White Wizzard

                                                                                        Infernal Overdrive

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E’ quando senti dischi come questi che capisci di non  poter abbandonare l’Heavy Metal classico. Gli statunitensi White Wizzard di oggi sprigionano una vena artistica suggestiva e ispirata. Quarto album dal 2010 e sei contento che esistano ancora.L’apripista title-track “INFERNAL OVERDRIVE” è il pezzo cattivo, con la sua oscura potenza di sacralità quasi sacerdotale, che evoca teatralmente una enfasi di una certa malìa, possiede assonanze con il cantato Halfordiano di Painkiller ma senza infastidire dato che non risulta ingombrante. Il resto delle song sono molto meno grevi, ma sempre con una incrostatura di pesantezza.

Gli Iron Maiden fanno capolino ben chiaramente in due pezzi: la cavalcante “Storm the shore”, e soprattutto la lunga traccia “Voyage of the Wolf Raiders” (la migliore delle due è la prima), pezzi che non fanno parte del meglio dell’album ma che sono ben riusciti. La parzialmente folkeggiante “PRETTY MAY” invece è davvero intrigante grazie ad una linea melodica azzeccata, lucente e aperta, che esce dai canoni generali del lavoro, regalando un guizzo di spensieratezza, sempre esprimendo una forza metalrock e passando per una lunga parte strumentale e solista (1’20” su 3’18”).

Un po’ di malinconia in quella che può definirsi canzone meno diretta e più cerebrale quale “CHASING DRAGONS” si pone; semplificandosi poi con un OOOh  OOH a metà della parte solista ma che essendo una mini suite di più di otto minuti si basa su uno sviluppo diversificato, come dimostra la parte dell’interessante assolo molto vicino alla modalità jazz. “CRITICAL MASS”, altra suite, vuole vivere anch’essa alla luce dell’Halford judaspriestiano più arrembante con un cantato per metà situato sulle note più alte dell’ugola, ma anche con un ritmo incalzante e un songwriting eclettico ed un suono più moderno.

Ma la vera suite del full-lenght è l’episodio finale “THE ILLUSION’S TEARS” che si apre con una melodica soffice morbidezza la quale si intercala con parti da midlle-time, in un cercare ampio respiro rarefatto per farsi cullare, calando di valore un po’ nella parte successiva più veloce in cui la linea cantata perde originalità, rifacendosi però adeguatamente nell’assolo e nell’altra parte cantata post-assolo.La band non è di base N.W.O.B.H.M., ma trae alcune sonorità da quella scia stilistica riuscendone ad aumentare l’atmosfera (a volte si avvicinano ai Warlord). Il valore aggiunto è l’abilità del cantante di modularsi con grande personalità dentro melodie mai banali. Senza alcuna indecisione, la band prova diverse soluzioni comunicative e sa come si costruisce un pezzo, non lasciando che si perda il senso emozionale della fruizione.

Essi sanno evitare di elaborare pezzi che abbiano solo un riff vincente mal condotto, dosando invece con perizia tutti gli elementi. Americani si ma di stampo inglese, con tante belle idee in testa qui ottimamente sviluppate in maniera coerente. I W.W. possono essere annoverati tra le band migliori perché hanno raffinatezza e classe, che questo disco sprigiona insieme a potenza e incisività. Questa è una opera che zittisce chi pensa all’Heavy Metal come a sola musica adolescenziale. Qui siamo di fronte alla vera musica.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Infernal Overdrive

02.  Storm the Shores

03.  Pretty May

04.  Chasing Dragons

05.  Voyage of the Wolf Raiders

06.  Critical Mass

07.  Cocoon

08.  Metamorphosis

09.  The Illusion’s Tears

 

Wyatt Anderson – vocals

James La Rue – guitars / synth

Jon Leon – guitars / bass /synth

Dylan Marks - drums

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