Unleashed

                                                                                      Odalheim

                                                                                      Nuclear Blast

                                                                                      www.unleashed.se

 

 

 

 

Un disco ispirato dopo ventitre anni di carriera e senza nemmeno un cambiamento di stile, un ripensamento, una “tempesta del dubbio”? Ebbene sì, anche questo è possibile, ma solo nel mondo del Metal, intendiamoci!

 

Gli Unleashed ci fanno dono di questo “Odalheim” ad appena due anni dal precedente “As Yggdrasil Trembles” e, aggiungerei non senza un certo orgoglio per la parabola seguita dalla loro carriera, a ventun’anni dal primo “Where No Life Dwells”, riuscendo nella quasi impossibile impresa di farlo suonare dalla prima all’ultima nota con un’intensità, un ardore, un estro creativo che lasciano l’ascoltatore entusiasta per l’esito ed al tempo stesso ammirato da tanta longevità d’ispirazione, peraltro a fronte di una coerenza stilistica che rasenta la testardaggine. I nostri continuano infatti a suonare un Death Metal veloce, tecnico e dalle chiare connotazioni epiche con il fervore delle origini, temperandolo appena (qui soprattutto nella opener “Fimbulwinter”) con atmosfere Black, che si riverberano anche nel particolare timbro vocale del singer Hedlund, che sa alternare una sorta di scream ad un growl più profondo.

Solitamente sono un po’ sospettosa quando sento parlare di coerenza stilistica, perchè dietro questa definizione può celarsi un insidioso nemico dell’arte, la stanchezza creativa. Un pietoso eufemismo, insomma, al quale ricorre il clemente recensore.

Niente di tutto ciò, in questo caso. Siamo dinnanzi ad una creatura viva, vitale e dalla bellezza ancora intatta: può un corpo dalla struttura semplice, lineare (il consueto alternarsi di ritornello e strofa, con l’inserimento saltuario di assolo chitarristici dotati di grande equilibrio compositivo ed esecutivo e sempre ben contestualizzati), suggerire tali fascinazioni?

La risposta è lapalissiana: la batteria tecnica ma mai algida ed il basso con la sua costante, solida presenza consentono alle chitarre una prestazione esaltante, nei poderosi riff come nei calibrati assolo, come pure nei rari e brevi arpeggi acustici che emozionano per la sicura misura, l’eleganza, la forza evocativa. A completare il quadro, la voce di Hedlund, protagonista di una performance intensa ed ispirata.

Un perfetto equilibrio tra violenza e melodia, senza che mai si percepisca un eccesso dell’una o dell’altra.Che la devozione all’odalismo possa tutto ciò? Se così fosse, sono pronta alla conversione!

 

 

RosaVelata

 

 01. Fimbulwinter

02. Odalheim

03. White Christ

04. The Hour Of Defeat

05. Gathering The Battalions

06. Vinland

07. Rise Of The Maya Warriors

08. By Celtic And British Shores

09. The Soil Of Our Fathers

10. Germania

11. The Great Battle Of Odalheim

 

Johnny Hedlund - Bass, Vocals

Anders Schultz - Drums

Tomas Masgard - Guitar

Fredrik Folkare – Guitar

 

 

 

 

Johnny H

 

 

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