Stryper

                                                                                                              God damn Evil

                                                                                                              Frontiers Music

                                                                                                              www.stryper.com

 

 

Questi americani di vecchia data (esordirono nel  1984) proseguono la loro corsa(”Sanpaolina” N.D.R. ),nell’era moderna e come altri loro coetanei mantenendo la grinta necessaria ad una musica come il Metal. Esce un album che non cede a frivolezze, naturalmente nel loro tipico stilema Heavy Metal , ondeggiante fra Street e Power. Produzione tecnica pesante con scintillìo della sei corde solista e la solita bella voce melodica, ma grintosa. Una band che testimonia quanto l’età non conti nell’arte; in effetti l’ascolto ci regala una sonorità fresca e genuina, che a volte spicca come se l’adolescenza non fosse finita.

Tra le migliori tracce sicuramente l’apripista “TAKE IT TO THE CROSS”, che incede dura ma che aumenta il pathos epico e malefico con il ritornello condito di growl. E’ un inizio abbastanza impostato sulla cattiveria, ma Il Growl appare solo in tale episodio, mentre subito la seconda traccia “SORRY”, anch’essa di alto livello, ammorbidisce il sound col suo ritornello arioso, anche se l’andatura cadenzata è pesante. Ancora una leggera epicità nell’altra ottima song “LOST”, forse la più bella di tutto il disco. Il middle-time “THE VALLEY”, dall’incedere classico, si rivela anch’esso un bell’episodio, anche se una maggiore variazione sul tema l’avrebbe migliorato. L’altra middle-time “You don’t even know Me” è meno incisiva e abbastanza derivativa, ed è tra i brani poco significativi anche se fa piacere ascoltarla.

IL Power Metal di “THE DEVIL DOESN’T LIVE HERE” è invece un bell’assalto all’arma bianca, col suo bel suono di chitarra ritmica e per l’impatto dell’assolo. Puro Street Metal, per quanto pulito nel modo degli Stryper, con la title-track “God damn Evil” e con “Sea of Thieves”. Il lato commerciale non sfigura anche se si tratta di brani minori,  tanto in “Beautiful” (il cui riffing ricorda i Cinderella di “Somebody Save Me” del 1986), quanto in “Can’t Live without your Love”, traccia quasi AoR, funzionante come ballata ma certo non fondamentale. Tra le minori la migliore appare “Own Up” per la sua maggiore aggressività ben miscelata con l’orecchiabilità.

Nessuna canzone è brutta, ma non per questo sono tutte pregnanti. Manca l’apice enfatico ed emozionale anche se possiamo dire che l’insieme val bene la composizione di un disco. L’album prima di questo (“Fallen” del 2015) aveva proposto una maggiore bellezza di songwriting, mentre qui ci troviamo piuttosto nello standard minimo necessario per rimanere comunque in una sana dose di bontà espressiva. Il fatto di avere una manciata di buoni brani ha spinto la band a rifarsi viva, ed è sufficiente per dare ancora olio agli ingranaggi live e stimolo a proseguire la vita da kid metallaro. Il cantante rimane abile alla leva canora e si diverte quindi anche a giocare con gli acuti. Non è un gruppo di virtuosisti, e qui meno che altrove, hanno limato le loro caratteristiche espressive, per aumentare invece quelle tecniche. Suoni bilanciatissimi e potenza impressa a dovere nella forma di registrazione. Gli Stryper non devono dimostrare nulla a nessuno, e restano ancorati con fede “metallica” al genere che li ha sempre contraddistinti quali rocker di classe. L’unica fede utile per realizzare buona musica.

Roberto Sky Latini

 

01.  Take it to the cross

02.  Sorry

03.  Lost

04.  God damn Evil

05.  You don’t even know Me

06.  The Valley

07.  Sea of Thieves

08.  Beautiful

09.  Can’t live without Love

10.  Own up

11.  The Devil doesn’t live Here

 

Michael Sweet – vocals / guitar

Oz Fox  - guitar

Perry Richardson – bass

Robert Sweet - drums

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