Royal Hunt

                                                                                                                              Cast in Stone

                                                                                                                              North Point Productions

                                                                                                                              www.royalhunt.com

 

 

La band danese del tastierista Andrè Andersen non vuole saperne di lasciare, e cerca di aumentare il proprio tasso enfatico. Si percepisce l’esplicito intento di voler dire ancora qualcosa di significativo dopo  ventisei anni di vita discografica. Il “capoccia” del gruppo, nelle interviste, non parla mai in modo umile, ma dobbiamo dargli atto di essere riuscito, come altre volte, a confezionare un full-lenght di tutto rispetto.

Il primo brano del disco è una corale impattante song da concerto; infatti FISTFUL OF MISERY” tocca il lato più estroverso del modo di concepire il proprio sound. La tastiera alla Lord introduce una sentita “The Last Soul alive” la cui chitarra ritmica ricorda i Rainbow, ma anche quando si fa solista, la sei corde rimane nell’alveo Blackmoriano che vuole assomigliare al lato più duro dei Deep Purple, e vi si trova anche una splendida aria solista della tastiera che duetta con la sei corde. Dà un bella sensazione la chitarra acustica dell’inizio che si integra con un basso suadente in un intro soft strumentale per una “SACRIFICE” che invece si rivela piuttosto corposa e anche dura secondo i canoni di una band mai troppo cattiva, ottenendo uno dei pezzi più belli e meno commerciali del disco.

Che la band sappia donare qualcosa di sé nonostante viva del solito tipo di ispirazione, è chiaro da un pezzo strumentale come la title-track “Cast in Stone” che pur generando un barocchismo da musica classica è in grado di colpire con impetuosità. Con un minuto e dieci secondi di entrata strumentale intrigante, arriva una canzone di Hard Rock che le tastiere e la chitarra riempiono di ariosità morbida ma densa; si tratta di “A million Ways to die” che funziona come pezzo da singolo.

Più epica di tutte la cavalcata “REST IN PEACE” che possiede una certa animosità metal più moderna nonostante il contenitore classico. Interessante “SAVE ME II” che, uscendo dall’estetica globale, si butta un po’ verso una esternazione americaneggiante; anche se la voce femminile non è all’altezza della situazione, la song è meritoria.

Anche se il leader è un tastierista la chitarra dice la sua con tonica presenza, e non è mai una semplice comparsa. Le parti strumentali sono sempre eccitanti e vanno alla ricerca di una grinta ben più irruente di quanto facciano le parti vocali. L’ugola, dal canto suo, non si accontenta di seguire la linea melodica, ma s’impegna a elaborare una ampiezza che aumenti il senso di grandeur delle composizioni. La sua riconoscibilità è un dato estremamente positivo, e rende il tutto ben lontano dall’anonimato. Le tracce girano sempre intorno allo stesso minutaggio medio-lungo andando dal minimo di 3’35” (ma è l’unica sotto i 4 minuti) al massimo di 7’54”, in tal modo non volendo lesinare nulla, ma tirando fuori da se stesse il più possibile, mantenendo però costantemente una comunicatività diretta escludendo arzigogoli.

Qualcuno ha criticato la produzione, in effetti si poteva fare meglio, ma tutto suona più che in modo soddisfacente. A differenza di Axel Rudi Pell che pare non riuscire a regalare qualche guizzo in più, i Royal Hunt non cercano di sedersi sugli allori, rimangono nella loro cifra stilistica andando però a cercare quella sensazione speciale che renda magico ogni passaggio. Rispetto a “X” (2010); “Show Me how to Live” (2011) ed “A Life to die for” (2013)  qui dentro si sente molta più dedizione.

 

Roberto Sky Latini


01. Fistful of Misery
02. The Last Soul Alive
03. Sacrifice
04. The Wishing Well
05. Cast in Stone
06. A Million Ways to Die
07. Rest in Peace
08. Save Me II


D.C. Cooper – vocals
Jonas Larsen – guitar
André Andersen – keyboards
Andreas Passmark – bass
Andreas Johansson – drums

 

 

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