Blue Dawn

                                                                                                         Edge of Chaos

                                                                                                         Black Widow Records 

                                                                                                         www.facebook.com/BlueDawnItaly

 

 

I genovesi non sono tirchi, lo dimostra questo terzo full-lenght dei liguri Blue Dawn che non è avaro di emozioni, anzi cerca di proporsi con variegate suggestioni pur conservando una compattezza formale. Sono passati sette anni dall’esordio e nonostante l’apparente sonorità artigianale, c’è stata una evoluzione verso un contenuto che emerge maturo ed ispirato. L’intro rarefatto “The Presence”  induce chiaramente a pensare a qualcosa di piuttosto atmosferico. In effetti lo spirito è magico dentro un riffare sporco e crudo che trasporta ad una visione scura.

Questa oscurità s’innesta in radici molto italiane, legate al doom e alle onde dark che provengono da Death SS e compagni (del resto c’è tra gli ospiti Delirio dei Death SS, segno di qualche affinità culturale). Due voci, maschile e femminile, voci pulite, alquanto poco tecniche; proprio per questo sono affascinanti e pregne di senso. Anche gli assoli sono allo stesso livello, quasi amatoriali. Però dentro c’è una capacità di essere personali e intriganti. La traccia “SEX (UNDER A SHELL)” è infatti prepotentemente efficace; tra tutti i pezzi vive del più classico riff, ma appare il sassofono ad ampliare la prospettiva. Il sax non è un elemento casuale, infatti si ripresenta nella interessante ballata gotica “DANCING ON THE EDGE OF CHAOS” con sapiente consapevolezza, mentre sono le dissonanze vocali qui a non esser ben limate, apparendo esse più sfumate stecche invece che effetti voluti; è davvero bella, linea melodica compresa, ma eseguita meglio avrebbe fatto più effetto.

Legata alle sonorità anni ’60 la traccia “THE PERFECT ME”, che essendo temporalmente lunga (6’33”) però passa a diverse modalità espressive, entrando poi appieno in quella che è la durezza anni settanta. Molto ficcante il tenace assolo di BLACK TREES”, pezzo che insieme a “SEX”, appare come il brano migliore. In “Unwa” la trama è arrangiata come se si volteggiasse nel buio, con algida incombenza data da basso e tastiere, segno della raffinatezza di questi musicisti; questo episodio abbandona il metal per farsi più rock e cantautorale. La loro vera anima forse si può estrapolare da due pezzi molto particolari. Uno è la strumentale “Serpent’s Tongue” che nel suo incedere ossessivo si permette di liberare assoli prog quasi maniacalmente esuberanti. L’altro è “Baal’s Demise”, in cui il basso ricorda l’underground degli anni ‘ottanta, dove il sax interviene per arricchire il pathos presente, accompagnato inoltre da vocalizzi e poi da una chitarra irritata che, prima l’una e poi l’altra, salgono a tonificare l’insieme mentre il sassofono non smette mai di fluire come se non interagisse ma andasse per la sua tranquilla strada; il tutto appare davvero progressive ma anche jazz. L’unico momento che sembra superfluo è “Burst of Life”, il quale offre uno spiraglio di luce soft dentro l’alveo tenebroso dell’album, senza purtroppo riuscire a rendersi irresistibile né nella parte hard né in quella morbida.

La voce maschile possiede un timbro caldo alla New Wave di primi anni ’80; quella femminile è cruda nella sua parziale asetticità rendendo più straniante il sound già di per se eclettico. Talvolta lei fa venire in mente Christina Moser dei Krisma, sono sprazzi funzionali che rimandano (inconsapevolmente?) anche a quei periodi. Qua e là entrambe inciampano tecnicamente ma il tessuto globale regge abbastanza bene. Il basso, risulta sempre figura centrale dell’apparato sonoro messo in campo, il tappeto a volte morboso, a volte galleggiante, è reso con netta maestria. I suoni in alcuni casi grumosi di batteria e chitarra diventano segno distintivo del combo, il quale gioca bene con tutte le proprie ombre, infilandovi anche aperture ariose, subito richiuse, ma che offrono respiro. Per quanto riguarda il sassofono, diventa valore aggiunto, e difficile dire se ce ne sarebbe voluto di più, a volte lo si desidera, di certo la sua presenza è riuscita appieno. Molto ben pensata la copertina, ancora importante per chi ama il metal. Un album, nonostante i difetti, che possiede un tasso artistico ispirato.

Roberto Sky Latini

 

01.  The Presence

02.  Sex (Under A Shell)

03.  The Perfect Me

04.  Serpent’s Tongue

05.  Dancing On The Edge Of Chaos

06.  Wandering Mist

07.  Black Trees

08.  Burst Of Life

09.  Sorrows Of The Moon

10.  Baal’s Demise

11.  Unwa 

Monica Santo – voce

Enrico Lanciaprima –vocals / bass

Andrea ‘Marty’ Martino – guitar

Andrea Di Martino – percussions

James Maximilian Jason – keyboards / synth, vocals on “Sorrows Of The Moon”

Caesar Remain – guitar on  2,3,4,5,7,8,11

Roberto Nunzio Trabona – sax

Marcella Di Marco – chorus in “Sex (Under A Shell)”, vocals on “Baal’sDemise”

 

Special guests:

Freddy Delirio – keyboards, synth on “The Presence”

Matteo Ricci – guitar on “Baal’s Demise”

 

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