Kamelot

                                                                                                                   The Shadow Theory     

                                                                                                                   Napalm Records

                                                                                                                   www.kamelot.com

 

 

Siamo al dodicesimo full-lenght dal 1995. Parlare di Power band per gli americani Kamelot è poco, nella loro musica c’è sia il prog, che il symphonic che anche il gotico. Con questo terzo lavoro il cantante, ormai non più nuovo, conferma le sue raffinate abilità. Aver sostituito il grande Roy Khan imitandolo senza caduta alcuna è stato sin da subito un fatto eccezionale, ma oggi abbiamo ricevuto da lui l’idea della consistenza vocale che appare molto più capace di modularsi del suo predecessore.

Si parte con una “Phantom Divine” che funziona perfettamente come apripista, melodica e veloce,  ma certo appare uno dei pezzi  più standard e meno sorprendente per il linguaggio compositivo dei Kamelot.  Anche “Ravellight” fa parte di quegli episodi perfettamente sovrascrivibili a cose del passato. Sulla scia dei Nightwish ecco l’attitudine sinfonico/gotica di “Burns to embrace” con un bel finale enfatico eseguito da un coro di bambini. Ma il meglio è rappresentato dall’ariosa “AMNESIAC” col suo ritmo cadenzato ballabile, le sue tastiere effettate, il riff dal giusto groove, e il ritornello liberatorio. La ballata fà bella mostra di sé “In Twilight Hours”, cantata emozionalmente in duetto con la teutonica Jennifer Haben dei Beyon The Black. “KEVLAR SKIN” è uno dei pezzi migliori non per la linea melodica ma per la parte strumentale davvero potente. Momenti  troppo ruffiani purtroppo ci sono, per esempio “Static” strizza l’occhio ha un certo modo melenso di fare Pop, solo che l’arrangiamento pompato riesce a mascherare la cosa. Comunque le cose meno riuscite sono ben bilanciate dalle cose più funzionanti. La dinamica  “MIND FALL REMEDY” è frizzante e anche cattiva con la voce ospite  di Lauren Hart che sforna un growling circoscritto ma efficace. “VESPERTINE (MY CRIMSON BRIDE)” è il brano che nella sua morbidezza, pur essendo un 4/4 veloce, sembra un Frank Sinatra del Metal, e il pezzo affascina per la sua sinuosità delicata quasi commovente, da musical esuberante. La mini-suite “THE PROUD AND THE BROKEN”, di 6’ e 24 “, definisce il tasso epico, non rutilante ma comunque presente, di una band che sa rendere vibrante il pathos di ogni viaggio musicale.

Tematica del disco la psiche dell’essere umano, e le sue difficoltà a relazionare; è confortante vedere che i gruppi cercano ancora di parlare di cose serie. Dal punto di vista artistico musicalmente, se da un lato la band appare in alcuni brani pedissequamente uguale a sé stessa, dall’altra ha colpito nel segno con pezzi davvero belli. Se di una pecca può trattarsi è che questo album non ha una caratterizzazione che lo rende riconoscibile, nel senso che col precedente poteva fare doppio album se fosse uscito contemporaneamente. Però dei pezzi che emergono più degli altri ci sono e basta questo per rendere l’accentazione del disco positiva. Alla fine la qualità è alta e il piacere di fruizione è notevole. Del resto parliamo di un  grande gruppo, e non di realtà minore.  Qui non siamo ai capolavori che vanno da “Karma” a “Poetry for the Poisoned”, ma la bellezza dei Kamelot non si discute.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  The Mission

02.  Phantom Divine (Shadow Empire)

03.  Ravenlight

04.  Amnesiac

05.  Burns to Embrace

06.  In Twilight Zone

07.  Kevlar Skin

08.  Static

09.  Mind Fall Remedy

10.  Stories Unheard

11.  Vespertine (my Crimson Bride)

12.  The Proud and the Broken

13.  Ministrium (Shadow Key)

14.  The last Day of Sunlight (Bonus Track)

 

Tommy Karevik – vocals

Thomas Youngblood – guitars

Oliver Palotai – keyboards

Sean Tibbets – bass

Johan Nunez – drums

Guests:

Lauren Hart – vocals tracks 2; 9; 12

Jennifer Haben – vocals track 6

Sascha Paeth – guitar / vocals track 12

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