MUFFX

                                                                                                L'Ora Di Tutti

                                                                                                IllSunRecords/SBAM Black Widow Records 

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Quarto album in studio per i salentini Muffx. Il disco è in realtà un vero e proprio concept album, composto da quattro lunghi brani, che costituiscono una lunga suite di circa quaranta minuti. Tratta delle vicende storiche relative all’invasione turca di Otranto nel 1480. Si apre con un pezzo strumentale intitolato “Un’Alba Come Tante”, una lunga cavalcata di circa undici minuti. Uccellini che cantano, percussioni in sottofondo a dettare il ritmo e basso in primo piano. Il ritmo si fa più incalzante, arrivano le tastiere, con un dolce tappeto musicale su cui si innesta la chitarra elettrica, lievemente distorta, in un assolo cadenzato. Molto buona la qualità della registrazione sonora, strumenti ben differenziati e mixaggio perfetto. Il brano prosegue con un assolo di tastiere, l’atmosfera si colloca tra il bucolico e il dark in una sorta di limbo musicale, a tratti rassicurante e a tratti inquietante.

Verso la metà, la canzone svisa verso sonorità più jazz con il basso a dettare un giro cadenzato in sottofondo, chitarra e testiere libere di muoversi nello spazio secondo la propria creatività. Un inizio abbastanza riuscito e anche impegnativo dal punto di vista musicale per questo ultimo album dei Muffx. Il secondo brano “Vengono Dal Mare” ha un’atmosfera più rarefatta e psichedelica, basso pulsante e fastidioso, sempre in primo piano, tastiere che salgono di intensità che sostengono pienamente la chitarra. Arriva la batteria a dettare un ritmo assillante che rinforza la musica avvolgente della canzone. Ritorna il basso a riprendersi la scena e subito dopo un assillante riff di tastiere. Cambio di linea melodica ma sempre sullo stesso ritmo di basso. Siamo in ambito psichedelico e space rock. Il brano è veramente bello e riuscito dal punto di vista musicale e immaginifico.

Potrebbe essere anche la colonna sonora di un lungo inseguimento. Nel finale l’ampio utilizzo dei sintetizzatori e delle tastiere ricrea una sorta di atmosfera sinfonica progressiva anni settanta. Senza dubbio il brano più riuscito del disco. Bravi Muffx. Segue “Ottocento” la canzone più lunga dell’intero progetto che si apre con una chitarra a dettare un riff sincopato. Rumori di fondo e distorsioni, psichedelia fine anni sessanta e inizio anni settanta, da swinging London per intenderci. Attenti con quelle asce mi raccomando. Basso pulsante, sintetizzatore da colonna sonora di film dell’orrore o di Zabriskie Point. La canzone si srotola molto ossessiva e fluida, l’assolo della chitarra tiene botta su base di basso sempre angosciosa e svisate di tastiere. Il brano è molto bello anche se forse un po’ troppo ispirato a “Careful with That Axe Eugene” dei Pink Floyd per i suoi due terzi. Uno dei miei pezzi preferiti della band britannica. Drastico cambio di rotta nel finale, intorno all’ottavo minuto, per andare a chiudere con tre minuti più veloci e ritmati che sfumano in maniera rarefatta e dissonante.

Il disco si chiude con “Bernabei, un brano più rock dei precedenti, dallo stile arabeggiante e caratterizzato da un ritmo in stile tarantella. La chitarra elettrica distorta segna la traccia con un riff insistente ben supportata da basso e batteria. Questa traccia è la più mediterranea dell’intero disco. Si sentono odori e sapori delle terre del sud in commistione, nella parte centrale, con svisate di tastiere a cavallo tra space rock e fusion. Niente male queste contaminazioni. Torna poi il riff di chitarra iniziale che, come un filo conduttore, ci conduce verso il finale della canzone. 

Un disco bello e interessante. Due canzoni riuscitissime “Vengono Dal Mare” e “Ottocento” entrambe in stile psichedelico. La prima molto originale e più moderna, la seconda che rievoca atmosfere di inizio anni settanta, molto ossessiva e rarefatta. Da ascoltare nei lunghi viaggi in macchina, mentre si attraversa di notte il deserto del Mojave o il Joshua Tree national park fino a vedere sorgere il sole mentre si arriva, sfiniti ma contenti, a Twentynine Palms, ma anche semplicemente lungo le curve assolate e tortuose del Salento mentre si viaggia verso oriente. 

 

Pierluigi Daglio

 

01. Un’Alba Come Tante

02. Vengono Dal Mare

03. Ottocento

04. Bernabei

 

Luigi Bruno - voice, guitar

Alberto Ria - drums

Mauro Tre - keyboards and synth

Ilario Suppressa - bass

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