Il Cerchio D’Oro

                                                                                                      Il Fuoco Sotto La Cenere

                                                                                                      Black Widow

                                                                                                      www.myspace.com/ilcerchiodoro

 

 

Quarto album in studio per la band ligure di progressive sinfonico “Il cerchio d’oro” formatasi nel lontano 1974 a Savona, scioltasi nel 1980 senza avere mai rilasciato nessun album ufficiale e riformatasi infine nel 2005. Pubblicarono all’epoca solamente un 45 giri nel 1977 quando ormai la musica progressive incominciava ad abbandonare i piatti dello stereo per lasciare posto al punk, alla new wave, alla disco music.

Il progetto si apre con “Il Fuoco Sotto La Cenere” una mini-suite di oltre nove minuti che parte rarefatta, con chitarra acustica e tastiere, atmosfera cupa e struggente, ma poi piano piano aumenta il ritmo e parte un assolo di chitarra elettrica lievemente distorta. Impianto musicale interessante e originale, il basso disegna una sottotraccia che contrappunta la chitarra, gradevole il dialogo tra le tastiere e la chitarra stessa. L’atmosfera cambia, si fa più gioiosa e solare. Ancora un cambio di ritmo, il brano rallenta, chitarra acustica e voce, che sfocia in un assolo di tastiere contrappuntate dalla chitarra elettrica. Parti vocali a più voci in stile New Trolls, siamo infatti nel pieno mood della scuola ligure.

Sebbene il brano si rifaccia innegabilmente al progressive italiano anni settanta, non risulta mai datato, anzi sfoggia una nuova modernità pur mostrando spesso legami verso il passato. Un’operazione riuscita, simile a quella dei Marillion quando rilanciarono il progressive negli anni ottanta dando origine appunto al movimento del neo-progressive. Ispirarsi infatti non vuol dire rifare, ma rielaborare in chiave attuale. Ottimo inizio dell’album. Segue la canzone “Thomas” che inizia con tastiere in assolo accompagnate dalla chitarra elettrica. Ancora una mini-suite di nove minuti e mezzo per continuare questo percorso insieme alla band.

Atmosfera agreste e bucolica, siamo probabilmente in Liguria d’estate, contrapposta a un testo impegnato. Strumenti molto ben amalgamati, tastiere sempre in primo piano ma mai invadenti, chitarra in path continui a riempire lo spazio, basso in background a dettare la linea ritmica, spesso linee musicali avvincenti. Meno incisiva della title track di apertura, ma di buon livello. “Per Sempre Qui” ha un inizio di tastiere in stile Orme anni settanta, album Collage del 1971 per intenderci, ma quasi subito cambia registro, rallenta, e su arpeggi di chitarra acustica arriva infine la voce.

Ritorna il path iniziale di tastiere che si inframmezza tra una strofa e l’altra della canzone. Brano dolce e struggente che ci regala un gradevole finale orecchiabile con chitarre acustiche e tastiere che lanciano un assolo di chitarra elettrica. “I Due Poli” parte con un breve assolo di basso, arrivano poi gli archi e infine tastiere e chitarra elettrica. Interessante il canto a doppia voce su due canali diversi dello stereo. L’impostazione vocale ricorda a tratti la cadenza delle tracce del mitico Museo Rosenbach del capolavoro Zarathustra, tra i dieci migliori album della storia del progressive italiano. Siamo, comunque, sempre nell’ambito della scuola ligure, chiaramente se ne sentono qua e là le decise influenze, magari anche non ricercate, ma che fanno parte della formazione e del background dei componenti del gruppo. Molto bella e originale anche la parte centrale del brano incentrata sulle tastiere. “Il Fuoco Nel Bicchiere” è una traccia lenta e struggente, che inizia col pianoforte e le tastiere a supporto della voce. Tratta del tema dell’alcolismo. Parte centrale sincopata che poi si lascia andare, come ad allungarsi in una sorta di rarefazione, che piano piano risale di intensità, per dare sfogo ad un assolo di tastiere contrappuntate dalla chitarra elettrica. Frammento musicalmente molto bello e raffinato dal punto di vista della scrittura armonica. Il brano termina riprendendo le cadenze inziali per sfumare lentamente nel finale.

“Il Rock E L’Inferno” è una canzone particolare, caratterizzata da una musica avvolgente, che crea una sorta di cadenza ciclica che torna su se stessa in un crescendo di strumenti che si amalgamano tra di loro. Cambio di ritmo, il brano diventa più rock, la chitarra elettrica si produce in un lungo assolo e le tastiere riempiono di note il background per poi arrivare in primo piano con un assolo di organo hammond in crescendo in puro stile Deep Purple anni settanta. Anche il finale convulso della canzone celebra le conclusioni dei brani più famosi del gruppo hard rock inglese tipo le versioni live di “Smoke on the water” e “Highway star”. Il disco si chiude a sorpresa con un gradito omaggio al grande Ivan Graziani con la cover di “Fuoco Sulla Collina” dal magnifico album “Agnese dolce Agnese” del 1979. Niente male la rilettura del brano, che non si discosta troppo dall’originale nelle parti cantate, ma viene arricchito con alcuni passaggi musicali rarefatti di basso e chitarre e da un lungo assolo finale di tastiere. I brani migliori del disco sono “Il Fuoco Sotto La Cenere” per il suo impianto musicale, la sua ecletticità senza spezzettature, la sua originalità e “I Due Poli” per la trovata della doppia traccia vocale in canali stereo separati e le parti musicali molto pregevoli delle diverse tastiere, sorrette ottimamente dalla chitarra, dal minuto 2.50 al minuto 5.00.

Tutte le altre canzoni dell’album sono comunque di buon livello, senza evidenti punti deboli. Siamo di fronte a un bel disco e a un progetto riuscito. Si respira aria fresca di vero progressive sinfonico, anche se mai spinto all’estremo in derivazioni epiche, drammatiche o fantasy. Molto consigliato agli amanti dei New Trolls e degli Yes, ma anche a chi si avvicina a questo tipo di musica da neofita. Le atmosfere sono leggere, piacevoli, facili da seguire senza forzature. Nessuno dei brani mostra debolezze, anche se quelli più brevi si avvicinano forse più a un mainstream pop-rock che alla musica progressive. Si sentono influenze principalmente da New Trolls, Orme, Yes, ma anche dai primi King Crimson, qualcosa di ELP, sfumature di Genesis (piccoli intermezzi a 12 corde di Nursery Crime), ma senza mai eccedere nell’emulazione e nell’imitazione. Da sentire in macchina mentre si guida sull’autostrada dei fiori da Genova a Savona, magari spingendosi fino a Imperia, col finestrino abbassato per respirare il profumo del rosmarino selvatico, della mimosa e dei fiori della riviera. Chiudere gli occhi e ripensare agli anni settanta. Da possedere nella propria collezione.

Pierluigi Daglio

 

01.  Il Fuoco Sotto La Cenere

02.  Thomas

03.  Per Sempre Qui

04.  I Due Poli

05.  Il Fuoco Nel Bicchiere

06.  Il Rock E L’Inferno

07.  Fuoco Sulla Collina

 

Piuccio Pradal – chitarra, voce

Giuseppe Terribile – basso, chitarra, voce

Paolo Siani – percussioni (traccia 6)

Gino Terribile – batteria, percussioni, voce

Massimo Spica – chitarra

Franco Piccolini – tastiere

Simone Piccolini – tastiere, voce

Giorgio Usai – organo, voce (traccia 6)

Pino Ballarini – voce (traccia 3)

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