Dark Horizon

                                                                                                     Aenigma

                                                                                                     Underground Symphony

                                                                                                     www.facebook.com/darkhorizonband 

 

 

Copertina gotica, ma gli italiani Dark Horizon suonano ben altra musica, con un sound tutto Power Metal attraverso oscillazioni che vanno dall’Hard Rock al Progressive aggiungendo qualche spruzzata sinfonica. Riff funzionanti, melodie ricercate e songwriting pregnante. Davvero uno degli album più significativi dell’anno 2018, dall’estetica chiara e lucente. C’è una fluidità riuscitissima che ne permette una notevole scorrevolezza, sembra tutto molto naturale, e soprattutto molto ben incastonato.

“BACK TO THE REAL” parte subito alla grande con ampia ariosità Power e tastiere raffinate. L’eleganza è parte intrinseca del loro stile e con “ANOTHER LIE” se ne testimonia appunto l’essenza, viaggiando su lidi alla Royal Hunt con un middle-time che avanza corposamente. Un po’ di riff moderni e un leggero tocco sinfonico in “Future World”, che esce come un divertimento alla Avantasia, orecchiabile e al tempo stesso tonico, seguendo le tracce di un Sammet che ormai fa scuola. L’inizio di “TIME IS A HEALER” è uno dei momenti più enfatici e belli strumentalmente che li affianca a tipicità di Kansas e similari, ma il pezzo è sicuramente al vertice di questo disco, dove anche la linea melodica del cantato, sentita e densa, appare piena di pathos realizzando una mezza ballata.

Non manca il ritmo fluidamente cadenzato e la sinuosità della morbidezza che “NEVER AGAIN” sa esprimere con semplice spontaneità, libera da forzature e facendo capire che la bellezza della band gira a tutto tondo senza mai perdere sostanza. Tra le power song più dure troviamo “HELL FIRE WHEELS” senza che venga meno un cantato melodico affascinante oltre a parti soliste davvero intriganti. Il pezzo meno personale può essere individuato nella pur piacevole “Sirens Voices” di matrice olandese tipo gli ultimi Within Temptation, che cerca la facile commercialità sebbene l’arrangiamento cerchi di arricchirne la confezione. Chiude bene “The Avengers” che si rifà al metal tedesco del solito Sammet, fornendo altra bellezza al finale, con anche una certa modernità.

Non ci sono filler perché ogni singola nota è studiata a dovere dentro canzoni che se ne svolazzano belle alte. La voce è un po’ nasale ma con abile capacità espressiva che non tende a osare ma neanche a fare solo il compitino estetico. Diciamo che non è una vocalizzazione virtuosistica. Il timbro ricorda un po’ Di Cioccio della PFM. Una voce più bella o più potente sarebbe potuta risultare meno di carattere, mentre la caratterizzazione dell’ugola di Quassolo è un punto di personalità ficcante, grazie al fatto che è gestita sapientemente. Questo quinto full-lenght li pone nel podio dei migliori, in un podio che potrebbe farli competere a livelli internazionali. La chitarra ritmica offre sezioni sonore più legate agli anni settanta come anche riff dal suono contemporaneo con un certo groove; mentre gli assoli chitarristici si legano bene al contesto, integrandosi con maestria inserendosi variamente.

Importante ruolo hanno anche le tastiere che offrono un ampliamento di classe a tutto l’insieme, anzi sono un elemento che amalgama in maniera intelligente e ispirata la struttura dei brani. I Dark Horizon non raggiungono l’eccellenza con questo album dato che l’avevano già raggiunta, addirittura qui si perfezionano. Non brani lunghi, ma ognuno sembra così ricco da dare un senso pieno all’ascolto, e la parte strumentale è densa anche se in realtà non si dilunga mai. Quest’anno è uscito alche il disco dei Royal Hunt, che ha qualche affinità nel genere suonato, bè, questo album dei Dark Horizon è di gran lunga superiore e molto meno ruffiano, e comunque con uno stile differente. Il piacere che si prova all’ascolto non si basa solo sulla melodia, ma anche sulla configurazione estetica dell’arrangiamento davvero ben delineato. 

uesto quinto full-lenght li

 

 

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Back To The Real

02.  Another Lie

03.  Future World (guest: Johnny Lindqvist dei Nocturnal Rites)

04.  It's Time To Be A King

05.  Time Is A Healer

06.  Ace Of Hearts (guest: Klaus Dirks dei Mob Rules)

07.  Never Again (guest: Mario Percudani degli Hungryheart)

08.  Hell's Fire Wheels

09.  Sirens Voices

10.  The Avengers

 

Roberto “Jessie” Quassolo - vocals
Daniele Mandelli - guitars
Alessandro Battini - keyboards
Paolo Veluti - bass
Luca Capelli - drums

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione