Eldritch

                                                                                                  Cracksleep

                                                                                                  Scarlet Records

                                                                                                  www.eldritchweb.com

 

 

Quando si parla di ProgMetal l’Italia è sicuramente una delle fortezze che difende il genere e questa band è da sempre sugli scudi in questa battaglia d’attacco (non di mera difesa), con armi compositive di alto livello. Suoni moderni che contraddistinguono identitariamente alcuni gruppi tricolori come per esempio Empyrios, ma anche gli ultimi Arthemis.

La domanda che spesso mi pongo è questa: Mularoni con le sue produzioni, facendo scuola, e toccando direttamente molti lavori italiani, sta modellando tutti su se stesso, appiattendo il panorama nostrano, o lo sta alzando a livelli che nessuno avrebbe raggiunto senza di lui? Sarei propenso per riconoscere a Mularoni (che ha mixato questa opera) il genio che lo pone tra i grandi del nostro mondo metallaro, dato che, ancora una volta ciò che tocca funziona, e questo degli Eldritch funziona alla grande. Infatti in codesto dodicesimo album,  essi sparano dritto, anche se non è certo tutto merito di Mularoni.

“RESET” è una song energetica con un ritornello lontano da clichè, fortemente ficcante; uno dei pezzi migliori che dopo l’intro perfettamente funzionale apre come si deve l’ascolto. Altra stupenda Heavy song è “ABERRATION OF NATURE” che usa la velocità ma anche una riffica greve e imponente. Molto chiaro è l’approccio intenso della loro pesantezza quando si sente il rifframa di “VOICES CALLING” che sta tra i migliori episodi non solo per la cattiveria, ma anche per una rotonda linea melodica tra il teso thrash delle strofe e il ritornello avvincentemente solare; oltre ad un incedere solistico, pur breve, però tra i più riusciti, e poi c’è un growl perfettamente integrato.

Classica classica “Staring at the Ceiling” che dona quel pizzico di pathos superiore alla media del disco. “My Breath” è una ballata che sa parzialmente di Manowar e parte di Metallica anche se alcuni passaggi vocali mi fanno venire purtroppo in mente l’Emo-rock, senza brillare troppo quindi ma con degli spunti interessanti che però non evolvono; non è un brano da bocciare ma resta minore. Guardando al loro lato soft, molto meglio la finale “Hidden Friend” che regala una emotività di tipo malinconico piuttosto densa (anche qui pathos al di sopra della media) .

La voce, un po’ alla Savatage, a volte non è tecnicamente perfetta, è però così riconoscibile per timbro che rende in tal senso un servizio utile al combo. La ricerca dell’ugola è sempre quella di seguire l’idea di una melodia, rimanendo esenti da urla o vocalizzi virtuosi, scegliendo il senso interpretativo al posto di esternazioni ad effetto. Ciò non significa che a volte non sarebbe stato bello uscire di più dall’anatomia della linea melodica, aggiungendo pennellate di schizzi. Ad ogni modo non ci sono cadute di spirito, viene sempre lasciato inalterato il valore dei pezzi. Le chitarre sanno impostare sia le intelaiature riffiche che la tela solistica, avendo chiara la necessità espressiva delle singole canzoni.

L’essenza è strettamente Metal, mentre il senso Progressive è dato dalle variazioni ritmiche e dagli assoli; del resto se i Queensryche sono considerati Prog è solo per certe semplici digressioni più che dalla forma strutturale. Lo stesso discorso vale per questo gruppo che nella sua raffinatezza cerca qualcosa in più della sequenza strofa-ritornello-assolo pur rimanendo incentrata in tale schema classico. L’atmosfera evoca aperture ariose dentro un alveo leggermente gotico e decadente. Forse non è per me il loro migliore lavoro, ma credo sia solo una questione di gusti. Cercate di capire che l’arte possiede anche una propria oggettività, e qui siamo oggettivamente dalle parti del bel metal.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Cracksleep

02.  Reset

03.  Deep Frost

04.  Aberration of Nature

05.  My Breath

06.  Silent Corner

07.  As the Night Crawls in

08.  Voices calling

09.  Staring at the ceiling

10.  Night Feelings

11.  Hidden Friend

 

Terence Holler – vocals

Eugene Simone – guitars

RudiGinanneschi – guitars

Alessio Consani - bass

Raffahell Dridge - drums

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