-A light in the Dark- 

“Dicono alcuni che finirà nel fuoco il mondo, altri nel ghiaccio.Del desiderio ho gustato quel poco che mi fa scegliere il fuoco.Ma se dovesse due volte finire, so pure che cos’è odiare,e per la distruzione posso dire che anche il ghiaccio è terribile e può bastare”.

(Robert Lee Frost) 

La mia intro é l’apertura del sigillo di questa serata musicale, avuta per gentile concessione del locale Monk di Roma e per il colpaccio dell’organizzaione Dark veils che ha portato a Roma un nome quale gli In mourning, proprio come la copertina del loro ultimo lavoro “Afterglow”, dove un imponente faro si staglia fra onde incontrastate loro sono l’ennesima conferma che la Svezia ed il Nord Europa danno vita solamente a creature simildivine non a band. Ma veniamo alle origini della serata ed ai gruppi spalla seguiamo insieme la luce di questo faro nelle tenebre eterne...... 

-Ars Onirica- 

Prima band a calcare il palco sono i Capitolini Ars Onirica, all’attivo dal 2004 ma con in produzione un unico demo del 2004, poi il silenzio dovuto agli impegni del mastermind Alessandro Sforza con l’interessante progetto Invernoir e il meno forse Lykaion. Di questa prova odierna tre brani proposti in sede live, purtroppo al cospetto di ancora poche persone, era veramemte precoce per l’inizio di uno show serale. Devo dire che la proposta è buona , anche se più che un ritorno alle sonorità del passato ho visto l’accostarsi di più al progetto madre Invernoir, infatti le parti vocali sono svolte da mr. Sforza e non più da Agares e da Adrian oramai lontani dai riflettori del metal.

Non ho sinceramnte molto su cui parlare anche perchè i pezzi proposti sono nuovi e neanche lontanamente riconducibili al loro passato. Quello che alla fine ho visto è una band con buone intenzioni ma a livello musicale ancora veramente acerba ed impersonale ,vuoi forse il periodo revival in cui il death doom (stile Katatonia) và alla grande, allora c’è questa spinta forzata sull’acceleratore per cercare di accaparrarsi più pubblico, ma non stiamo parlando di gemme luminescenti tipo Novembre e Foreshadowing. Anche se in conclusione le premesse per trasformare la crisalide in farfalla ci sono tutte e di questo se ne sono accorti anche i presenti, c’è solamente d’aspettare un pò........che i tempi siano congrui...

 Buona la prima

 

Setlist: 

01.United In gloom

02.Erased

03.In Between 

 

-Membri del gruppo- 

Alex - Guitar and Voice

Fabio - Guitars

Valerio - Bass

Andrea - Drums 

Non ci sono foto N.D.R

 

-Antarktis- 

Con i Svedesi Antarktis alziamo veramente la serata di livello esponenziale. Cinque i brani proposti dalla loro unica creatura intitolata Ildlaante del 2017, un perfetto connubio fra Post rock, metal doom, shoegaze come se gli Amenra e gli Unearthly Trance si fossero fusi con i migliori Alcest. Partono con la potentissima Aurora, brano che ti entra dentro fino al midollo, le chitarre i ritmi sincopati a mid tempo, come la voce di Odino che risveglia gli Dei del Nord. Poi che attacco con la seconda Svalbard, come una barca alla deriva dei fluttui delle maree del freddo e gelido mare Scandinavo. Molto evocativo l’inedito Rusting Sun, dova ha farla da padrone oltre alle armonie create, è l’incredibile performance del giovanissimo batterista Jonas Martinsson, i miei più sinceri complimenti un vero prodigio. 

Si prosegue con la quarta Ildlaante la title track dell’album, eterea come la miglior composizione degli Sham Rain mista a Pornography dei Cure, veramente sonorità malate e bellissime allo stesso tempo. Per chiudere con Cape Meteor pt.1 dove il barbuto e vichingo singer dà tutto se stesso, qui c’è veramente classe, ad accorgesene anche il pubblico entusiasta della prova (io ho ancora i brividi sulla schiena) per i solos di chitarra nella parte finale, ma soprattutto perchè in questa creatura pulsa la metà della band In Mourning. Uno scroscio di applausi in chiusura, per la performance di uno degli album dell’anno, mi sono pentito di non averlo acquistato, ma avevo ahimè già provveduto con i quattro cd degli In Mourning. 

Ragazzi a voi, Skol.

 

Setlist: 

01.Aurora

02.Svalbard

03.Rusting Sun

04.Ildlaante

05.Cape Meteor pt1 

 

Membri del gruppo 

Tobias Netzell - guitar, vocals

Bjorn Pettersson - guitar, vocals

Daniel Jansson - bass, vocals

Jonas Martinsson - drums 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Clouds-

 Terza band a dare inizio alle danze il supergruppo di funeral doom black/death Clouds , provengono da Regno Unito, Finlandia, Isole Faroe e Belgio. Una proposta interessante che attinge un misto di sonorità fra Skepticism, Anathema, Katatonia ed i Portoghesi Desire. La band parte decisamente bene con un’atmosfera molto sulfurea e cupa dietro al palco, lo sfondo di un albero in mezzo ad una radura d’autunno con un corvo appollaiato sopra, molto d’effetto durante l’interpretazione profonda del cantante, con vocalizzi di voce eterea ,mista ad un growl molto profondo, quasi un ruggito dell’anima accompagnato da questo pesantissimo, suono d’accompagnamento degli altri strumenti, come una lenta discesa negli abissi del vuoto eterno. 

