DDROP

                                                                                                             DDROP

                                                                                                            (R)esisto

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Dal ferrarese arriva il debutto di una band che si vuole tenere fuori dagli schemi e dai dettami di un certo mercato commerciale che impera in Italia. Certo il volersi distaccare da tutto questo non è facile e bisogna riconoscere la buona dose di coraggio che i DDrop hanno messo in campo.Il disco che hanno pubblicato a Febbraio non ha un titolo e porta semplicemente il nome della band che, lasciandosi coinvolgere in prima persona, è come se dicesse: “noi siamo questo prendere o lasciare”. Già da qui si capisce che il gruppo fa sul serio e credetemi se dico che  non ce né per nessuno veramente.

Di primo acchito avevo rifiutato il disco ma poi sentendolo mi sono dovuto ricredere. Sia chiaro: io, per una mera questione di gusto personale, non amo il rap ed il punk (almeno quello commerciale tipo Finley o Bastard sons of dionisio etcetc). In questo caso siamo su altri livelli; anche perché, come nella maggior parte dei casi, per quanto riguarda il Rap, i “cantanti” si esibiscono con le basi mentre qui c’è un vero e proprio gruppo che suona. In questo caso mi vengono in mente i Roots che pur facendo hiphop sono un gruppo che suona strumenti in tutto e per tutto.

Per quello che riguarda il Rap, in quanto stile, azzardiamo un avvicinamento al growl perché tutti e due conducono una linea melodica (se di melodia si può parlare), uguale per tutte le canzoni senza mai cambiare colore e/o intonazione. Quindi capirete bene che per i non amanti del genere, a lungo andare, potrebbe risultare noioso ascoltarli. Invece nella dinamica di una canzone la melodia è importante perché permette di variare nell’interpretazione; di dare cioè qualcosa di non statico e quindi più facilmente ascoltabile che poi, a secondo del gusto personale, può anche non piacere ma avrà dato almeno una varietà di colori, suoni e sensazioni.

Passato questo aspetto tecnico diciamo che il disco musicalmente è molto aggressivo e malgrado il mio pensiero di pocanzi, riescono incredibilmente a variare nell’esecuzione delle canzoni dalle quali si evincono la varie influenze della band che vanno dai Suicidal Tendencies agli Anthrax con i Public Enemy o addirittura mi vengono in mente gli Aerosmith con i Run DMC con la mitica cover di Walk This way.Ecco una chiave migliore potrebbe essere quella di alternare il rap con delle vocal clean e quindi sarebbe, diciamo, più sopportabile da ascoltare. Per quanto riguarda le canzoni non tutto raccoglie la mia approvazione (ma qui si tratta di gusti personali), tuttavia ho potuto apprezzare le veemenza di “Wolf”: vero e proprio attacco coronarico.

Del singolo da cui è tratto il disco, ovvero Mors tua, si può apprezzare la difficoltà delle terzine. Qualcosa c’è da dire anche sulla produzione non proprio del tutto perfetta essendo il suono un po’ troppo compresso, cosa che non permette di godere appieno del suono di questo lavoro, in generale.

La cosa positiva però è che le voci si distinguono perfettamente in quanto si è preferito metterle in primo piano rispetto al resto.In conclusione possiamo dire che si tratta di un lavoro sincero e diretto che non tiene conto dell’aspetto commerciale del mercato. Anzi!!! Un consiglio … Quando inserirete il cd nel lettore reggetevi forte per non essere travolti  dalla potenza dei DDROP.

 

Stefano Bonelli   

 

01.  Intro

02.  Wolf

03.  Intimo Massacro

04.  R.E.D

05.  Dammi La Verità

06.  X-Files

07.  Mors Tua

08.  Disagio

09.  neWorld

10.  Carne Cruda

11.  Bornout

12.  New Violence)

 

 

Alen Accorsi “Misfitz” - vocals

Francesco Sambri - guitar)

Pietro Contenti - bass

Gabriele Bertolini – drums

 

 

 

 

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