Ghost

                                                                                                        Prequelle

                                                                                                        Loma Vista

                                                                                                       www.ghost-official.com

 

 

 

La famiglia svedese dei Ghost è un po’ sui generis. Prima nasce misteriosa con anonimi personaggi la cui identità è nascosta da un mascheramento dark; oggi rivelatisi con Tobias Forge a fare da papa Emeritus Zero, ma in realtà un suo lavoro solista, visto che non c’è nessun altro dietro. Tobias racconta nelle sue interviste di voler modificarsi a seconda del periodo che vive, non legandosi a strutture o influenze standard; per questo la band oggi  perderebbe un po’ del suo passato metal con questo disco, legandosi a un rock più accessibile. In effetti non si respirano le vecchie esalazioni doom. Si parla di epidemia di peste, di spiritualità, del rapporto vita-morte; legando tali temi forti a canzoni spesso orecchiabili e morbide, in una contrapposizione stilistica che mette in strana posizione  l’insieme, come quando guardi una bambina che dovrebbe essere innocente stridendo in realtà con l’essere  un sinistro “fantasma”. Ma il risultato artistico regge alla prova dell’ascolto.

I primi due pezzi sono i più Hard Rock, con una verve contemporaneamente leggera e pesante, che ricorda le ariosità degli anni settanta ma anche una certa enfatizzazione fascinosa e misterica, alla maniera dei Blue Oyster Cult, con un alto livello melodico. La prima, “RATS”, è parzialmente rarefatta, mentre particolare e leggermente meno aperta la seconda, “FAITH” che esprime una atmosfera colorata a macchie di oscurità, ma sempre orecchiabile. Dentro l’opera c’è una sonorità anche commerciale con pezzi che si rifanno all’Alan Parson Project, come si evince chiaramente da “See the Light”, ma non sempre con risultati eccellenti come appunto questa song fa notare, che pur con un buono spunto, alla fine è piuttosto canonica. Stessa derivazione presenta “PRO MEMORIA” ma con un afflato ben più intrigante e bello, che evoca una fascinosa linea melodica, esente da melense circonvoluzioni; quindi una delle cose più riuscite.

E poi sembra che entrino in gioco i Boston con “Dance Macabre”, troppo levigata e troppo ruffiana, con una piaciona tastiera pop, ma che potrà essere di gradimento ai maniaci dell’AoR. L’AoR di valore reale si evince invece con “WITCH IMAGE” che usa la chitarra distorta in modo leggero per dare energia ad una linea melodica luminosa e rinfrescante. Anche la ballata “LIFE ETERNAL” possiede una bella luce, dolce e cullante, tornando essa allo stilema di Alan Parson. Molto incisiva l’introversa “AVALANCHE” che termina l’album in modo cantautorale ma oscuro.

Hanno il loro perché anche le strumentali mai fini a se stesse, anzi ben sviluppate e ben concluse come “Miasma” col suo animo prog e col suo crescendo strumentalmente tonico, grazie anche ad un sassofono che si inserisce sul finale. L’altra strumentale “Helvetesfonster” è meno significativa ma comunque non un riempitivo, da colonna sonora un po’ affettata, con pianoforte e tastiere a rinvigorire la traccia nel mezzo. La cover “It’s a Sin” è ben realizzata ma ha poco senso averla resa molto simile all’originale, per questo preferirò sempre la versione heavy dei tedeschi Gamma Ray del 1999 (l’originale è del 1987).

La sensazione è quella di respirare una magia che il suono ha fatto diventare meno misterica, ma che invece, come abbiamo detto, rimane legata all’anima scura della band e alla loro tradizionale attitudine. Lo spirito Ghost appare meno straniante, ma nel connubio di luce e tenebra, si assiste ad una eleganza di fondo che la voce stessa rende fluida e raffinata. Non possiamo dire che vi sia originalità, quanto una personalità importante dettata appunto dalla vocalità peculiare. I brani davano adito a evoluzioni di arricchimento, ma la scelta è stata quella di mantenere tutto nella semplificazione preferendo l’atmosfera al virtuosismo, e comunque l’intero progetto funziona egregiamente.

Roberto Sky Latini

01.  Ashes 

02.  Rats 

03.  Faith 

04.  See The Light 

05.  Miasma 

06.  Dance Macabre

07.  Pro Memoria 

08.  Helvetesfonster 

09.  Witch Image 

10.  It’s a Sin            (cover dei Pet Shop Boys) 

11.  Life Eternal 

 

Cardinal Copia – vocals

Nameless Ghouls – guitars / keyboards / bass / drums)

Special guest:

Minou Forge – vocals (1)

Gavin Fitzjohn – sax (5)

Mikael Akerfeldt – acoustic guitar (9)

Salem Al Fakir – keyboards

Steve Moore – synth

Tom Dalgety – percussions

LudvigKennberg - drums

 
 

 

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