Kissin’ Dynamite

                                                                                                              Ecstasy

                                                                                                              Metal Blade

                                                                                                              www.kissin-dynamite.de/de

 

 

La band tedesca oggi sforna un album di musica Heavy commerciale in senso virtuoso. Ogni song può essere un potenziale singolo da classifica. Verve accattivante infilando potenza nell’attitudine orecchiabile. Forse il disco più professionale del gruppo, all’apice della loro storia compositiva. Viene messa un po’ da parte l’essenza più Heavy Metal per dirigersi su rive meno pesanti ma non certo meno energetiche. Troviamo lo Street Metal già loro caratteristica principale, carezzando lidi suadenti come Hair Metal e Pop Metal .

Qua e là si sentono sfumate vicinanze a gruppi famosi. L’apripista “I VE GOT THE FIRE”, potente ed esuberante, inizia come con un ricordo alla Who. “YOU’RE NOT ALONE” è ariosa e melodica, ed esprime un ritornello di facile fruizione ben imprimibile nella mente, senza cadere nella faciloneria.  Tipico Street Metal con la densa e cadenzata “SOMEBODY ‘S GOTTA DO IT”. Il giro di chitarra inizale della title-track “ECSTASY” fa venire in mente i Guns & Roses, sebbene il brano sia meno sporco di come sarebbero stati gli americani,  ma l’impatto è indiscutibile e il ritornello in crescendo è efficacemente irruento. Anche l’inizio di “Wild Wind”, pezzo più Country Rock, usa la stessa terminologia chitarristica dei Guns and Roses.

Un po’ di folk Metal si assaggia nella rotonda “ONE MORE TIME” che poteva stare anche in un disco degli Elvenking o in uno di Gary Moore.  Bon Jovi fa capolino con una irruenta “NO TIME TO WANDER”, che avrebbe infiammato i palchi del periodo anni ’80 con i capelli cotonati. Waging War”, anch’essa con un respiro alla Def Leppard, si accontenta di marcare il ritmo e non di trovare una linea melodica originale, stillando troppa ruffianeria. Il pezzo considerabile come moderno è “Placebo”, senza nessun tipo di specializzazione sonora particolare, con una ritmica ballabile stile New Wave rockettara. Due tracce si rendono troppo canoniche per risultare soddisfacenti, rendendosi accondiscendenti e mielose.

Una è “Breaking the Silence” CHE, pur con una certa durezza di fondo, fa il filo al Metalcore, grazie anche al tipo di cori (nel ritornello c’è anche una linea melodica che ricorda le Tatu russe di “All the Things she said” del 2002). L’altra è la ballata “Still around” che si salva per la bella voce ma non per il songwriting scontato, fatta solo per gli occhi (o le orecchie) delle ragazze. La ballata invece che non delude è “HEART OF STONE”, voce parzialmente Coverdale che istilla pathos, chiudendo il lavoro con vibrazione emotiva.

Molta melodia e molta cura nell’arrangiamento. Poca chitarra solista degna di nota, dato che  gli assoli si fanno professionali ma non particolarmente artistici. Calda la voce. Ogni cosa è al suo posto, nessuna sbavatura, nessuna indecisione. I ritornelli, in particolare, sono caricati al massimo, con una enfasi ben studiata, e nessun passaggio è lasciato al caso. Ma non si avverte calo di tono, perché nulla appare di plastica sebbene la produzione sia altamente pulita. Non si percepisce troppa testa rispetto all’istinto, l’equilibrio è perfetto. Si tratta di musica luminosa e allegra, non c’è cupezza né rabbia, ma con dinamicità si elettrizza tutto in modo strettamente frizzante. Sono note musicali per gente che vuole sentirsi libera nel divertimento, sentendo adrenalina nelle vene; abbastanza rockettaro per avvinghiarsi in uno sbaciucchiamento al sapor di dinamite. I K.D. stanno facendo una strada che gli Scorpions hanno percorso decenni fa, quella di passare dallo stilema più ruvido a quello luccicante di ammiccamento, aumentando il tasso orecchiabile e più laccato, quindi una strada germanica già percorsa ma che oggi, negli anni della non vendita di dischi, non sappiamo se possa portare buoni frutti. Vedremo! Per ora l’album fa ben sperare per un futuro più riconoscente.

Roberto Sky Latini

 

01.  I’ve Got The Fire

02.  You’re Not Alone

03.  Somebody’s Gotta Do It

04.  Ecstasy

05.  Still Around

06.  Superhuman

07.  Placebo

08.  Breaking The Silence

09.  Waging War

10.  One More Time

11.  Heart Of Stone

12.  Wild Wind

13.  No Time To Wonder


Hannes Braun – vocals
Ande Braun – guitars
Jim Müller – guitars
Steffen Haile – bass
Andi Schnitzer – drums

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