Tutto è proceduto bene, è la gente era quasi catturata da questa interpretazione quasi mistica e molto personale, come a raccontare ed esternare dolori interni e del creato, ma tutto ciò purtroppo secondo me è andato a sfumare con l’entrata della vocalist femminile a mio avviso inadatta al ruolo che andava a coprire, quasi a disturbare quel senso di perfezione creato perchè troppo diversa dalle sonorità proposte finora, si è provato ad un certo momento un senso di stanca e forzatura nei suoni, infatti molta gente ho visto che ad un certo momento è uscita dalla sala. 

Il palco era tenuto bene dalla band e dal nerboruto e tatuato vocalist , ma non me ne voglia a male per quello che ho detto sulla gentil donzella , infatti a priori sono molto poche le voci femminili che mi colpiscono(Sins of Thy beloved, Sopor aeternus, Arch Enemy,Tristania),non manca molto secondo me al passo del successo di questa straordinaria band, qualche piccolo accorgimento ma ci siamo quasi. In conclusione una buona interpetazione anche apprezzata dal pubblico che mano a mano che la serata proseguiva aumentava di numero, ed un enorme plauso ai due chitarristi che ci hanno deliziato con armonici e delle sweep alternate veramente da sogno. 

Interpretazione quindi sostanziale.

 

Setlist: 

01.You went so silent

02.Nothing but a name

03.Heaven was blind to my grief

04.In this Empty Room

05.How can i be there

06.If these walls Could speak

 

Membri del gruppo 

Daniel Neagoe - vocals

Alexandru Cozaciuc - guitar

Lucian Adrian Breaz - drums

Alexandru Costin - guitar 

Inderpal Sagoo - bass

Georgia Karpouzi "Gogo" - female vocals

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-In Mourning- 

Ora è il momento tanto atteso della serata arrivato in chiusura ma ne valeva la pena aspettare. Un’eccezionale band che fa capire quanto la Svezia sia fonte di musica di qualità, con soli quattro album all’attivo(quattro perle del progressive death melodico) esclusi i cinque demo , riproposti nei dodici brani in sede live, in maniera impeccabile ove i musicisti danno veramente il massimo del loro impegno. Un plauso al guitar hero Tim Nedergard la vera up, l’asso sella band, con le sue folli corse sul palco ed i suoi virtuosismi e tecnicismi che fanno invidia alle vecchie leve metal, la voce di Tobias Netzell un Dio seduto sul trono di una montagna di fuoco che flagella il male , vocalizzi perfettamente equilibrati fra clean (tipo alla Mikael Akefeldt degli opeth per intenderci) e growl (impressionante). 

Il primo quartetto di brani Call to Orion, The Smoke, Below Rise to the above, Vow To conquer the ocean, non lasciano spazio alle emozioni con rif strettissimi ed aperture melodiche degne di un black water park degli Opeth evoluto, come se questi ed i Pagan’s mind si fossero fusi insieme. Adoro i mid tempos creati come al terzo minuto in poi di Call to orion, l’inizio shoegaze di Below rise ed, il suo proseguio al quinto minuto di levare energia che ti penetra dentro nelle ossa ove non puoi sottrarti. 

Un attimo di respiro con l’interludio di pianoforte Sirens la quiete prima della tempesta, infatti l’incedere monolitico della canzone successiva, apre a vojage of a wavering mind, un viaggio negli abisssi del mare e le sue creature sconosciute, del mondo Cthulhu l’antico personaggio di un romanzo visionario di Lovercraft, Il brano rende perfettamente l’idea . Abbiamo un salto nel passato con Amnesia brano propriamente death e Tidal Sleep sempre dal salmastro Weight Of Oceans, come un relitto di una nave fantasma alla deriva, che introducono uno dei migliori pezzi che abbiano mai creato Fire and Ocean, non puoi distrarti, svaniscono anche i migliori annihilator sotto  questa maesta di suoni. 

Proseguono con la granitica With you came silence e la tecnicissima black lodge dal loro primo lavoro,questo per far capire che è una band a dir poco camaleontica nella scelta dei brani in esecuzione live, come lo è stata nel produrre album sempre diversi uno dall’altro, per chiudere infatti la serata con la prog metal cadenzata in alcuni frangenti ho sentito anche cose dei migliori Pantera di Vulgar display of Power, non vorrei esagerare ma il loro guitar hero Tim sembra aver presso molto dal sound del fu mastro Dimebag Darrel. A chiusura tanti applausi, gente entusiasta dello show e musicisti disponibili a fare foto con il pubblico presente.  Questa band ha classe da vendere e lo hanno dimostrato ponendosi ora fra i maggiori vertici della scena Svedese. 

Report a cura di Fabio Berserk

 

-Setlist- 

01.Call To Orion

02.The Smoke

03.Below Rise to the above

04.Vow To conquer the ocean(Sirens)

05.Voyage of a wavering mind

06.Amnesia

07.Tidal Sleep

08.Fire and ocean

09.With you came Silence

10.Black Lodge

11.Colossus

 

Membri del gruppo 

Tobias Netzell-Vocal,Guitar

Tterab Dys –Bass

Bjorn Pettersson-Guitar- occasional vocal

Tim Nedergard-Guitars

Daniel Liljekvist-Drums


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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