Side Effects

                                                                                                               Descending Rabbit Holes

                                                                                                               Rockshots

                                                                                                               www.sideeffects-band.com 

 

 

Dalla Croazia arrivano band che hanno imparato a coniugare come si deve lo spirito e la tecnica del metal classico, e non facendone il verso, ma donandogli un valore aggiunto. Se i Sage già recensiti su questa webzine,sfornano una epicità elegante, i Side Effects, attivi già da qualche anno, giocano con altro tipo di sonorità, quella che più corteggia la sensualità del blues-rock. Il gruppo lo fa ponendosi dentro l’alveo Street-HardRock-Metal anglo/americano, un po’ alla Inglorious (inglesi) e un pò alla Winery Dog (New York), leggendo tutto in chiave Progressive. Più virtuosi strumentalmente dei primi, meno rispetto ai secondi, ma sempre di grande caratura tecnica, davvero musicisti di classe. Quest’anno ecco il loro nuovo album, il quarto.

Ad aprire sta “Don’t contradict the facts” che è un pezzo dinamico dove la voce sta posta a tonalità alta, ma non è il pezzo dove essa dà il meglio di se, ed anche per questo, pur partendo bene, non è la traccia migliore che si possa incontrare in questo bel viaggio musicale; la partenza però è comunque ottima. La bellezza pura arriva subito dopo con “IN THE SHADOW OF THE CRUMBLED FORT” e con la virtuosistica “SCRATCH THE SURFACE”, due perle che prendono l’anima. Possiamo percepire un pizzico di Dream Theater in “DIVERSION” , ma giusto un pizzico perché lo stilema ne è abbastanza lontano; questa song inoltre contiene assoli davvero d’impatto, come quello del basso assolutamente ficcante. E’ mezza morbida per il cantato, mentre strumentalmente ha tonicità da vendere. L’altro bell’episodio è “THE SIREN SONG”, che contrappone la durezza della chitarra ritmica al ritornello solare. Soprattutto in quest’ultima song , come nella magica “OBITUARY OF THE COMMON SENSE”, la voce ricorda i Diamond Head; ma in qualche modo “Obituary…” possiede anche qualcosa dei Tesla, mantenendo una portanza americaneggiante. “RECOIL” termina maestosamente l’album, e l’assolo  ne è il momento topico. Degne di ascolto anche le tracce minori. Più ritmica e in qualche modo la moderna “Colorblind”, mentre in “Don’t Turn Away”, con parziale melodia che ricorda in un punto i Beatles, si hanno i Side Effects più vicini a Band come Whitesnake; Aerosmith o Guns And Roses, e quindi più vicini ai già citati Inglorious che sono quelli che attualmente sanno interpretare meglio il genere.  “Lint” invece è una buona song di Modern Metal, nel modo tipico con cui viene inteso oggigiorno. Se vogliamo fare una critica, la si può provare a fare nell’unica ballata presente, l’acustica “Hideout”, che ha la maggior pecca nel non essere stata condita con un bell’assolo, assolutamente necessario alla struttura presentata; però alla fine, pur se brano minore, è carezzevole ed è rilassante lasciarsene prendere.

Il gioco dei riff è molto persuasivo ed è sempre la base delle loro strutture; un groove pregnante che mobilita le membra. La velocità non aumenta mai, sempre cercando una ritmica che non sia troppo lineare. Infatti non è un disco dove bisogna andare a tutta velocità per trovare godimento, il virtuosismo messo al servizio della canzone in modo semplice,  e mai cerebrale, è già in grado di regalare la giusta dose di piacevolissima passione. La voce è pulita e limpidamente sinuosa. Un po’ di tonalità ricorda la malinconia dei Diamond Head, e apre a visioni aeree con le sue linee melodiche. La vicinanza alla più antica maniera di suonare il metal, quello Hard degli anni settanta, in loro prende sembianze moderne grazie all’attitudine Prog di cui si diceva, ed è un ibrido molto interessante. Le ispirazioni entrano a costruire un disco dalla forte personalità, senza che nulla di acquisito da altri divenga derivazione da esprimere scolasticamente. Al contrario, questi rocker riescono a brillare di luce propria e a portarsi a vette di alta estetica, in cui la forma racchiude in sé anche l’emozione.

Roberto Sky Latini

 

01.  Don’t contradict the Facts

02.  In the Shadow of the crumbled Fort

03.  Scratch the Surface

04.  Colorblind

05.  Don’t turn away

06.  Diversion

07.  The Siren Song

08.  Hideout

09.  Obituary of common Sense

10.  Lint

11.  Recoil

Van Mihaljevic – guitar / vocals
Marko Karacic - bass
Alen Frljak - drums

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