Dimmu Borgir

                                                                                                          Eonian

                                                                                                          Nuclear Blast

                                                                                                         www.dimmu-borgir.com

 

 

Questo ultimo lavoro della band norvegese è il nono dal 1994; ci sono voluti otto anni dall’ultima uscita, ma eccoli riapparire vivi e vegeti. Si tratta di Symphonic Black Metal che però qui ha reso meno forte l’impronta Black per disequilibrarsi verso il sinfonismo più di maniera. Quindi è un disco da catalogare come prettamente sinfonico. E’ un album che assomiglia più alle maestosità dei Rhapsody Of Fire e delle colonne sonore piuttosto che ai simili Cradle Of Filth, a cui però rimangono affini. Di questi ultimi non posseggono i virtuosismi strumentali, ma la struttura sonora è tale da non averne bisogno, perché regge sia dal punto di vista compositivo sia da quello del fascino.

I pezzi migliori sono due splendide tracce equlibrate fra neritudine e sinfonicità. Entrambe sono ricche di musicalità ma contengono diversa anima. “INTERDIMENSIONAL SUMMIT” possiede un ritmo ballabile e cadenzato in un insieme che molto si avvicina alle caratteristiche degli Epica, ma la voce cattiva esprime durezza in modo molto ficcante, e i cori alzano a dismisura il tono magniloquente della composizione. “COUNCIL OF WOLFES AND SNAKES” invece si chiude in una atmosfera più maligna, forse la maggiormente oscura dell’album, con una intrisa vocazione all’idea di rito tribale. Davvero un episodio suggestivo che sfila in maniera lenta o veloce a seconda dei passaggi sottolineati. Appare come il brano meno sinfonico anche se ricco di input strumentalmente vari, come la parte morbida centrale. “THE UNVEILING” apre il cd senza imporsi con l’impatto da apripista, volendo invece donare una magia espressiva, che però si colora anche di suono industrial. Altro bel momento risulta “EMPYREAN PHOENIX” con la sua epica intensità. Massima epicità nel doom satanico di “Lightbringer” il quale pur elicitando una verve tradizionale concede afflati di ampio fascino. Il lato gotico si ottiene con pezzi come “I Am  Sovereign”  acuendo la contrapposizione tra oscurità e apertura luminosa; nel finale sfumando in una orchestrazione quasi ecclesiale. Difficile trovare brani minori davvero; possiamo considerare meno pregnanti i due brani che chiudono il lavoro: “Alpha Aeon Omega” per la sua canonicità e la strumentale “Rite of Passage” che promette pathos ma si riduce ad un saluto finale, non evolvendosi.

Più che cattiveria, l’album crea la sensazione di un conflitto interiore, uno sfogo condito di durezza ed eleganza, a tratti fortemente gotico. A volte le tastiere usano suoni troppo delicati (per esempio in “Empyrian Phoenix” o in “Lightbriter”) che rovinano la forza del pezzo, ma in generale nulla è fuori posto. La voce non usa il growling ma una vocalizzazione acre, che riesce ad essere espressiva e intrigante, senza strafare. E’ un album poderoso, davvero bello, una delle cose più enfatiche e alte dell’anno 2018. Attenzione, nonostante la solennità del lavoro, non è complesso ma ricco, che è diverso; la fruizione è abbastanza facile ed entra subito nelle membra dell’ascoltatore, regalando molto piacere. Forse non soddisferà appieno gli ascoltatori più estremisti, ma sarà comunque di gradimento ai metallari che amano tutte le sfumature del metal. Non una rivoluzione, né per il Black, né per il sinfonico, ma un prodotto che si immerge con gusto e sensibilità in un tema già decodificato, senza però apparire stanco. Funziona e anche parecchio.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  The Unveiling

02.  Interdimensional Summit

03.  Aetheric

04.  Council of Wolves and Snakes

05.  The Empyrean Phoenix

06.  Lightbringer

07.  I am Sovereign

08.  Archaic Correspondence

09.  Alpha Aeon Omega

10.  Rite of Passage

 

Shagrath - vocals
Silenoz- rhythm guitar
Galder - lead guitar

 

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