Magia Nera

                                                                                                           L’ultima danza di Ophelia

                                                                                                           Akarma Records/Black Widow Records

                                                                                                          www.blackwidow.it

 

 

 

Cantando come Fred Buscaglione, a mò di spettacolo di cabaret, si suona Rock, anche ben distorto. Riff antichi e una tastiera vintage molto eloquente. L’arrangiamento non cerca di limare i suoni ma li lascia esprimere per potenziare la vera essenza degli strumenti. Il cantato è in italiano e mantiene anche una tipologia metrica tipica dell’Italia, senza cercare di inglesizzare i suoni delle frasi; a volte funziona ugualmente, altre volte meno, senza però mai perdere il contatto col pezzo, in un feeling con cadenze teatrali. 

“OPHELIA” è semplice ma efficace, con un bell’assolo di tastiera; pura essenza rock. Più Prog la sostanza di quasi sette minuti de “IL PASSO DEL LUPO”, tra momenti più tonici e quelli più morbidi, dove nella parte soft, vicina alle cose della PFM, la voce si ammorbidisce allontanandosi dal cantato stile rivista; qui l’assolo è di chitarra e suona come tuffandosi sull’ascoltatore. Il lato più classicamente rock-blues emerge spesso e la “La strega del Lago” ne è uno degli esempi più vividi. Essa è una song che pecca dal lato della linea melodica ma che prende forza da quello solista e strutturale.

Quello che diventa sforzo concettuale è la Suite divisa in varie tracce. Tale composizione inizia con un senso folk leggero dove si recita invece di cantare. Trae però in inganno, poiché non c’è fusione con il movimento successivo che invece è ancor più rock-blues della già citata “La Strega del Lago”, e questo secondo movimento ha il suo intrigante significato nella fedeltà al puro spirito rock. Andando avanti ci si indurisce di più con il riff-rama della traccia sette, che si dirige verso una espressività alla Pino Scotto, di buona fattura, che però possiede un cantato troppo semplicistico.

La traccia otto vira completamente, tracciando una sofisticata visione sonora del tutto avulsa dal contesto ma forse la più pregnante dell’intero l’album con una anima tutta propria. La parte finale della “Suite” è la traccia più lunga della stessa, una strumentale luminosa e cadenzata, che respira con vigore fino alla voce registrata all’incontrario del finale, finale contornato di campane ed una atmosfera cupa. A sottolineare in maniera definitiva il retroterra culturale della band ci pensa la cover intrigante degli Uriah Heep, la mai doma “Gypsy”, come a dire che dentro questa opera stanno messi dei rocker veri. 

C’è un fascino molto umano, lontano dai suoni computerizzati, che diventa autonomia estetica, personale e di sicuro effetto. L’ugola di Farro non possiede alcun tipo di virtuosismo, pure ci sta benissimo dentro queste piccole storie in musica. E’ un rock relativamente duro che si fa carne, che però apre anche porte diverse pur senza attraversarle del tutto. Ma attenzione a portare la valutazione di questo disco solo ad un livello estetico, comunque di valore, perché va ricordato che questo lavoro origina dalla lontana era degli anni settanta di inzio decade. I Magia Nera sono un gruppo di vecchia data, provenienti da LaSpezia, mai giunti all’esordio discografico e qui hanno vissuto la loro rivincita, pubblicando le song composte allora.

Pensare a questi pezzi sotto l’ottica della rinascita aumenta il valore delle composizioni perché perdono tutto il senso di derivativo che altrimenti possederebbero, oltre al fatto che permane la capacità di questa loro musica di suscitare emozioni ancora oggi. Quindi non avrebbe senso usare alcuni termini che ho usato come vintage o  fare paragoni come quello che ho fatto citando Scotto (nel qual caso sarebbe quest’ultimo a imitare i Magia Nera). Ma queste considerazioni e accostamenti hanno il loro fondamento nella storia, per collocarli in un momento storico che sembra ritrovare, grazie a gruppi e situazioni come questa, le radici che talvolta nella musica e anche nel rock duro, sembrano perdersi.  I Magia Nera sono emblema di cosa sia l’arte, una ricerca espressiva dinamica, che rende vivo anche il passato facendolo diventare presente reale. L’arte ha questo potere, di esercitare viaggi nel tempo, attualizzando le radici e aumentando il potenziale relazionale, come è riuscita a fare questa uscita discografica. 

Roberto Sky Latini

 

01.Ophelia

02.Il passo del lupo

03.La strega del lago

04.La tredicesima luna

05.Suite: Dieci movimenti in cinque tracce

Traccia uno: Movimento uno

– Traccia due: Movimenti due, tre, quattro

– Traccia tre: Movimenti cinque, sei

– Traccia quattro: Movimenti sette, otto

– Traccia cinque: Movimenti nove, dieci

06.Gypsy (Huriah Heep) bonus track

 

Emilio Farro -vocals

Bruno Cencetti - guitar

Andrea Foce - keyboards

LelloAccardo -bass

Pino Fontana -drums

 

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