Pain Therapy

                                                                                         Pain Therapy

                                                                                         Art Gates

                                                                                         www.facebook.com/paintherapyrockband

 

 

Un lavoro italiano d’esordio che colpisce subito per la sua maturità; è infatti una apparizione estremamente  convincente.  La verve alternativa affiora ampiamente senza però sperimentazioni strane, solo con l’attitudine espressiva che alla band fuoriesce in automatico, con apparente istintività.  Senso istintivo in contrapposizione all’equilibrio lirico e melodico curato con attenzione; giostrandosi bene tra voce e strumenti. L’ascolto vive di un ambiente che in qualche modo ha parentele con il rock italiano, ma gettando via le pastoie più pallose e meno immediate, lasciando solo ciò che funziona per diventare il più anglo-americani possibile. In effetti le sonorità oscillano tra estetiche britanniche ed esternazioni a stelle e striscie. 

L’album si apre con una inattesa traccia introspettiva, una acustica “I HATE MUSIC” atmosferica, seducente; tema musicale che viene ripreso come outro nel finale in “I LOVE MUSIC”. L’attacco d’impatto viene riservato alla seconda traccia con “WHAT HAPPENED TO MY MIND” davvero ipertrofica e ruvida, posizionata tra punk e garage-rock. Molto interessante “CRUCIFY YOUR MIND” con le sue ecletticità istrioniche, iniziando con uno strano ritmo, un reggae poco canonico. Alcune band post Ramones/Sex Pistols usavano talvolta il reggae fondendolo con la sporcizia uditiva, e il brano infatti prosegue slabbrandosi verso una punteggiatura che abbandona tale input energizzandosi adeguatamente. Uno degli altri pezzi meno standard è  “IMPRISONED IN GOLDEN AGE” che esplora una atmosfera leggermente algida, con una certa eleganza di base.

Anche quando si canta una ballata come “Sweet Journey” si sceglie il lato opposto a quello del mainstream, toccando corde intimiste che si fanno vibranti; peccato per la brevità. La modernità appare soprattutto in “Grey” anche se il legame col passato rimane forte, dalle parti del David Bowie più rockettaro. A volte le voci italiche perdono consistenza e si hanno ottimi suoni ma linee melodiche poco efficaci, troppo italianizzate; stavolta è il contrario, la voce riesce a mettersi in primo piano con alta impostazione anglosassone, aumentando la già ottima esternazione strumentale; sopperendo ad alcuni piccoli punti di calo come in “This is your song” dove il sound chitarristico si fa troppo evanescente, eccetto che nel perfetto ritornello alla Diamond Head. Tutte traccie di valore e molto peculiari; l’unica canzone che perde in personalità è la soft song “The Nights of Amman” perché nella prima parte (la traccia è divisa in due parti) possiede una vicinanza sfumata con i Led Zeppelin di “Going to California” (1971). 

Tra tutte le sezioni, come già accennato, il cantato è sicuramente un punto di forza, in grado di donare intensa interpretazione emotiva ai pezzi. La chitarra sa dove spingersi e come farlo. Anche la sezione ritmica viene fuori estroversa, e non timidamente. Non è musica moderna, ma modernamente in grado di attualizzare il passato classico degli anni settanta. La band si esprime al 100% con attitudine rock, figlia di una tradizione classica, quella più legata al suono sporco e di sfogo emotivo. In realtà il suono non è affatto sporco, grazie ad una ottima produzione tecnica, ma lo stilema tonico ne rende ruvida l’anima.

Pecche reali non ve ne sono, forse avrei apprezzato che i pezzi fossero stati più lunghi sviluppando alcune variazioni sul tema; a volte ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa. Tra ciò che manca, qualche  assolo, che invece latita anche dove starebbe bene (in “This is your song” c’è ma è sottotono).Comunque la bravura del gruppo è indiscutibile, già così ha realizzato una grande prova. Se all’inizio c’è la frase d’odio verso la musica, il finale chiude con frase d’amore per la stessa. Bè, qui, tutto questo lavoro esprime amore per la musica, grazie al calore e a certi passaggi raffinati. L’insieme dà una idea di sincerità, conquistando l’ascoltatore con il giusto senso del rock. Il Metal vero e proprio è poco presente, se non in alcuni soffi stilistici appena accennati. Lo spirito è quello storico, più primitivo.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  What Happened To My Mind

02.  Children Of Just War

03.  This Is Your Song

04.  Gummo

05.  Crucify Your Mind

06.  King Of Love

07.  Sweet Journey

08.  Grey

09.  Run Baby Run

10.  Imprisoned In Golden Cage

11.  The Nights Of Amman

12.  I Love Music

 

Jacopo Carducci – vocals

Leonardo Passigli –guitar

Alessio Forlani –guitar

Daniele Cozzi – bass

Fabio Ferrini – drums

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