Lynott e la stessa essenza ritmica. Musicalità elaborata con alta personalità e anche con bei pezzi rotondi, suggestivi e in grado di essere accattivanti, sebbene manchi un guizzo estremo. Tale mancanza d’accentazione è presente, per esempio, nei cori femminili che spesso rimangono su un tono lineare, senza modularsi in modo ampio, con assenza di acuti, o con assenza di cadenze particolarmente interpretative, anche se non decade mai la funzionalità delle canzoni. Un disco curioso, interessante, e al contempo di nicchia.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Science Finction

02.  Go by the River

03.  Revolution comes with an Act of Love

04.  Cold Sweat

05.  The Others

06.  Timehole (gonna build a Rocket Tonight)

07.  The Cards that You’re playing

08.  Paper Aeroplane & Silver Moon

09.  The Devil again

 

Brother Bill Fisher – lead vocals / guitars

Sister Caroline Cawley – vocals

Sister Joanne Joyce – vocals

Sister Amy Nicholson – cell

Brother Michael Wetherburn – keyboards

Brother Samuel Lloyd – bass

Brother Laurence Stone - drums

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