Spiders

                                                                                                            Killer Machine

                                                                                                           Spinefarm

                                                                                                           www.facebook.com/wearespiders

 

 

Non si tratta degli Spider britannici e nemmeno di quelli americani (entrambi degli anni ’80), questi non sono il RAGNO al singolare, ma i RAGNI al plurale. Questi ragnetti sono sempre rock, ma senza nessuna tendenza a somigliare a quelli. Negli anni ’70 le band suonavano come veniva, complice anche la continua sbornia di alcool e droga. Molti i filler e i pezzi che talvolta non erano ben presenti in sé stessi.

Oggi, quando i gruppi vogliono riappropriarsi di quegli stili vintage, lo fanno con la consapevolezza moderna di infilarci un arrangiamento del tutto ragionato, che non abbia cadute di tono. E sanno come fare, mantenendo anche un senso di immediatezza e naturalezza, perché sanno pensare anche queste caratteristiche. E lo fanno perché amano il genere, si sente. La bravura è ineccepibile, posta al servizio della sensazione oltre che della tecnica. Non sono mostri ma attenti esecutori.

“SHOCK AND AWE” preme sul riff e la batteria schizza dinamica col 4/4 elaborando una song elettrizzante. Anche “BURNING FOR YOU” segue la stessa traccia comportamentale ma ha un’anima più scanzonata. La ritmica da southern rock di “LIKE A WILD CHILD” cambia col ritornello quasi funky-disco che ricorda i Nazareth del ’77, da bere con grande divertimento. Il rock duro più irruento c’è e appare con “SWAN SONG” che viene eseguita senza nessuna forzatura come se fosse perfettamente confacente al combo. Fa ridere ascoltare “Higher Spirits” che inserisce un ritmo discotecaro in grado di dare piacere pure a un rockettaro come me, e anche qui rimanendo nel periodo storico scelto.

Appare persino la psichedelia con “So Easy” che di questi tempi si chiama Stoner Metal, ma che al tempo era semplicemente considerato Hard Rock o Rock. La voce dal timbro basso trova la sua dimensione confacente, dalla espressività calda, nella ballata “Don’t need You”. Un brano come “Heartbreak” scivola fuori dalla competenza hard e vira verso band come Jefferson Airplane, utillizzando una espressività che va più indietro verso l’era a cavallo tra ’60-’70, anche grazie all’armonica a bocca e alla parte solista della seconda parte.

L’ascolto è libero da ruggine, tutto scorre bene e offre genuinità.  E’ musica che sa liberare il puro divertimento senza banalizzasi. Terzo album davvero gustoso per questi svedesi preparati che sanno dove vogliono andare a parare. L’ispirazione deriva dalla metà degli anni settanta, tra il ’76 e il ‘78, in quell’ambito che aveva visto nascere il punk ma voleva rimanere Hard Rock e che non sapeva ancora cos’era l’Heavy Metal ma non voleva risultare troppo cerebrale.

E gli Spiders cavalcano quell’idea con grande bravura, mettendo mano a pezzi funzionali sia per songwriting che per attitudine. Canzoni davvero guizzanti e piene di umore rockeggiante. La voce non è virtuosa ma calda dal tono basso che però possiede quella sensualità tutta rock. La chitarra invece è virtuosa e sa calare dei begli assi distorti. Talvolta ci sono sprazzi che ricordano il proto-metal, del resto i Motorhead non esordirono nel 1977? E quindi la band rimane ancorata sempre al periodo scelto. Questo non è falso metal, questa è la freschezza di chi vive e comprende il senso del rock e ha la nostalgia di volerlo far rivivere, anzi il desiderio di viverlo immergendovisi. E rende possibile anche all’ascoltatore tornare al periodo d’oro del valore che fu.   Sono perfetti.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Shock And Awe

 

02.  Dead Or Alive

 

03.  Burning For You

 

04.  Killer Machine

 

05.  Like A Wild Child

 

06.  Higher Spirits

 

07.  Swan Song

 

08.  So Easy

 

09.  Don't Need You

 

10.  Take What You Want

 

11.  Heartbreak

 

 

 

Ann-Sophie Hoyles – vocals

 

John Hoyles – guitars

 

Olle Griphammar – bass

 

Ricard Harryson - drums

 

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